xXx – Il ritorno di Xander Cage

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Back in action

A scanso di equivoci, chiariamo subito a coloro che non sanno minimamente di che cosa si tratta, che la pellicola della quale ci apprestiamo a parlare non ha nulla a che fare con  il genere hard. Qui gli ingredienti sono ben altri, ossia l’azione e lo spionaggio che, mescolati senza soluzione di continuità, hanno dato vita a una saga spy-action a stelle e strisce dal forte tasso testosteronico e adrenalinico. Quello diretto da D. J. Caruso è, infatti, il terzo capitolo della serie xXx, inaugurata nel 2002 da  Rob Cohen e e proseguita nel 2005 da Lee Tamahori con xXx 2: The Next Level.
Come dichiara apertamente il titolo del film, vale a dire xXx – Il ritorno di Xander Cage, Vin Diesel è tornato a vestire per la seconda volta i panni del celebre amante degli sport estremi prestato all’NSA. Tutti avevamo creduto alla sua morte in missione e la sostituzione in xXx 2 con il Darius Stone interpretato da Ice Cube, un ex soldato decorato dei reparti speciali, rinchiuso in una prigione militare per aver disobbedito ad un superiore, non aveva fatto altro che confermare il decesso. Del resto, un’ulteriore conferma era arrivata dalla versione “Director’s Cut” di xXx (distribuita in home video), nella quale è presente la scena tagliata della presunta morte di Xander Cage ad opera del commando militare rinnegato. Insomma, il tutto aveva fatto pensare che per Diesel la saga nata dalla penna di Rich Wilkes rappresentasse oramai un capitolo chiuso, ma a quanto pare ci sbagliavamo. Questo nuovo sequel, che arriva nelle sale nostrane il 19 gennaio a dodici anni di distanza dal precedente, ne è la conferma. Ora non conosciamo i dettagli e i veri motivi dell’allora divorzio, anche se è facilmente ipotizzabile che si sia trattato di questioni di natura contrattuale e non di divergenze artistiche, ma l’attore statunitense sembra proprio essere tornato sui suoi passi. Del resto, non è la prima né l’ultima volta che al cinema si assiste a una risurrezione di questo tipo, con i produttori e gli sceneggiatori a stelle e strisce che quando si tratta di far risorgere dalle ceneri il personaggio di turno ne sanno davvero una più del diavolo. Nel caso di Xander Cage niente di più facile, perché era semplicemente scomparso dalla circolazione, un po’ come era successo al collega Jason Bourne ai tempi di The Bourne Legacy, per riapparire come se niente fosse da qualche parte in Brasile prima e a Santo Domingo poi, impegnato in spericolate discese tra le foreste e sull’asfalto a bordo di sci e dello skateboard.
Lo avevamo lasciato in quel di Praga alle prese con la temuta organizzazione “Anarchia ’99”, formata da un gruppo di ex soldati sovietici ora votati al terrorismo  dopo aver disertato dall’esercito a causa della vita che erano stati costretti a fare. La missione era infiltrarsi, guadagnandosi la fiducia dei vertici, in modo da distruggere l’arma che avevano progettato e con cui avevano intenzione di colpire le maggiori città europee. A distanza di quindici anni, ingannata la morte e ritornato in azione dopo l’anonimato che si era imposto, ritroviamo l’ex atleta diventato agente governativo fare i conti con il mortale guerriero Xiang e la sua gang. Lo scopo è recuperare un’arma conosciuta come il vaso di Pandora, in grado di controllare e trasformare i satelliti in testate nucleari. Per portare a termine questa nuova missione, recluta anche nuovi aiutanti ma alla fine Xander si ritrova invischiato in un complotto mortale che potrebbe interessare anche persone molto potenti che stanno al Governo.
Insomma, come avrete avuto modo di intuire dalle poche righe della sinossi, anche xXx – Il ritorno di Xander Cage non si basa di certo sull’originalità del plot, tantomeno su una scrittura di più alto spessore e valore drammaturgico, come ad esempio quella messa a disposizione della saga dedicata a Jason Bourne. Qui la siccità regna sovrana, ma non per una questione di incapacità o di pigrizia intellettuale di colui che firma lo script, bensì per un disegno e una volontà ben precisi. Non si deve scambiare la pochezza narrativa e drammaturgica di questo episodio, alla pari dei precedenti, come la manifestazione di una sciatteria a buon mercato, perché le intenzioni sono ben altre. Ciò non serve, però, a giustificarne la quasi completa assenza. La pellicola di D. J. Caruso è, infatti, un prodotto che non ha e non ha mai avuto pretese autoriali, se non quelle di intrattenere il pubblico pagante con un mix di azione, avventura e una dose di humour. L’onestà di dichiaralo apertamente, quantomeno gli va riconosciuto. Di fatto, le trame mistery e spionistiche presenti nello script sono fragili e si sciolgono come neve al sole, utili semmai a creare una qualche flebile base sulla quale spalmare una bozza di trama. In tal senso, scomodare i temi attualissimi del cyber-spionaggio e del terrorismo servono per rimanere sul pezzo, nulla di più.
E’ chiaro a questo punto che la timeline di xXx – Il ritorno di Xander Cage diventa terreno fertile per piantare scene dinamiche, alcune delle quali di buona fattura. La confezione è altalenante, ma quando si tratta di portare sullo schermo incidenti spettacolari e fughe rocambolesche, come nel caso dell’inseguimento tra le strade di Detroit o l’epilogo balistico a bordo dell’aereo militare e nel magazzino, lo show è garantito, giustificando in parte il prezzo del biglietto. Ciò che non possiamo davvero perdonare è il cattivo utilizzo che se ne fa di formidabili esponenti del cinema di arti marziali made in Asia come Donnie Yen e Tony Jaa, rispettivamente nei panni di Xiang e Talon, dei quali Caruso sfrutta solo in minima parte la bravura e la velocità di esecuzione. In poche parole, è come avere due Ferrari parcheggiate in garage e non saperle guidare.
Ovviamente trovare qualcosa di realistico e fisicamente possibile, o meglio a portata di un essere umano comune, tra le varie sequenze d’azione è impresa ardua. Per cui, vi consigliamo di andare a vedere il film spegnendo il cervello e con il solo desiderio di passare un paio di orette circa in allegria.

Francesco Del Grosso

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