Quando suona (gentilmente) il telefono
Inutile negarlo: tutti i possessori di smartphone sono, al giorno d’oggi, potenziali bersagli. Di telefonate spam se va bene. Oppure di tentativi di truffa, se le cose si mettono male. Alla povera Violet, protagonista di questo Drop – Accetta o Rifiuta, va decisamente peggio. Vittima di violenza domestica, accusata di aver ucciso il marito in un estremo tentativo di difesa, in più con un figlio piccolo a cui badare. Finalmente combina, via internet, un incontro con un uomo affascinante nonché assolutamente integerrimo e cosa accade? Appena arrivata al ristorante di lusso luogo del fatidico incontro in quel di Chicago, inizia ad essere tempestata di messaggi minatori che la spingono ad avvelenare il proprio partner occasionale previa minaccia di far del male a sorella e figlio, rimasti a casa per consentirle di avere il suo agognato appuntamento. Appurato che uno degli aguzzini sia nel medesimo locale, parte una serata folle in cui potrà accadere davvero di tutto e di più.
Christopher Landon, in cabina di regia, non si smentisce affatto. Anche Drop risulta un misto di ironia e purissimo thriller. A parti però invertite, con la seconda componente a prevalere sulla prima. Mentre in opere come la mini-saga di Auguri per la tua morte e Freaky il mix era perfettamente equilibrato. In Drop assistiamo ad una sorta di saggio sulla creazione della tensione, un “gioco” alla Hitchcock ben costruito ma privo di qualsiasi altro grado di lettura. Sarà forse a causa di una sceneggiatura abbastanza prevedibile – firmata in coppia da Jillian Jacobs e Chris Roach, nel curriculum rigorosamente Blumhouse i pessimi Obbligo o Verità (2018) e Fantasy Island (2020) – che ricorda moltissimo, da un punto di vista narrativo, pellicole d’antan quali il venerando Minuti contati di John Badham (1995) con Johnny Depp ma finisce con il planare in zona Scream con il villain a messaggiare senza sosta la povera Violet. Curiosamente Landon avrebbe dovuto dirigere il settimo capitolo della popolarissima saga, poi passato nelle mani di Kevin Williamson. E chissà che Drop non rappresenti, in un certo qual modo, la sua vendetta nei confronti della produzione mancata per svariate ragioni.
Comunque, esaminato esclusivamente dal punto di vista dell’intrattenimento, Drop assolve piuttosto bene il proprio compito, tanto da far dimenticare incongruenze abbastanza palesi. Che non sveleremo, dato che si condensano in un epilogo fuori di testa ma proprio per questo divertente. Peccato che, confinata la sottotrama della violenza in ambito famigliare a scarni flashback, da Drop emerga più che altro il mestiere di Christopher Landon e non il suo inconfondibile tocco di saper sorridere anche su materiale tipicamente di genere come il famigerato slasher. Nulla di male per carità; però, vista la simpatia che nutriamo per lui (anche a causa dell’illustre imprinting paterno) ci saremmo aspettati qualcosina di meglio. Pazienza, lo attendiamo con fiducia le prossime prove.
Daniele De Angelis









