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Four Mothers

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VOTO: 7

Casa di “riposo”

Edward, romanziere giunto finalmente alla soglia del successo letterario, viene pressato dal proprio agente per organizzare un tour promozionale del suo ultimo libro, che potrebbe consacrarlo definitivamente nell’olimpo degli scrittori affermati. C’è però un problema: l’anziana madre Alma, reduce da un ictus che le ha tolto la parola e bisognosa di cure. Come se non bastasse, tre amici sfruttano la situazione per affidare proprio a Edward le rispettive genitrici: sarà l’inizio di un weekend caotico ma catartico.
Se leggendo la sinossi di Four Mothers, l’opera seconda di Darren Thornton presentata in concorso alla prima edizione del Milano Film Fest dopo l’anteprima al BFI London Film Festival 2024, si viene travolti da quella sensazione di déjà-vu che si prova quando sembra di rivivere qualcosa di già vissuto o di trovarsi al cospetto di qualcosa già visto in passato, non c’è da allarmarsi. Si tratta infatti di una reazione istintiva e del tutto naturale messa in atto dalla mente di coloro – noi compresi – che hanno visto Pranzo di Ferragosto, il frizzante esordio di Gianni Di Gregorio al tempo prodotto da Matteo Garrone, la cui visione fu un vero e proprio colpo di fulmine anche per il regista irlandese al punto da volerne fare un rifacimento. Tecnicamente si dovrebbe parlare dunque di un remake, ma in realtà viste le sostanziali modifiche apportante in fase di riscrittura rispetto allo script della matrice originale, il risultato è più vicino a una piena e consapevole rielaborazione. L’idea alla base del plot e la situazione sono rimaste più o meno le stesse del film del 2008, ma lo spostamento dell’azione in terra irlandese, l’identikit diverso dei personaggi a cominciare da quello del protagonista (si tratta di un quarantenne introverso che per mestiere fa lo scrittore), con tanto di traumi sviscerati in confronti dolorosi e necessari, oltre alla tematica queer, hanno cambiato in maniera piuttosto evidente le carte in tavola. Si tratta quindi di due opere diversissime seppur costruite entrambe intorno al medesimo punto di partenza, con Four Mothers che è apertamente ispirata all’opera prima del regista e sceneggiatore romano, che resta per quanto ci riguarda ancora un bel po’ di passi avanti.
Detto questo le modifiche apportante da Thornton e dal fratello co-sceneggiatore Colin hanno rivoluzionato la fisionomia narrativa e drammaturgica della storia originale, trasformandola in una commedia agrodolce giocata meno sull’ironia e la malinconia del collega italiano e più sulla delicatezza. Il piglio decisamente più leggero ma comunque rispettoso e consapevole con il quale Thornton ha condito il suo nuovo lungometraggio ha dato vita a un divertente e piacevole racconto, che a suo modo riflette sui legami affettivi, sulla forza di prendere delle scelte anche se queste possono essere dolorose, sulla malattia e sulla ricerca della propria identità. Le emozioni non mancano, così come i sorrisi, con il pranzo di ferragosto che in Four Mothers si tramuta in una seduta di gruppo con una medium regalando allo spettatore di turno una buona dose di risate. Qualcosa di ridire invece sul disegno un tantino stereotipato e machiettistico di alcuni personaggi (vedi lo psicologo omosessuale). Il tutto però viene compensato da una prestazione corale davvero convincente, con interpreti decisamente in forma capitanati da Fionnula Flanagan, straordinaria nella sua performance senza voce e irresistibilmente comica quando impartisce ordini secchi e metallici dal suo iPad.

Francesco Del Grosso

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