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La sposa!

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VOTO: 5

Bonnie & Clyde in versione Freaks

L’attrice nonché sceneggiatrice e regista Maggie Gyllenhaal è tornata dietro alla macchina da presa, dopo aver diretto il film La figlia oscura, per girare La sposa!, una rivisitazione di The Bride of Frankenstein di James Whale del 1935, a sua volta adattamento dal romanzo di Mary Shelley.
Il lungometraggio fin dalle prime battute appare confuso, assorto in un monologo iniziale in bianco e nero con la voce di una Mary Shelley proveniente da un’altra dimensione, incarnata da Jessie Buckley, candidata all’Oscar come migliore attrice protagonista per il film Hamnet – Nel nome del figlio, che si fa letteralmente in tre.
Il personaggio della scrittrice è nell’oltretomba e batte un colpo, connettendosi con l’anima di Ida, una prostituta interpretata sempre dalla già citata Jessie Buckley, che ritornerà anche nelle vesti della sposa di Frankenstein.
Omaggio che rievoca appieno James Whale, è proprio la sequenza che apre il film in cui la stessa attrice incarna sia la parte della sposa che della scrittrice Mary Shelley, che all’epoca aveva le fattezze di Elsa Lanchester.
In poche righe si riassume una trama sconnessa, attraversata da scene di ballo che strizzano l’occhio alle coreografie di Baz Luhrmann, ma in una versione depotenziata ed effimera.
Un vero peccato che il prologo sia così nebuloso, poiché si rischia di perdere l’attenzione sul fatto che Mary Shelley desidera possedere di nuovo un corpo, per dar vita ad un nuovo romanzo, com’era avvenuto anche per La moglie di Frankenstein. Vuole ritornare per dar luogo ad una sceneggiatura moderna, emanando allegoricamente la sua influenza creativa anche nella mente e nello spirito di Maggie Gyllenhaal. Nel film i mostri sono tra noi, e si aggirano per le strade di una Chicago che sembra scaturita da un universo distopico.
La creatura del Dottor Frankenstein, dilaniata dalla solitudine, e portata in scena da Christian Bale, cercherà aiuto nel dottor Euphronius, cui presta il volto Annette Bening, affinché crei per lui una compagna.
Interessante come il film mescoli tanti generi, siamo di fronte a vere possessioni, e ai mostri, che in modo allegorico ci riportano a Freaks di Tod Browning, che capovolgeva il concetto di mostruosità illustrando come la vera malvagità risieda nell’ipocrisia e nella bieca avidità delle cosiddette persone “normali”. Mentre le figure di Ida e Frankenstein, che lei con un vezzeggiativo chiama Frankie, rivendicano dignità e umanità nel diritto di convivere in mezzo a noi. Per farlo però sono costretti a diventare una coppia di fuorilegge, che dissemineranno cadaveri lungo la strada, in alcune scene splatter che si dividono in teste fracassate, e una lingua strappata a morsi. La loro leggenda affianca quella di Bonnie & Clyde, alimentata e acuita da uno stile puramente gangsteristico, soprattutto quando si metteranno sulle loro tracce il detective Jake Wiles e la sua partner Myrna Mallow, alias Peter Sarsgaard e Penelope Cruz. Da qui ad emergere saranno le figure femminili, mentre i rispettivi partner rappresentano la controparte fragile delle due coppie, in quella che in La sposa! assume i connotati di una presa di coscienza femminile, che tracima in una rivoluzione femminista in versione “freak”, in cui le donne attratte dallo spirito indomito e ribelle di Ida iniziano a truccarsi come lei e a seminare il panico, contro un universo maschile simbolo del patriarcato.
Seppur il lungometraggio di Maggie Gyllenhaal sia interessante nelle ambizioni, risulta sfilacciato, con trame e sottotrame che si aprono e chiudono in maniera quasi schizofrenica, non dando allo spettatore modo di seguire al meglio un filo conduttore che appare sempre più confuso durante la fruizione del film. Anche il personaggio di Ronnie Reed incarnato da Jake Gyllenhaal, fratello della regista, appare piuttosto piatto, pur rappresentando il simbolo dell’età d’oro del cinema degli anni ’20 e ’30. Egli si rifà un po’ ai sex symbol dell’epoca, seppur sui generis, poiché anche lui è portatore di una deformità poco accennata, ma nella star si rivede Frankie, che insieme alla sua compagna lo seguirà fino a New York.
Il rapporto tra fan e divi è poco approfondito e fa parte di quelle tematiche aperte e chiuse troppo in fretta, tra un omaggio e l’altro, compreso quello eclatante durante la proiezione in 3D, in un drive in, del capolavoro di Victor Halperin L’isola degli zombies con Bela Lugosi.
Al netto di un’impalcatura scenografica molto curata e ammaliante, La sposa! di Maggie Gyllenhaal si affianca per suggestioni a Povere creature! di Yorgos Lanthymos e al Frankenstein di Guillermo Del Toro, ma con la sensazione che la regista abbia perso il controllo su trama e personaggi, soffrendo a quanto sembra del disorientamento di Ida dopo il risveglio dalla morte. Se tale trovata fosse stata trattata in maniera più autoriale, e meno casuale di quel che sembra, avrebbe donato quel quid pluris all’intera visione. Menzione d’onore invece alle prove attoriali di Christian Bale, nelle vesti ma soprattutto nelle cicatrici della creatura del dottor Frankenstein, ed Annette Bening per la peculiare quanto geniale interpretazione del dottor Euphronius. La scarsa fruibilità di trame e sottotrame, invece, disorienta lo spettatore di fronte ad un film tanto ambizioso quanto poco riuscito.

Fabrizio Battisti

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