Nessuno si salva da solo

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6.0 Awesome
  • voto 6

Rewind

Si prova spesso il desiderio di controllare il flusso della propria vita (e non solo) e, tanto più quando si è avvolti dal vortice amoroso, si assapora quell’idea del “per sempre”; poi, però, accade l’imprevedibile, qualcosa può spezzarsi nel rapporto di coppia così come dentro di sé. I due protagonisti di Nessuno si salva da solo, regia di Sergio Castellitto, Gaetano (Riccardo Scamarcio) e Delia (Jasmine Trinca) fanno i conti proprio con questi sentimenti, con le macerie interne, dell’altro e del nucleo famigliare, frutto di anni di una parabola d’amore.
«L’errore era stato quello di trovare tutto in una persona»: è stata questa la frase che, a distanza di tempo, aprendo una pagina a caso, ha fatto pensare al regista romano che anche questo libro della moglie, Margaret Mazzantini, avrebbe potuto trasformarsi in una sceneggiatura. Quest’ultima, scritta dalla stessa autrice e unita alla lettura registica, rivela effettivamente uno sguardo di “coppia”, in cui quello dell’uomo si incontra con il tanto agognato occhio femminile e nelle dinamiche di lui & lei sullo schermo si avverte questo tipo di lavoro.
Quel romanzo così lucido e aspro (edito da Mondadori nel 2011), in pellicola si arricchisce: «Ho cercato di introdurre un elemento di commedia, piuttosto “arrabbiata”» – dichiara Castellitto – e va riconosciuto a Scamarcio e alla Trinca di restituire discretamente questo aspetto. A far da location per il rewind è la cena estiva in un ristorante romano, l’uomo e la donna sono circondati da diversi tavoli, eppure lei non prova vergogna nell’esprimere la sua rabbia anche platealmente. Il gesto accade di botto, ma è il risultato di un climax, di una posizione in cui lei è contratta, trasmette una sensazione di chiusura probabilmente perché scottata. Tra una dimensione contemporanea e un passato che riemerge grazie ai flashback, lo spettatore attraversa con loro le fasi della storia, la scintilla che li ha uniti prima carnalmente e poi in un progetto di vita comune, fino a quando lei ha iniziato ad avvertire che non le piaceva quasi più nulla di lui.
La regia di Castellitto sta su quei corpi non solo nell’atto sessuale (anzi negli atti che scandiscono le fasi della loro relazione fino a quello, forse, ancora desiderato, ma negato o non ammesso), così come mette a tema la questione del cibo (Delia ha sofferto di anoressia) e come il nostro corpo possa somatizzare e farsi sentire, senza dimenticare la reazione emotiva del figlio più grande mentre attende spasmodicamente il padre per andare al mare.
La cena della resa dei conti, anche per loro stessi, e non solo verso l’altro, inizia come un gioco al massacro per virare verso tinte anche oniriche… ed è qui che fanno concretamente capolino i due personaggi interpretati da Roberto Vecchioni e Angela Molina, due angeli in carne ed ossa, una coppia che ha saputo crederci a quei sentimenti superando anche gli imprevisti della vita, pronta ora a lanciare serenamente le proprie frecciate. Trattandosi delle scene finali del film non possiamo andare oltre, ma ci teniamo a sottolineare che questo segmento è ben amalgamato nell’economia dell’opera, forse meglio di altri incastri della linea temporale.
Alla sua quinta regia e al suo terzo lungometraggio tratto da un romanzo della Mazzantini, Castellitto torna a parlare di amore optando per una costruzione che richiama la struttura delle canzoni, un ritornello che torna ciclicamente anche in alcuni fotogrammi provenienti dal passato, quasi a voler sottolineare cos’abbia fatto deragliare il tutto.
Sempre pensando al finale di Nessuno si salva da solo e a una canzone che ottiene l’effetto desiderato (“La sera dei miracoli” di Lucio Dalla), una morsa di commozione la si può avvertire, ma non neghiamo che, a tratti, si (s)cade in un sentimentalismo stucchevole che probabilmente voleva sottolineare – nelle intenzioni – il contrasto rispetto al momento in cui i due sono diventati “cattivi”.
Ci piace pensare che questo film si chiuda proprio come l’avrebbe chiuso Gaetano, che di professione avrebbe voluto fare lo sceneggiatore e poi ha dovuto optare verso un compromesso (autore di “diarrea televisiva”).

Maria Lucia Tangorra

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