Cop Secret

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

I poliziotti più tosti della città

Negli ultimi decenni le cinematografie scandinave hanno regalato a se stesse e alle platee di tutto il mondo tante soddisfazioni, importanti riconoscimenti e piacevoli sorprese. Tra queste figura anche quella islandese, che al contrario della sua ridotta estensione territoriale, ha prodotto un discreto numero di pellicole davvero degne di nota, alcune delle quali diventate dei veri e propri casi fuori dai propri confini come ad esempio La donna elettrica di Benedikt Erlingsson, Lamb di Valdimar Jóhannsson, Rams di Grímur Hákonarson o A White White Day di Hlynur Palmason. In questi, come in altri film non citati di provenienza islandese, la creatività strabordante al limite della folla, la capacità di rompere gli schemi e di prendere in contropiede lo spettatore di turno con storie, personaggi e soluzioni visive anomali e sui generis, rappresentano le armi in più. Le stesse che abbiamo rintracciato nel DNA di Cop Secret, autentica mina vagante prima del concorso del Festival di Locarno 2021 e più di recente del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, laddove nel corso della 36esima edizione ha dispensato al pubblico della kermesse milanese dosi massicce di adrenalina e risate.
A firmare questa spassosa action comedy uno che per mestiere ha sempre avuto come compito quello di tenere la propria porta inviolata, impedendo al pallone di entrare in rete. Quel qualcuno è Hannes Þór Halldórsson, ex portiere della nazionale di calcio islandese attualmente in forza ai Víkingur di Reykjavík, che tra un campionato e l’altro ha avuto la pazza idea di esordire dietro la macchina da presa con il quale ha svestito momentaneamente i panni di estremo difensore per indossare quelli dell’attaccante. Con Cop Secret, infatti, ha preso calcisticamente parlando in contropiede tutti, offrendo alla platea di turno un divertissement senza pretese autoriali ma con tantissima voglia di dispensare sorrisi e azione a buon mercato. Per farlo ha puntato su una commedia brillante che chiama in causa quel cinema di genere del quale lui e tanti come lui, noi compresi, si sono “nutriti” per decenni. Si tratta del poliziesco a stelle e strisce che dagli anni Settanta si spinge sino ai Novanta e oltre, sconfinando temporalmente nel mainstream d’oltreoceano del nuovo millennio.
Partendo dal classico buddy movie che mette in scena in chiave parodistica il filone in questione senza però scivolare nel demenziale, ritroviamo citazioni a non finire (da Starsky & Hutch a Die Hard, da Tango & Cash a Bad Boys, da 48 ore da Arma letale) che servono al neo regista per mettere insieme le disavventure metropolitane di una nuova strana coppia. Stiamo parlando di Hörður e Bússi, due superpoliziotti inizialmente rivali, tutti muscoli e azione, che a modo proprio combattono il crimine. A bordo di supercar scintillanti, dovranno riuscire a sventare nel tempo scandito da una partita di calcio un attentato organizzato dallo psicopatico Rikki Ferrari, ex modello con la carriera interrotta a causa di un incidente.
Non siamo dunque nel terreno di Una pallottola spuntata o di Hot Shots!, bensì di operazioni simili a Hot Fuzz o 21 Jump Street. Di conseguenza le regole d’ingaggio sono chiare e si basano su un menù fatto di inseguimenti mozzafiato, scazzottate e sparatorie adrenaliniche in una Reykjavik inedita, lontana dal cliché della città tranquilla. Il tutto condito con un tripudio di rallenti e di battute ad effetto del tipo che nessuno osa più pronunciare. E fin qui tutto nella norma o in linea con altre operazioni analoghe già apparse sullo schermo, se non fosse che per quei bacini e tensioni omoerotiche che irrompono nel plot destabilizzando, stravolgendo ed esasperando gli stereotipi dei film d’azione, nei quali il macismo ha sempre dettato legge e che nessuno, o almeno in pochi, ha voluto e saputo mettere in discussione. Lo ha fatto Hannes Þór Halldórsson con dei personaggi omosessuali che dopo averla tenuta nascosta a se stessi e agli altri decidono finalmente di rivelare la propria identità di genere. Dal punto di vista narrativo è un elemento che non sposta gli equilibri, perché i temi e gli stilemi del poliziesco non vengono meno. A cambiare semmai è il messaggio di rottura che si vuole mandare.

Francesco Del Grosso

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