CineSatiricaMente (4): Top of the Flops 2015

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Ci sono tanti modi per ricordare un’annata cinematografica, il 2015 in questo caso. Capolavori, sorprese di genere, grandi prove d’autore, esordi folgoranti. Ma durante l’anno si è visto solamente questo sul grande schermo? Naturalmente no. E siccome da tempo sulla nostra CineClandestino esiste una rubrica, CineSatiricaMente, creata apposta per ironizzare su questo pazzo mondo fatto un tempo di celluloide, abbiamo deciso di lanciarci come Cavalieri del Sacro Graal alla ricerca di un oggetto mistico ugualmente carico di suggestioni: il flop dell’anno!

Nasce così Top of the Flops. Uno spazio satirico e irriverente, un servizio cinematografico “sui generis”, una palestra per mordaci e possibilmente argute stroncature, in cui si è voluta dare la possibilità ai singoli redattori di CineClandestino (e non solo, come vedremo più avanti) di dare libero sfogo alle proprie idiosincrasie cinematografiche. Sì, perché di solito ci divertiamo di più a recensire il cinema che realmente ci piace, che veramente ci sta a cuore, ma capita di tanto in tanto che anche il nostro Lato Oscuro reclami un po’ di attenzioni. Anche perché restare sempre nei confini del “politically correct” può diventare estremamente noioso. Visioni indigeste? Autori di spicco il cui ego si è spinto un po’ troppo oltre? Blockbuster andati a male? Filmetti italiani dal passo faticoso e lento? Tutto questo lo troverete qui, secondo il giudizio insindacabile di ciascun collaboratore. Perché poi può capitare che quello che uno di noi ha individuato come un flop indifendibile, per qualcun altro sia un prodotto cinematografico quantomeno discreto o addirittura un filmone epocale. Ciò è possibile quando in redazione ciascuno viene messo nelle condizioni di esprimere liberamente il proprio punto di vista. Tale spirito contraddistingue anche una rubrica e uno speciale ideati per stanare i nostri pensieri più ironici, così da approcciare con atteggiamento sufficientemente spregiudicato, anarcoide, i peggiori titoli della passata stagione. Nella piena consapevolezza che di fronte alla settima arte i gusti personali sono assai diversificati e spesso in conflitto tra loro, come è anche giusto che sia.

Ma non ci si è limitati a questo. Mischiati ai redattori della rivista e in ordine rigorosamente alfabetico, troverete anche i nomi di altri critici e giornalisti cinematografici che collaborano con testate diverse, ma che ci fa davvero piacere ospitare qui. Chiamiamolo pure un gemellaggio o una “giornata dell’amicizia”! Fatto sta che abbiamo voluto spalancare le porte dell’iniziativa a quei colleghi che sapessero stare al gioco, colleghi che leggiamo sempre volentieri e di cui apprezziamo il lavoro su altri giornali, riviste, programmi legati al cinema. Un sentito ringraziamento, quindi, a Luca Biscontini (Taxi Drivers), Adriano Ercolani (La Repubblica-XL), Andrea Guglielmino (CinecittàNews), Mirko Lomuscio (Youmovies.it), Francesco Lomuscio (Filmup.com), Gabriele Ottaviani (Convenzionali), Elena Pedoto (EVERYEYE.it), Fabiana Proietti (Cinema del Silenzio) e Mariangela Sansone (Mondes du Cinema / Orizzonti di Gloria), per aver messo la loro ironia al servizio della causa comune.

Lasciamo ora al lettore il gusto di scoprire cosa è uscito fuori, caso per caso, da questo curioso brain storming cinefilo. Una piccola anticipazione, però, quasi con lo stesso spirito dei Razzie Awards in voga oltreoceano, ve la vogliamo pur dare: sono solo cinque i film che hanno ottenuto menzioni (e relative stroncature) da due redattori diversi!
I “fortunati” sono Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino, Cinquanta sfumature di grigio di Sam Taylor-Johnson, Nessuno si salva da solo di Sergio Castellitto, 007 Spectre di Sam Mendes e Terminator Genisys di Alan Taylor. A tal proposito non vi ammorbiamo con ulteriori considerazioni. Ma vogliamo condividere almeno la speranza che non sia proprio l’intramontabile Schwarznegger, protagonista di Terminator Genisys, a presentarsi in redazione per chiedere spiegazioni…
Diciamo che da un punto di vista fisico l’eventuale rappresaglia di Castellitto ci preoccupa molto di meno.


Federica Bello                                                                                                                                                         Uno-per-tutti-locandina

Un film con interpreti altamente improbabili, tra cui Giorgio Panariello, nei panni di un buon poliziotto. Insomma: un incubo cinematografico
Avete presente la sensazione che si prova ad ascoltare il rumore delle unghie contro una lavagna? Ebbene, è la stessa che si gusta durante la visione di questo film.  Brutto, ma così brutto, che il dramma si trasforma in un’auto parodia, quasi divertente!

Self-less-locandinaLuca Biscontini (Taxi Drivers)

Vorreste essere immortali? Ambizione legittima, tensione tutta umana, eticamente giustificabile; d’altronde sarebbe ora di togliersi il vizio della morte… ma Tarsem Singh, furbacchione, ci fa la paternale, e ci invita a perseguire obiettivi meno altisonanti. E allora, tra uno sbadiglio e l’altro, non resta che sbirciare l’orologio attendendo smaniosamente che succeda qualcosa.  La speranza è l’ultima a… morire.

Mattia Caruso                                                                                                                                                          Youth-locandina

La metafora della vita attraverso le lenti di un cannocchiale, mentre si attende inutilmente, nel silenzio seguito a una rivelazione degna di Fabio Volo, la pernacchia che darebbe un senso al tutto. Quel che resta sono le vacche al pascolo dirette da Michael Caine, i monaci che levitano, i ciccioni che palleggiano al rallentatore.
Insomma, un capolavoro.

 

Tutto-può-accadere-a-Broadway locandinaFabrizio Catalani

Girandole sentimentali, vanità ed equivoci nella calda e suadente Broadway al centro dell’ultimo film del newyorkese per antonomasia, Woody Allen. Ah no, è il “nuovo” film del redivivo Peter Bogdanovich. 🙂

 

 

 

Stefano Coccia                                                                                                    Alaska-locandina

Al regista è riuscito infine il miracolo: rendere insulso un personaggio interpretato da Elio Germano, tra i migliori attori italiani anche se qui insopportabile. Amor fou o follie radical chic? Non si perde un lavoro sicuro a Parigi per la prima sgallettata che passa. E quanto narrato al ritorno in Italia dell’improbabile coppia è pure peggio: plot credibile quanto le buone intenzioni di Mario Adinolfi.


The-Visit-locandinaDaniele De Angelis

Ardita indagine ricca di suspense sull’incontinenza senile e la stupidità adolescenziale, il seriosissimo M. Night Shyamalan confeziona una fastidiosa flatulenza cinematografica capace solo di tenere a debita distanza la “grazia” di una parodia alla Mel Brooks. Ma forse il punto di riferimento era il cinema di Ezio Greggio, chissà…

Francesco Del Grosso                                                                                       007-Spectre-locandina
Per un mese circa Mendes, Craig & Co. hanno letteralmente invaso la capitale per dare vita a una manciata di scene piuttosto mediocri. Viene da sé che le aspettative nei confronti dell’ultimo 007 non potevano che essere altissime, soprattutto per chi, come il sottoscritto, per intere settimane ha dovuto far fronte a disagi per circumnavigare i vari set allestiti nella Città Eterna e fare lo slalom tra i tantissimi curiosi in cerca di selfie da esibire durante il pranzo della domenica. Insomma, il gioco non è valso la candela.

Mia-madre-locandinaDikotomiko Cineblog

Nulla si salva, messa in scena, inquadrature, attori: sua madre non è decrepita ma angelicata, per vergogna non per pudore. Intollerabili la goffa solennità dei titoli di testa e di coda, epitaffi su sfondo funebre, come le battute che chiudono il film, credevo fossero uno scempio esilarante #daunideadifrancescopiccolo, invece sono tratte da una storia vera, o verosimile chissà, quindi non sono ridicole ma semplicemente grottesche.

Crimson-Peak-locandina

Indira Durmic

La trama improbabile, la ricca scrittrice wannabe, coppia di forestieri squattrinati, una storia d’amore nella casa dell’orrore e tanti fantasmi inutili. Sebbene Hitchcock dicesse che “Plagiarsi da soli significa avere stile”, del Toro farebbe meglio ad evitare. Personaggi poco curati e troppa attenzione alla scenografia. In poche parole, Crimson Peak – un banchetto per gli occhi, ma magro spuntino in ogni altro senso.

007-Spectre-locandinaAdriano Ercolani (La Repubblica – XL)

Abolizione dell’orpello appellato “filo logico”:
– vedova di un boss mafioso: la rimorchi al funerale come una ninfomane in chat;
– riunione della massoneria criminale globale: accedi con un po’ di savoir-faire;
– genio del male vuole lobotomizzarti: non si accorge che passi al tuo grande amore (conosciuto poche ore prima) un orologio-bomba, distrattamente lasciatoti indosso. Alla fine, è Buñuel.

Ginevra Ghini                                                                                                                                                          Youth-locandina

Di questo affresco assolutamente non compiaciuto e citazionista vogliamo il momento che rivela l’iper spontaneo tic di Fred Ballinger, in grado di sprigionare una sinfonia dallo stropicciamento di un involucro Rossana, scena in competizione con quella dell’orchestra composta esclusivamente di mucche, ma che Ballinger dirige comunque con grande trasporto e raccoglimento. Maledetta vecchiaia.

Terminator-Genisys-locandinaAndrea Guglielmino
(CinecittàNews)

Skynet, ovvero ‘ufficio complicazioni affari semplici’. Abbiamo John Connor in pugno ma ci imbarchiamo in una complessa dinamica di paradossi spazio-temporali per ucciderlo prima che nasca. Terminator: Genisys doveva rilanciare il franchise, ma faticherebbe a rilanciare anche un frisbee. Schwarzy si diverte: sempre meglio che giocare a bocce con i suoi coetanei. Mi sa che stavolta non tornerà.

Francesco Lomuscio
(Filmup.com)                                                                Cinquanta-sfumature-di-grigio locandina

Regia da spot tv per agenzie immobiliari, un miliardario protagonista tanto perverso quanto inespressivo e una lei eccitante come un sonnifero, ma che asseconda le sue fantasie sadomaso nonostante verginella. Secondo le spettatrici, però, c’è la storia d’amore. Del resto, lui non è l’operaio precario attuale, quindi, subitevi pure la odierna visione femminista-capitalista dei rapporti di coppia.

Nessuno-si-salva-da-solo-locandinaMirko Lomuscio (Youmovies.it)

La premiata ditta Sergio Castellitto (regista)/Margaret Mazzantini (sceneggiatrice) ritorna con Nessuno si salva da solo. Qua un matrimonio andato in pezzi, quello tra Delia (Jasmine Trinca) e Gaetano (Riccardo Scamarcio),è praticamente un compendio di luoghi comuni, scene scult e dialoghi deliranti. In poche parole una farsa involontaria e fastidiosamente volgare.

Costanza Ognibeni                                                                                                                                                Cinquanta-sfumature-di-grigio locandina
La ragazza della porta accanto perde la testa per un tipo fissato con il bondage. Lui non fa l’amore, lui scopa; lei nelle pause riflessive succhia la matita con incise le di lui inziali.
La storia prosegue con lo spettatore che viene inevitabilmente colto da torpore e senso di morte del cinema. Cinquanta sfumature di obbrobrio.

Leone-nel-basilico-locandinaGabriele Ottaviani
(Convenzionali)

Leone nel basilico. Leone è un neonato. Il basilico è la pianta con cui condivide il carrello della spesa dove lo ha messo per portarselo in giro una signora a cui lo ha affidato la madre prostituta morta investita dal tram come un’Anna Karenina peggio in arnese. Il film è talmente sconclusionato che avrebbe davvero avuto più senso se fosse stata la storia di Simba che si scopre vegano e coltivatore diretto.

Chiara Pani                                                                                                          The-Green-Inferno-locandina

Roth ha capito come vivere di rendita girando sempre lo stesso film, cambiando l’ambientazione ma non il nucleo, ossia il gruppo di tamarri, che qui si fanno divorare dai cannibali, ai quali va tutta la nostra comprensione e solidarietà, poiché il tamarro è, solitamente, indigesto. Così come il film di Roth.

By-the-Sea-locandinaElena Pedoto (EVERYEYE.it)

Erravano per la mite costa francese nella speranza di riscaldare i loro cuori, e svernare il loro letargo passionale. Storia di due facoltosi “artisti” (ex ballerina lei, scrittore in crisi lui) che si rifugiano nel tepore di un piccolo villaggio con vista mare e colori brillanti. Ma il vortice d’inerzia misto a voyeurismo da cui saranno presi finisce per mutare il film in un esercizio di stile inconsistente e laccato, soporifero e autoreferenziale, incapace di stare al passo con l’armonia riconciliante dei luoghi. Jolie di nome ma non di fatto (in questo caso).

Giacomo Perruzza                                                                                                                                                 Terminator-Genisys-locandina

Se Asimov avesse deciso di scrivere la quarta legge della robotica avrebbe vietato a qualsiasi regista, che non fosse James Cameron, di ri-mettere le mani su Terminator. Il ritorno del glorioso Schwarzy -smessi i panni da “Governator” della California- rende un po’ meno amaro questo quarto capitolo, a metà strada tra un remake e un reboot, dalla trama pasticciata e con un cast che sembra passare da lì per caso.

Nessuno-si-salva-da-solo-locandinaFabiana Proietti
(Cinema del Silenzio)

Un film che inizia con un inspiegabile nudo della Trinca e Scamarcio che mangia una banana parte già da ottime premesse. Ma la coppia diabolica Mazzantini-Castellitto non si ferma all’antipasto e, tra una portata e l’altra della cena, sciorina tutte le miserie di un amore finito: anoressia, microbi, calze smagliate, Tyson. Che c’entra tutto ciò? Ce lo chiediamo anche noi.

 

Giampiero Raganelli                                                                                                                                            American-Sniper-locandina

Caro Clint quando c’era la guerra in Iraq tu sfornasti il dittico di Iwo Jima, mostrando che i nemici sono esseri umani, non un fastidio da eliminare. Ora me li rappresenti bastardissimi, che trapanano la testa ai bambini, neanche i cattivi di Ken il guerriero. Sfortunata la società che ha bisogno di American Sniper.

Ant-Man-locandinaMariangela Sansone (Mondes Du Cinema)

Le attenuanti ci sono tutte, un iter travagliato, un supereroe minore, che non vanta il fisico prestante di Thor, il lezzo muschioso di Wolverine, e neanche la verve di Spidey, ma Ant-man è stata una grande delusione. Il film ha un ritmo soporifero, l’ideale per conciliare super-sonni. Manca il rock’n’roll, il sale che solletichi il palato di signorine, come chi scrive, esigenti in fatto di eroi, non necessariamente super. Certo, size doesn’t matter, but…