Lo spietato

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Gangster all’italiana

Netflix ha puntato nuovamente i suoi riflettori sul nostro paese, acquistando i diritti, prima per una breve uscita in sala, poi per il rilascio sulla piattaforma, dell’ultima fatica di Renato De Maria. Lo spietato è un film che racconta la doppia parabola, ascendente prima, discendente poi, del gangster italiano Santo Russo (Riccardo Scamarcio) temprato letteralmente dalla strada. Il cliché lo conosciamo abbastanza bene, l’Italia è solita raccontare storie in cui l’eroe negativo – o se preferiamo il criminale – è il protagonista. Lo stesso regista De Maria, ha in più occasioni lavorato in prodotti per la televisione che riguardavano proprio il genere poliziesco, basti pensare a La squadra mobile o Squadra antimafia 8, giusto per citarne un paio. Si tratta quindi di un regista che conosce bene il genere ed infatti Lo spietato si differenzia dagli altri prodotti firmati dal regista di Varese. Il personaggio costruito da De Maria, e dai suoi sceneggiatori, è un gangster che, nonostante come si evince dal titolo non si fa scrupoli ad ammazzare tutti coloro che si mettono sul suo cammino, alla fine appare con un personaggio che impara una morale. Anche caratterialmente, Russo non sembra affatto un criminale ma una persona normale che ha preso una strada dalla quale è difficile uscire (come tra l’altro specifica lui stesso nelle sue scene da adolescente). Il merito di questo suo tenero interiore, è in parte garantito da suoi sue comprimari Slim (un ottimo Alessio Praticò) e Mario Barbieri (un esilarante Alessandro Tedeschi). I due non fanno altro che bacchettarsi a vicenda, rendendosi paragonabili al Gatto e la Volpe di Pinocchio. Oltre ai due soci in affari, Russo si circonda di una moglie bellissima (con il meraviglioso volto di Sara Serraiocco) con la quale metterà su famiglia. Ma dopo l’esilarante scena matrimoniale, in cui i lo sposo e la sposa si promettono amore eterno con lui in manette e lei incinta, il personaggio subisce una variazione di carattere. E qui emerge “lo spietato” vero e proprio, che si libera della gente di troppo intorno (in una scena che ricalca alla perfezione il killer prezzolato John Wick, con il quale Scamarcio si è scontrato nel secondo capitolo) e ha una fuga amorosa con la meravigliosa ragazza francese Annabelle (con il volto angelico di Marie-Ange Casta, sorella della più famosa Laetitia). Tra sparatorie, tradimenti, assassini su commissione e soprattutto un lungo arco temporale – che conclude la vicenda nella Milano degli anni Novanta – lo spietato è un discreto prodotto creato apposta per intrattenere lo spettatore garantendogli una buona dose di risate ma anche una forte tensione emotiva, nel momento in cui il personaggio diventa un vero e proprio personaggio affamato di potere.
Il film di avvale anche della partecipazione di Ignazio Olivia nel ruolo di un signore della droga intento a fare affari con Russo. Con un cast d’eccezione e una sceneggiatura ben scritta e concentrata, De Maria costruisce una gangster comedy (così da lui ribattezzata) mixata ad un po’ di thriller che sicuramente soddisferà lo spettatore, ma che di certo non si differenzia troppo da altri film legati allo stesso genere di cui abbiamo memoria. Alla fin fine, il film è un perfetto prodotto televisivo che fa la sua discreta figura anche in sala (dove sarà proiettato per tre giorni in una finestra evento prima della pubblicazione in streaming). Un’ultima nota va fatta su un fattore tecnico: essendo il film distribuito da Netflix (quindi in 190 paesi e in 20 lingue differenti), Riccardo Scamarcio e Sara Serraiocco doppieranno i loro personaggi anche in lingua inglese (la Casta farà lo stesso in francese con il suo personaggio). Un esperimento che è in fase di attuazione per la prima volta  in assoluto. In altre occasioni, Netflix si è sempre affidato a doppiatori americani professionisti.

Stefano Berardo

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