Patto di sangue
Il Bif&st nella sua 17esima edizione ha deciso di introdurre una nuova sezione battezzata “Le notti horror” dedicata al meglio del cinema del genere in questione, tra omaggi ai grandi maestri e anteprime dei titoli più attesi del 2026. Tra quest’ultime è stata presentata alla kermesse pugliese quella nazionale di Ti uccideranno (They Will Kill You), la pellicola diretta da Kirill Sokolov che arriverà nelle sale italiane il 26 marzo 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures.
Quello del regista russo non è però un horror propriamente detto, ha certo delle caratteristiche e degli ingredienti che gli appartengono come l’accentuata componente splatter e delle presenze demoniache nella timeline, motivo per cui la collocazione nella suddetta vetrina non rispecchia quella che è la vera identità genetica del film in questione. Di brividi e spaventi, con relativi salti dalla poltrona, in tal senso la nuova fatica dietro la macchina da presa di Sokolov non ne offre. Ciò che offre in abbondanza è invece litri e litri di sangue versato, scariche di adrenalina iniettate in dosi massicce nelle vene dello spettatore e soprattuto botte da orbi. Un menù, quello pensato e “cucinato” per lo schermo dagli autori dello script Alex Litvak e lo stesso regista, che gli amanti dei piaceri forti e dell’azione caotica, spettacolare e fine a se stessa, gradiranno sicuramente. È con questi che gli autori hanno costruito un prodotto dove narrazione, drammaturgia, disegno e sviluppo dei personaggi sono meri accessori al servizio di uno show pirotecnico e marziale votato esclusivamente all’intrattenimento a buon mercato. Di questo il variegato cast (Zazie Beetz, Myha’La, Paterson Joseph, Tom Felton, Heather Graham e Patricia Arquette) è perfettamente cosciente e consenziente, stando sempre al gioco.
Il plot di fatto è ridotto ai minimi termini, null’altro che un pretesto per fornire a Sokolov, che di cinema usa e getta ne ha già realizzato tanto, per mettere in piedi la flebile impalcatura di una storia che tra citazioni più o meno esplicite, deja-vu e stilemi, arriva al destinatario come una maionese impazzita di dinamiche, intrecci e personaggi presi in prestito e assemblati per l’occasione. Da qui prende forma e poca sostanza la storia di una donna che accetta un lavoro come domestica in un elegante grattacielo di Manhattan del 1923, il Virgil, senza sapere che quell’edificio nasconde un passato inquietante fatto di inspiegabili sparizioni. Appena entrata in quella comunità riservata e silenziosa, percepisce subito un’atmosfera carica di segreti, come se tutti sapessero qualcosa che nessuno vuole rivelare. Col passare dei giorni, scopre che il grattacielo è legato a una misteriosa setta satanica che opera nell’ombra da anni. Le numerose sparizioni avvenute nel tempo, sempre ignorate o insabbiate, sembrano condurre tutte alla stessa sinistra verità. Intrappolata in un luogo che si trasforma lentamente in un incubo, la donna dovrà affrontare l’oscuro potere che domina quell’edificio per salvarsi prima che anche il suo nome si aggiunga alla lunga lista di scomparsi.
Il risultato è un horror-action-comedy derivativo che, nonostante manchi di originalità e si regga su un’architettura basic, riesce comunque a tenere a sé l’abituale frequentatore del filone con uno scontro cinematografico audace e senza freni, tra uccisioni efferate e un umorismo nerissimo. Ti uccideranno da questo punto di vista è un taglia e cuci di già visto, al cospetto del quale per assonanze è impossibile non pensare narrativamente a Game of Death e The Raid (i livelli da scalare), e sul versante tecnico e marziale a Kill Bill e City of Violence, piuttosto che a The Protector (per i piani sequenza). Il tutto finisce nel frullatore, partorendo un epigono che per sua e nostra fortuna fa buon uso delle linee guida dei modelli ai quali strizza l’occhio, ossia le cinematografie dell’Estremo Oriente come quelle sudcoreane, hongkonghesi e thailandesi. Riesce insomma dove pessimi imitatori come i vari RZA (L’uomo con i pugni di ferro) o Andrzej Bartkowiak (Romeo deve morire e Ferite mortali) hanno fallito. Non è un caso che la protagonista si chiami Asia.
L’azione per forza di cose prende il sopravvento, catalizzando l’attenzione grazie all’altissimo coefficiente di spettacolarità delle coreografie, che trova nelle sequenze marziali e a mano armate ultra-cinetiche il catalizzatore e il motore portante. Per l’occasione viene rispolverato l’intero campionario: dal machete all’ascia, passando per il martello. Scene come i tutti contro una a luci spente nella sala ricevimenti, nell’alloggio della protagonista, l’inseguimento nei cunicoli del “fuck floor” e la resa dei conti, da sole valgono il prezzo del biglietto.
Francesco Del Grosso









