Zanetti Story

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8.5 Awesome
  • voto 8.5

L’importanza di essere “Pupi”

Il calcio è follia. Talvolta oscena, soprattutto quando intreccia in modo inestricabile passione e istinti primari. Vivere il calcio significa calarsi in un’altra dimensione, dove i suoi protagonisti sono quasi sempre destinati a perdere il senso della misura poiché visti alla stregua di moderni eroi, gonfiati di virtuale gloria dai tifosi e reali milioni dal cosiddetto show business. Che siano dollari o euro, ha poca importanza. Alla luce di tali considerazioni il documentario firmato da Simone Scafidi e Carlo A. Sigon Zanetti Story – appena edito in dvd e blu ray da Koch Media sotto il marchio della società calcistica Inter, nonché nel lussuoso cofanetto contenente tre dvd e un blu ray che ci accingiamo ad esaminare – assume i contorni di un film di fantascienza, oppure di una fiaba per adulti in cui la parabola umana finisce con il divenire, magicamente, simbolo di qualcosa che trascende la realtà stessa di un mondo, quello calcistico, del tutto estraneo agli schemi quotidiani.
Il timore che ci si trovi immersi in una visione ordinaria orientata verso il canonico biopic su un personaggio celebre, magari pure a forte rischio agiografico, evapora sin dai primi momenti. Poiché Zanetti Story si apre non  con le immagini elegiache di un trionfo, ma con quelle amare di una sconfitta tra le più cocenti della storia calcistica recente. Quella, famigerata per i tifosi interisti, del 5 maggio 2002 allo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio, che segna la fine del sogno scudetto al termine di una partita che pareva scontata come la timbratura di un cartellino in ufficio. Nella disperazione dilagante, tra giocatori, staff e tifosi, un solo uomo riusciva a tenere lo sguardo dritto verso il futuro, mirando traguardi che in quel momento sarebbe stata pura follia anche solo immaginare. La straordinaria “normalità” di Javier Zanetti diviene veicolo di cultura sportiva già dopo pochi istanti di film. Perché la grandezza di un atleta, di qualsiasi sport si parli, ma anche del semplice tifoso, non risiede tanto nell’esaltazione della vittoria quanto nell’accettazione della sconfitta come evento connaturato nello sport stesso, da usare come molla motivazionale per imparare e ripartire. Sotto questo punto di vista lo Zanetti calciatore è stato una mosca bianca da osservare e studiare con accuratezza entomologica, cosa che mettono abilmente in pratica i registi Scafidi e Sigon: accostando la sua figura a quella del fantomatico scrittore argentino non vedente Albino Guaròn, cui viene dedicato un interessantissimo speciale nel ricco comparto degli extra – e ogni riferimento all’Omero cantore di antiche ed epiche gesta non pare affatto casuale – raccontano alla perfezione la leggenda alla rovescia in un mondo capovolto di un uomo in grado di rendere eccezionale la propria capacità di mantenere i piedi ben ancorati nella sua realtà. Javier Zanetti – il quale nel documentario non si racconta da sé ma viene sempre raccontato da altri – rimane in fondo una meravigliosa “contraddizione vivente” nell’ambito di una società che tende a tutt’altro, alla totale coincidenza dell’apparire con l’essere: lui ha amato la stessa donna per la vita, è rimasto fedele alla stessa squadra rifiutando offerte più ricche, ha cercato e sta cercando di migliorare la vita di piccoli argentini senza futuro attraverso una fondazione da lui creata assieme alla moglie. Un alieno, lo si definirebbe oggigiorno, rapportandolo ad altri celebri colleghi di questo nostro tempo. Al contrario un essere umano a tutto tondo capace di perdere la testa per una sostituzione in extremis nella finale di coppa Uefa persa con lo Schalke 04 ai rigori nel 1997, salvo poi abbracciare il tecnico Roy Hodgson, riconoscendo immediatamente l’errore scaturito dal suo scatto d’ira. Un uomo che, in quel preciso momento, ha vinto la sua personale battaglia contro l’ansia di vittoria, ponendo le basi per i successi futuri in campo e fuori. E forse i riconoscimenti più lusinghieri arrivano proprio dalle interviste a personaggi più o meno celebri che hanno condiviso la storia sportiva e umana di Zanetti, dalle lacrime di commozione di José Mourinho a rievocare il trionfo in Champions League nel 2009-2010 (la magica stagione del triplete) all’elogio incondizionato del connazionale Lionel Messi, pluri Pallone d’Oro pronto a riconoscere in Javier Zanetti un esempio di abnegazione da compagno di squadra in nazionale e avversario di club.
Il documentario Zanetti Story, inserito in una cornice formale del tutto anti-convenzionale sin dal primissimo impatto, ha il sostanziale merito di mostrare l’uomo e il calciatore racchiusi in un’unica entità, essenza inscindibile in un microcosmo schizofrenico che rimbalza molto più spesso di un pallone calciato durante una partita. Raggiungendo tale risultato attraverso i soli – ma dannatamente efficaci, se ben utilizzati – mezzi in dote al cinema: la macchina da presa e un’idea forte. La quale talvolta, come in quest’occasione, si può persino trasformare in un ideale. Basta crederci fermamente.

Daniele De Angelis

Zanetti-Story-cofanetto-coverZanetti Story (confezione a 4 dischi)

Regia: Simone Scafidi, Carlo A. Sigon  Durata: 80′

Lingua: Italiano  Audio: Italiano

Extra: Speciale Albino Guaròn, interviste varie, “L’ultimo giorno da capitano”, I migliori momenti di Javier Zanetti sul campo.

Distribuzione: Koch Media

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