Confidenze intime tra spazzacamini
L’insperata quanto sorprendente vittoria lo scorso febbraio dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2025 di Dreams ha positivamente scombinato quelli che probabilmente erano i piani e le strategie di Wanted Cinema, convincendo la società detentrice dei diritti di distribuzione in Italia della trilogia di Dag Johan Haugerud, della quale la pellicola in questione fa parte, a invertire quello che sulla carta era l’ordine in cui i capitoli che la compongono sono stati concepiti e dovevano essere rilasciati. Ecco allora che Sex, che è il tassello iniziale del ciclo di film con il quale il regista e scrittore esplora le diverse sfaccettature dei rapporti amorosi e sessuali del mondo contemporaneo, è l’ultimo in ordine cronologico ad arrivare nelle sale nostrane (Dreams e Love, rispettivamente il 13 marzo e il 17 aprile 2025) il 15 maggio in versione originale sottotitolata in italiano, dopo essere stato presentato nella sezione “Panorama” della Berlinale 2024 dove si è aggiudicato il prestigioso Premio della giuria ecumenica.
L’inversione nell’ordine di uscita dei capitoli della trilogia, proiettata integralmente alla 38esima edizione del Bolzano Film Festival Bozen, non incide in nessun modo nella loro fruizione dato che le storie narrate non hanno nessun legame o personaggio ricorrente. Il ché le rende opere totalmente indipendenti e svincolate l’una dall’altra, tenute insieme da una cornice comune quale Oslo e dalla volontà dell’autore di indagare forme di intimità oltre i limiti delle relazioni convenzionali. In Sex, Haugerud ci mostra una città che sembra composta solo da cantieri e ciminiere da ripulire per concentrarsi sulle vicende di due spazzacamini amici e colleghi eterosessuali che, attraverso nuove esperienze, giungono ad una nuova concezione del sesso e dell’identità di genere. Il primo ha un incontro sessuale con un altro uomo, senza viverlo né come espressione di omosessualità né di infedeltà. Il secondo ha un sogno ricorrente in cui vede David Bowie come una donna, che gli suscita confusione e lo porta a domandarsi in che misura la sua personalità sia modellata dallo sguardo altrui.
Esperienze individuali e confidenze tra i due personaggi principali diventano il motore portante di un film che, a dispetto del titolo non si regge sugli atti sessuali in sé (nelle due ore non se ne vedono, a differenza di Love) o su azioni eclatanti, bensì sui dialoghi. Il regista sceglie infatti di non mostrare niente, ma di far arrivare le questioni allo spettatore tramite i racconti, ma con dovizia di dettagli e particolari. Sex quindi fa della componente orale un elemento indispensabile e imprescindibile con e attraverso il quale anima e muove il racconto riempendo i pochi spazi fisici e le due ore di timeline. Ciò lo rende un film forse eccessivamente verboso, ma la capacità performativa, la profondità dei contenuti e le emozioni cangianti (si passa rapidamente dall’entusiasmo all’estasi, dalla gioia alla vergogna) che scaturiscono dalle parole e dalle interpretazioni dei protagonisti e delle controparti femminili (la scena in cui Feier confessa il tradimento alla moglie è potentissima), fa passare quello che nella stragrande maggioranza dei casi rappresenta un punto debole in uno strumento efficace. Il merito è di una scrittura intelligente e ben affilata che scorre sul filo del rasoio tra l’empatia e la comprensione, in perfetta sintonia con le produzioni analoghe provenienti dall’area scandinava. Una scrittura che dona sostanza e profondità a una commedia sui sentimenti, le relazioni e la condizione umana, ma soprattutto sull’indecifrabile natura dell’attrazione, dell’orientamento sessuale e dell’identità personale.
La macchina da presa dal canto suo disegna le inquadrature in punta di matita con un tratto leggero, quasi invisibile nel suo mettersi al completo servizio della scrittura e dei personaggi. Tempi dilatati, movimenti essenziali e centellinati ne sono la dimostrazione.
Francesco Del Grosso









