La vendetta di un uomo tranquillo

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

A spasso con il giustiziere

Vincitore del premio per la migliore attrice nella sezione Orizzonti della 73esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia e di quattro Goya, tra cui quello per il miglior film, il miglior regista esordiente e la migliore sceneggiatura originale. Con questo ricco bottino di riconoscimenti raccolto dentro e fuori dai confini nazionali, che conferma una volta di più il momento di grazia che il cinema di genere made in Spagna sta attraversando nelle ultime stagioni (vedi ad esempio la spy story El hombre de las mil caras e il thriller La Isla Minima di Alberto Rodríguez, l’action carcerario Cella 211 di Daniel Monzón, l’horror El bar di Álex de la Iglesia, l’action-thriller El desconocido di Dani de la Torre, il crime Contratiempo di Oriol Paulo, il thriller Que Dios nos perdone di Rodrigo Sorogoyen e la dramedy Negociador di Borja Cobeaga), arriva nelle sale nostrane con BIM Distribuzione dal 30 marzo La vendetta di un uomo tranquillo di Raúl Arévalo.
I premi ottenuti non solo certificano la qualità del progetto, ma come avrete modo di  vedere rispecchiano in pieno anche gli effettivi valori messi in campo dall’opera prima del cineasta e attore madrileno. Ed è proprio nella sua città natale che Arévalo ambienta parte della storia scritta a quattro mani con David Pulido. Siamo, infatti, nella Madrid, nell’agosto 2007. Curro è l’unico di una banda di quattro criminali a essere arrestato per una rapina in gioielleria. Otto anni più tardi, la fidanzata Ana e il figlio sono in attesa che esca di prigione. José è un uomo chiuso e solitario. Una mattina si reca nel bar gestito da Ana e dal fratello e da quel giorno la sua vita si intreccia con quella degli altri frequentatori abituali che lo accolgono come uno di loro. In particolar modo è Ana a vedere nel nuovo arrivato una speranza per il futuro. Scontata la pena, Curro viene rilasciato e torna a casa convinto di iniziare una nuova vita. Trova però una donna confusa e insicura e un uomo che, distruggendo le sue aspettative, cambierà tutti i suoi piani.
La lettura della sinossi è sufficiente a farci capire sin da subito con quale tipo di intreccio di vite e di trama ci troveremo a fare i conti nell’arco dei novanta minuti circa di visione. Il risultato è un thriller che ha poche ma buone carte da calare sul tavolo e con quelle affronta la partita con la platea.  Tra queste c’è un colpo di scena ben assestato nel finale che ribalta quelle poche certezze che lo spettatore di turno si era riuscito a creare con lo scorrere dei fotogrammi. Quello firmato da Arévalo è, dunque, un thriller che punta solo in parte sul fattore mistery, poiché la maggioranza delle incognite, eccetto quelle principali che tengono sospeso il plot e il coup de théâtre dell’epilogo, sono destinate a trovare presto una risposta. Semmai è la tensione crescente, l’accumulo e la sua esplosione sullo schermo quando prende il via la spedizione punitiva, l’arma con la quale il cineasta spagnolo tiene lo spettatore incollato alla poltrona, nonostante  la presenza nei primi trenta minuti della timeline di qualche giro a vuoto e digressione di troppo che ritarda il decollo del film. Di conseguenza accostare, come è stato più volte fatto, La vendetta di un uomo tranquillo a un film dalla trama intricata come Il segreto dei suoi occhi non è proprio corretto. La pluri-premiata pellicola argentina di Juan José Campanella ha di fatto un DNA giallo più accentuato, mentre quella del collega iberico mescola all’elemento thriller una dose di crime, azione e dramma. Ciò consente a quest’ultima di cambiare pelle in continuazione e di non iscrivere l’opera in un genere predefinito e certo. In tal senso, lo script gioca proprio su una mutazione camaleontica della drammaturgia.
Per il resto, la carriera davanti la macchina da presa di Arévalo, che lo ha visto alle prese con  diversi ruoli  per il piccolo e grande schermo, gli ha dato gli strumenti necessari per guidare i colleghi impegnati sul set del suo film lungo l’impervio percorso interpretativo e nella costruzione dei personaggi. Non a caso, le performance degli attori chiamati in causa, a cominciare da quelle di Antonio de la Torre,  Luis Callejo e Ruth Díaz, non passano inosservate, tanto da rappresentare un altro punto di forza del film.

Francesco Del Grosso

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