Cinevasioni 2016: presentazione

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Farfalle oltre le sbarre

Sono anni che nelle carceri italiane e non solo si organizzano spettacoli e corsi di teatro (vedi il lavoro importantissimo portato avanti con grande professionalità e passione dal CETEC o da La Fortezza), o che la Settima Arte e la televisione entrano nelle strutture penitenziarie per raccontare storie, personaggi e vicende (una su tutte il Cesare deve morire dei fratelli Taviani). Ciononostante, pare che a nessuno sia mai venuto in mente di mettere in piedi al loro interno un vero e proprio festival di cinema. Al massimo ci si è limitati a singole proiezioni, organizzate in occasione di sporadici eventi speciali. Le innumerevoli difficoltà logistiche, di sicurezza e organizzative saranno state, senza ombra di dubbio, le barriere che avranno fatto desistere tutti coloro che magari un pensierino a riguardo lo avevano fatto. Difficoltà, queste, che però non sono riuscite a fermare Angelita Fiore e Filippo Vendemmiati dal consegnare al circuito mondiale una manifestazione come Cinevasioni, il primo festival del cinema in carcere e non sul carcere, del quale i due sono rispettivamente il direttore scientifico e quello artistico. Va dunque riconosciuto a chi lo ha voluto e chi e lo ha reso possibile (l’associazione D.E.R., Rai Cinema e la Casa Circondariale Dozza di Bologna) il merito di averci creduto fino alla fine. Con la speranza che non sia una parentesi e un fenomeno isolato, ma un progetto duraturo da estendere alle tante strutture di detenzione sparpagliate sul territorio nazionale.

Per statuto e linea editoriale, non siamo soliti parlare di manifestazioni che non ci vedono coinvolti direttamente in veste di media partner, oppure come addetti ai lavori accreditati sul campo per realizzare recensioni e approfondimenti. L’importanza di un festival neonato come Cinevasioni, tanto dal punto di vista artistico quanto soprattutto sociale, ci ha convinti però a fare uno strappo alla regola. Un festival, quello bolognese, al quale auguriamo cento di queste edizioni e che abbiamo deciso di sostenere anche a distanza con un articolo di presentazione e di incoraggiamento. Il motivo è che lo riteniamo veramente utile alla causa, poiché originale e inedito in un panorama festivaliero nazionale così saturo di kermesse (e presunte tali) fotocopia, che non aggiungono assolutamente nulla all’offerta del cartellone annuale. Il suo effettivo valore, in tal senso, va ben oltre quello strettamente cinematografico di vetrina destinata ad audiovisivi. La possibilità di portare un festival in carcere è anche – e in primis – l’occasione per consentire al cinema e ai suoi esponenti di entrare in contatto con un nuovo palcoscenico   La vera sfida è, dunque, proprio questa e non riguarda solo gli organizzatori, la struttura che lo accoglie, il pubblico, ma anche i registi e gli attori che vi prenderanno parte. A noi di Cineclandestino le sfide piacciono, per questo abbiamo deciso di raccontarvi il suo primo atto, in scena dal 9 al 14 maggio 2016 presso il reparto penale del Carcere Dozza di Bologna.

Alla sei giorni emiliana non mancherà nulla di quello che normalmente si vede nella programmazione e nell’allestimento di un festival di cinema. Ci sarà una giuria, composta dai detenuti che hanno preso parte al corso “Ciakincarcere”, un presidente designato a guidarla (la scelta è caduta sull’attore Ivano Marescotti), una rosa di titoli in competizione, dei Q&A al termine delle proiezioni giornaliere con i rappresentati dei film e naturalmente una cerimonia di premiazione con relativi riconoscimenti, che nel caso di Cinevasioni saranno “Le farfalle d’argento”. A contendersele gli undici film selezionati tra i cento pervenuti alla segreteria organizzativa, sintesi della produzione nazionale e internazionale delle ultime stagioni, senza alcuna distinzione di genere. Ai quali si va ad aggiungere un dodicesimo titolo presentato come evento speciale di chiusura, ossia il meraviglioso canto del cigno di Claudio Caligari, Non essere cattivo, introdotto dal critico cinematografico Roy Menarini. Tra i film in concorso cinque lungometraggi di finzione e sei documentari, tra cui Fuocoammare di Gianfranco Rosi, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Chiamatemi Francesco di Daniele Luchetti. Ma anche straordinari e sorprendenti outsider frutto del cinema del reale come The Lives of Mecca di Stefano Etter, Revelstoke di Nicola Moruzzi e Sponde – Nel sicuro sole del nord di Irene Dionisio.

Insomma, tutto quello che serve per riprodurre le dinamiche del menù festivaliero. Anzi, a pensarci bene, una cosa mancherà e quel qualcosa è il red carpet. La sua assenza serve a ricordare agli spettatori dove tutto ciò avrà luogo, ossia le quattro mura di un penitenziario. Al posto del celebrativo e scintillante tappeto rosso sul quale sono chiamati abitualmente a sfilare i protagonisti più o meno illustri della Settima Arte troviamo, nel caso di Cinevasioni, i lunghi corridoi asettici e le cancellate del reparto penale di carcere bolognese. E per raggiungere la sala cinema di 150 posti che ospiterà le proiezioni bisognerà per forza di cose attraversarli. Le proiezioni potranno assistere sia i detenuti che il pubblico proveniente dall’esterno, compreso quello formato dagli alunni delle scuole superiori. E l’apertura all’esterno, con la partecipazione della città, costituisce un altro elemento importante, di quelli che vanno sottolineati e messi bene in evidenza. La sua messa in atto è un segnale forte che speriamo venga recepito, assimilato e replicato; un segnale che serve a stigmatizzare l’idea di un luogo da tenere lontano, isolato, meritevole di essere dimenticato a se stesso come le persone che lo popolano. Ma non è e non dovrebbe essere così; e anche per questo è nato Cinevasioni.

Francesco Del Grosso

Riepilogo dei film presentati a Cinevasioni 2016

Concorso

Se Dio vuole di Edoardo Falcone

Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone

Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael

Zanetti Story di Simone Scafidi e Carlo A. Sigon

Mia madre fa l’attrice di Mario Balsamo

Evento Speciale

Non essere cattivo di Claudio Caligari

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