Senza meta
Mentre Jafar Panahi si gode la meritata Palma d’Oro per il suo Un simple accident, scatenando le ire del regime, un’altra potente e importante opera firmata da un connazionale dissidente come lui torna finalmente nei radar nostrani dopo esserne momentaneamente uscita. Si tratta di Critical Zone (Mantagheye Bohrani) di Ali Ahmadzadeh, vincitrice del Pardo d’Oro al Festival di Locarno 2023, che il pubblico italiano potrà vedere in streaming e in esclusiva a partire dal 12 giugno 2025 con il titolo Buonanotte Teheran su IWONDERFULL Prime Video Channels, quattro giorni dopo le proiezioni al Milano Film Fest 2025 e al Biografilm 2025. Quelle alla neonata kermesse meneghina e bolognese però non sono le prime apparizioni su uno schermo italiano per la pellicola del cineasta iraniano, che due anni fa aveva preso parte al concorso internazionale del Noir in Festival, laddove avevamo già avuto modo di vederlo e apprezzarlo.
Nonostante sia trascorso del tempo da quella prima volta il ricordo nella nostra mente è più forte che mai, merito della capacità delle immagini e del racconto di rimanere impressi nella memoria del fruitore. Ed è da questi che partiamo per una ricognizione critica su un film che attraverso un originale road movie nei meandri delle notti di Teheran disegna un ritratto coraggioso di una giovane generazione oppressa, quella alla quale suo malgrado appartiene il solitario protagonista Amir e le figure che incontrerà lungo il tragitto in auto. Accanto a lui, solo un cane che lo accompagna nei suoi giri per i bassofondi malavitosi di Teheran. Spaccia sostanze di ogni tipo e si occupa di anime in pena come farebbe un moderno profeta. Senza meta, percorre le strade della città seguendo le indicazioni del suo GPS e drogandosi per sfuggire a un luogo senza futuro. Eppure, in quel suo vagare trova il seme della resistenza.
Si perché è di coraggio e resistenza nel senso letterale dei termini che si deve parlare nel caso di Buonanotte Teheran, così come dei due lavori precedenti del suo autore, ossia Kami’s Party e Atomic Heart. I suoi film dall’anima underground, vietati dalle autorità locali per motivi politici e di censura, parlano di giovani fuori dagli schemi e del loro confronto con la teocrazia. Quest’ultima complicatissima fatica, anch’essa nel senso letterale del termine, non è da meno, poiché girata con attori non professionisti, clandestinamente senza autorizzazione e con mezzi di fortuna, costringendo il regista e la troupe a rischiare personalmente nascondendo la macchina da presa e inventando di volta in volta complicate soluzioni per aggirare i divieti. La mente in tal senso non può non tornare a I gatti persiani di Bahman Ghobadi, tanto per le condizioni di ripresa quanto per i soggetti rappresentati. Alla pari del collega e di altri come loro, anche Ahmadzadeh ha dovuto “combattere” contro il Governo locale per portare sullo schermo un film che è esso stesso un atto di ribellione civile, oltre che di resilienza artistica, che mostrato e portato all’attenzione delle platee internazionali rappresenta già una vittoria grande e significativa.
Ci sono film che hanno un valore di denuncia che va al di là della loro qualità artistica, altri che conservano un loro stile al di là del messaggio che intendono veicolare. Buonanotte Teheran è entrambi, con Ahmadzadeh che ha saputo fare di necessità virtù dando forma e sostanza, nonostante gli ostacoli produttivi, tecnici e logistici, a un’opera che restituisce la realtà nel modo più nudo e radicale possibile, con l’intento di mostrare la città di Teheran come una cloaca notturna simile a un istituto psichiatrico dove sono rinchiusi i giovani iraniani. Una visione astratta e metaforica che la cinepresa e lo sguardo senza filtri dello scrittore e regista ha saputo tradurre in immagini e suoni destabilizzanti.
Francesco Del Grosso









