Churchroad

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Tabù or not tabù

Tra i lungometraggi in concorso al Fish & Chips Film Festival di quest’anno e tra l’altro vicitore di una Menzione Speciale “per l’onestà con cui il regista si mette in gioco realizzando un ritratto in soggettiva di un mondo sotterraneo dove si incontrano desideri e corpi” troviamo Churchroad, documentario che esplora il mondo underground e proibito dei locali gay di Amsterdam, e più specificamente il Club Church, al quale il giovane regista olandese è stato introdotto da un suo ex fidanzato. Un viaggio iniziatico verso l’approfondimento dell’identità di genere e una riflessione onesta e non così scontata sulla sessualità vissuta in modo aperto ed estremo.
Robin Vogel è un ragazzo gay che ha deciso di documentare in modo schietto e senza peli sulla lingua la sua storia personale alla scoperta di se stesso e dei propri limiti grazie all’avvicinamento ad un mondo proibito e misconosciuto, e cioè quello del famoso Club Church, in cui il sesso viene praticato in modo “casual” e promiscuo, nella più assoluta libertà.
Il giovane regista intervista a più riprese diversi personaggi orbitanti attorno al locale, i proprietari, frequentatori occasionali e assidui, ragazzi che ci sono capitati per caso e che proprio lì hanno trovato un rifugio sicuro attraverso un lavoro come performer, ma anche sociologi e studiosi del fenomeno come valvola di sfogo nei confronti di una società olandese che all’apparenza sì accetta i diversi, ma solo se si conformano a certe regole non scritte. Non essere troppo appariscente, non essere troppo femminile, non farsi notare eccessivamente.
La telecamera di Robin Vogel entra nel Club Church e scruta al suo interno un mondo popolato dai personaggi più disparati, dalle variopinte drag queens ai ragazzi gay vestiti solo di attillatissimi shorts, fino alle coppie che si scambiano effusioni esplicite al bancone del bar o in pista, non disdegnando di mostrare anche i dettagli più inequivocabili. Non mancano anche le private rooms dove ci dedica a pratiche sessuali più estreme, come BDSM e bondage di vario genere. Un mondo dove chiunque può essere se stesso, senza timore di essere giudicato. Ma anche un mondo che può travolgere e provocare dipendenza.
Al contempo Robin Vogel, attraverso i suoi racconti e ad interviste al suo attuale compagno e ad ex fidanzati, tratteggia anche la propria esperienza personale, con candore ed onestà, partendo dal bellissimo rapporto di amicizia che lo legava allo zio, anch’egli omosessuale, ma che non aveva mai potuto godere delle libertà, seppure ancora limitate, delle nuove generazioni. Un ritratto sincero, disincantato, toccante e intimo senza pudori o preconcetti.

Ilaria Dall’Ara

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