La Isla Minima

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7.0 Awesome
  • voto 7

La Storia non si cancella

Attenzione alla data di ambientazione. Perché la chiave di lettura più interessante de La Isla Minima, thriller ispanico di Alberto Rodríguez capace di raccogliere diversi premi in patria, risiede proprio in quell’aspetto.
Ci troviamo nel 1980. La Spagna è alle prese con una difficile, traumatica, transizione dalle ferite del franchismo ad una democrazia di cui si intravedono solo le ombre in lontananza. Gli scioperi imperversano in tutto il paese, anche nell’immoto sud della nazione, che lentamente prova a rialzare la testa. Ma le scorie avvelenate della dittatura restano, e si respirano nell’aria. Proprio nella comunità rurale del titolo due ragazzine ancora minorenni scompaiono. Da Madrid arrivano due poliziotti ad indagare. Poco dopo vengono rinvenuti i cadaveri delle due giovani, peraltro sorelle, orrendamente seviziate e mutilate. Comincia un’indagine che porterà i due detective ad una inesorabile discesa negli inferi dalla quale nessuno potrà uscire del tutto indenne.
La Isla Minima si presenta subito come il classico film d’atmosfera, dove lo sfondo febbrile conta assai più di un plot abbastanza canonico e derivativo. La dilatazione dei tempi del racconto può richiamare alla mente classici del genere come lo Zodiac di David Fincher (2007) o il sudcoreano Memories of Murder di Bong Joon Ho (2003), ma senza l’intercorrere di anni negli sviluppi dell’indagine. La quale finisce con l’essere un mosaico che si compone lentamente, passo dopo passo anche secondo fattori appartenenti alla sfera della casualità. L’ossessione per la ricerca della verità resta quindi solo accennata. Sotto questo punto di vista La Isla Minima riesce piuttosto abilmente a chiamare direttamente in causa il ruolo dello spettatore, che si identifica completamente con lo sguardo dei due ispettori ed è chiamato egli stesso alla partecipazione nella ricostruzione dei meccanismi narrativi che dovrebbero condurre alla risposta finale. E quest’ultima, ovviamente, arriva, lasciando però una scia di amletici dubbi più che confortanti certezze. Ed è proprio in quelle che a prima vista possono apparire come le convenzioni maggiormente tipiche del genere, che si annidano al contrario i punti di forza del film di Rodríguez. Prendiamo ad esempio la tipologia dei due sbirri, ad una lettura superficiale molto convenzionale: all’esperto Juan (ottima interpretazione di uno Javier Gutiérrez tutto nervi e scatti d’ira), navigato e rotto ad ogni esperienza, fa da controcanto il più giovane Pedro (altrettanto buona la performance, stavolta giocata in sottrazione, di Raúl Arévalo), idealista e prossimo alla paternità. La sceneggiatura, attraverso una descrizione piuttosto accurata, li rende due simboli della Spagna di quel periodo, con il primo a rappresentare un passato recente di soprusi dittatoriali impossibile da rimuovere, mentre il secondo funge da catalizzatore delle speranze riposte nell’avvenire. L’inchiesta li costringerà a convivere, ma il twist finale – ovviamente da non rivelare – riporterà le loro strade su binari nettamente separati.
Tralasciando le incongruenze narrative – e ce ne sono, disseminate lungo un percorso estremamente labirintico – conviene apprezzare La Isla Minima per il suo sottotesto politico che da sfondo, con metodica e studiata lentezza, andrà ad occupare il primo piano con lo scorrere delle sequenze. Si getta il sasso senza la pavidità di occultare la mano: il dito è puntato in direzione di un potere così lungo e intoccabile da essersi tramutato in cancro mortale. La Isla Minima perciò insegna che la possibile rinascita di un paese deve per forza di cose transitare dalla metabolizzazione completa delle malattie che lo hanno sin lì fiaccato. Solamente sapendo di continuare a vivere con quel determinato peso sarà possibile non incorrere nei medesimi errori che tanto sanno di orrori. Nella Spagna rurale del remoto sud nel 1980 e a qualunque latitudine la Storia abbia provveduto ad insegnare qualcosa. Anche e soprattutto attraverso la violenza più ottusa e indifendibile.

Daniele De Angelis

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