(Bi)polare
Tra Sébastien Betbeder e la Groenlandia deve essere scoccato un autentico colpo di fulmine se nel giro di dieci anni ha deciso di girare ben due film in quelle terre, che sappiamo non essere proprio il massimo logisticamente parlando per delle riprese. Lì, dove nel 2016 aveva già diretto Le Voyage au Groenland, il regista di Pau è tornato per ambientare parte della suo quinto lungometraggio dal titolo L’incroyable femme des neiges (The Incredible Snow Woman), presentato alla 74esima edizione del Trento Film Festival dopo le precedenti apparizioni nel 2025 nella sezione Panorama della Berlinale e nel fuori concorso del Torino Film Festival.
Ed è nel corso della kermesse trentina che abbiamo avuto modo di vedere e apprezzare la nuova pellicola di uno tra i più irregolari e inafferrabili cineasti francesi contemporanei, autore di un’opera decisamente controcorrente, che in un colpo solo riesce a mettere in discussione alcuni granitici pilastri. Da una parte mette in scacco la visione supereroistica e stereotipata dell’esploratore, prendendosene gioco con sottigliezza e leggerezza. Quanto basta per restituire sullo schermo una figura quantomeno diversa rispetto a quella temeraria e invincibile scolpita a caratteri cubitali nell’immaginario. Dall’altra c’è il fatto che di fronte alla questione della sopravvivenza e alla nozione di avventura ed esplorazione, di solito e di riflesso ad appannaggio maschile, ci si trovi un personaggio femminile, cosa che statisticamente è piuttosto rara da vedere nel cinema o nella letteratura.
Ecco allora che L’incroyable femme des neiges porta sullo schermo un identikit e dei caratteri che scardinano i suddetti cliché, mostrandoci un’avventuriera fuori dal comune di nome Coline Morel, una moderna Calamity Jane dei ghiacci, libera e coraggiosa, ma anche goffa e fragile, incapace di manifestare i suoi veri sentimenti. Una combinazione, questa, che restituisce una visione differente e a suo modo unica rispetto a quella alla quale siamo abituati. Dopo anni passati tra spedizioni artiche e orsi polari, Coline ritorna all’improvviso nel suo villaggio natale nelle montagne del Giura, dove ritrova i fratelli Basile e Lolo. In pochi giorni la sua vita va in pezzi: viene licenziata, lasciata dal compagno e travolta da un inaspettato incontro con il suo primo amore, Christophe. Incapace di confessare il vero motivo del ritorno, Coline si abbandona al caos e alla follia nel corso di una notte in cui trascina con sé l’intero paese. Poi, lentamente, si chiude nel silenzio e dopo un’escursione con i fratelli scompare senza lasciare traccia sulle orme di un antico proverbio Inuit: «Se hai paura, cambia strada», portando con sé il suo segreto nelle distese innevate della Groenlandia.
Di quale segreto si tratti ovviamente lo lasciamo alla fruizione, ma una cosa è certa: è impossibile non affezionarsi almeno un po’ alla protagonista, a maggior ragione se a vestire i suoi panni troviamo una splendida Blanche Gardin, che offre tutto l’umorismo, l’intensità emotiva e la complessità dei quali un personaggio e una storia come queste necessitano per fare breccia nel cuore dello spettatore. La sua performance, che trova delle spalle altrettanto valide ed efficaci in Philippe Katerine e Bastien Bouillon che interpretano i due fratelli, è la ciliegina sulla torta di una dramedy imprevedibile, tenera, sfrontata, dolce amara e dai toni nostalgici, che ci porta fino in capo al mondo per raccontare il viaggio più importante di una vita.
>L’incroyable femme des neiges è una tragicommedia che affronta tematiche profonde lavorando sulle sfumature di colore e di registro, infilandosi agilmente negli interstizi che separano il comico dal drammatico. Lo fa all’insegna del rispetto e dell’intelligenza, con un film luminoso che rende l’umorismo una necessità assoluta per accettare il viaggio di Coline e per approcciarsi ad argomenti seri e sensibili come quelli del quale trattati. Questo stare sul filo rende la pellicola di Betbeder una piacevole sorpresa.
Francesco Del Grosso









