Bisogna imparare ad amare
«È sorto di nuovo il sole sull’eternità di questa città» afferma il magister amoris Ovidio (Francesco Colella), ruolo assunto dal poeta latino nel suo poema l’Ars amatoria e che il nostro ‘Virgilio’ de Il Dio dell’amore veste perfettamente. Lo vediamo ora immerso tra la folla ora camminare sui lastricati dei Fori Imperiali (scopriremo diverse zone e quindi colori della capitale). Si rivolge a chi lo sta guardando proprio come aveva fatto il personaggio che incarna (pubblico maschile per i primi due libri e il terzo a quello femminile – stessi argomenti a parti ribaltate).
Il Dio dell’amore è un’esplorazione nelle relazioni amorose, sceneggiato (insieme a Eugenio Audenino) e diretto da Francesco Lagi che ha sempre dimostrato, anche nella scrittura per la scena, un tono ironico misto a momenti di delicatezza e poesia. Non è semplice affrontare l’amore, uno dei temi più affrontati nella Settima Arte – e non solo – ma il regista di un gioiellino come Quasi natale cerca la propria strada, pur guardando a riferimenti notevoli – vedi Woody Allen e, nello specifico, La dea dell’amore. «Non si tratta sempre di storie d’amore in senso classico, nel film alcuni personaggi danno vita a una coppia, altri a coppie solo potenziali, altri ancora si sfiorano senza conoscere la loro destinazione finale. Ha preso vita così un racconto a più strati, segmenti e livelli che a poco a poco abbiamo condensato per costruire un’architettura narrativa corale, dove le diverse storie in qualche modo rimbalzano una sull’altra, si nutrono una dell’altra. […] C’è, alla base del film, una idea di amore che passa come un’aria, come un refolo di vento o una tempesta, che attraversa tutti, persona dopo persona e lega tutti i personaggi. Lascia pensare che tutti noi siamo collegati da questo respiro, da questa onda, che ci mette in contatto e ci trasforma. Una forza eterna, inestinguibile che, nella nostra storia, si chiama Amore», ha raccontato Lagi.
Arianna (Anna Bellato), Jacopo (Enrico Borello), Linda (Benedetta Cimatti passa dai sorrisi dolci da maestra alla preoccupazioni di quando si palesa un amore ossessivo), Filippo (Vinicio Marchioni), Silvia (Chiara Ferrara), Pietro (Corrado Fortuna profondamente leggiadro), Ada (Isabella Ragonese), Ester (Vanessa Scalera) si accarezzano, osservano o entrano quasi in maniera aggressiva nella vita altrui. Tra i fili che si intrecciano ci sono omissioni così speranze e interrogativi in cui tutti possiamo riconoscerci. Il cast di grande qualità (da tener d’occhio la scoperta della Ferrara, proveniente da un background teatrale) dà corpo a esseri umani come noi che ci permettono di fare i conti anche con limiti e fragilità. A malincuore ci sembra che il ‘girotondo’ (richiamando volutamente l’omonima opera del drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler) in parte si inceppi sul piano del ritmo, come se la conclusione del giro di ‘giostra’ si dilatasse (non escludiamo che possa essere volontà autoriale restituire questa sensazione). Piacevole e giusta – visto il mood che si respira, in particolare, negli spettacoli di Teatrodilina (qui ritroviamo Bellato, Colella e Leonardo Maddalena) – la scelta di richiamare un aspetto da nouvelle vague in precisi momenti, con cui ben si sposa la musica di Stefano Bollani. «Spesso appena finita una scena chiedevo agli attori di ripeterla filmandola solo con il super 8, una macchinetta piccola e leggera, che mi permetteva di cogliere con rapidità certi loro sguardi, i movimenti del volto e delle mani, certi tic. Piccole incursioni che abbiamo poi inserito nel montaggio, grazie alla sensibilità del montatore Alberto Masi, cercando un dialogo più intimo con i personaggi, un modo di entrare in maggiore empatia con loro, creando anche certe discontinuità rispetto alla scena girata» (dalle note di regia).
Il Dio dell’amore ha aperto il Bif&st – Bari International Film&TV Festival 2026 ed è in sala distribuito da Vision a partire dal 26 marzo 2026.
Maria Lucia Tangorra









