Cantami o Nolan di un uomo…
«Un viso, una guerra, un uomo, un’idea, uno stratagemma». Queste parole vengono scandite mentre mentre si banchetta, da qualcuno che vorrebbe richiamare la figura dell’aedo (cantore professionista dell’antica Grecia). Come un ciclo che arriva alla propria conclusione, questa stessa immagine tornerà alla fine di Odissea (The Odyssey), l’ultima creazione di Christopher Nolan, definibile epica non solo perché tratta del poema omerico, ma anche per come lo rappresenta. Un’epopea d’azione mitica girata in tutto il mondo utilizzando una tecnologia cinematografica IMAX® completamente nuova. «L’Odissea è un’opera incredibile, estremamente importante per la storia del mondo e lo sviluppo della cultura, ma non è mai stata adattata in un moderno blockbuster. Riflettendo su questo, mi ha stimolato la sfida di creare il mondo mitico dell’antica Grecia ed ero entusiasta di raccontare la sua storia, con tutta la ricchezza dei suoi temi, in un modo che non avevo mai visto», ha dichiarato il regista di Inception. Come spesso è accaduto nei suoi lungometraggi e ancor più in questo, la potenza dell’immagine è tale da rimanere impressa in mente e cuore anche a distanza di giorni dalla visione, oltre a essere funzionale alla narrazione. Coerentemente con lo stile dell’originale, caratterizzato da una narrazione non lineare ricca di flashback e storie nelle storie, così è la struttura di Odissea. Un momento cruciale, annunciato appunto dall’aedo, è lo stratagemma del Cavallo di Troia che ci viene raccontato da più punti di vista nel corso del film. Descrivere l’infiltrazione e il saccheggio di Troia era cruciale per l’adattamento di Nolan, il regista ha integrato dettagli e personaggi provenienti da fonti superstiti che offrono una descrizione più robusta dello stratagemma del Cavallo di Troia, tra cui l’Eneide di Virgilio e l’Agamennone di Eschilo. Quello che viene fatto passare come ‘dono per Atena’ distrugge una città (comprese le vittime civili) ed è questo ad attanagliare Ulisse (un credibilissimo Matt Damon), come se quei momenti rappresentassero un campanello d’allarme per riflettere sulla guerra, sui valori in cui credere e fino a che punto spingersi. Un filo lo collega indissolubilmente a un’altra figura, Telemaco (Tom Holland è bravo nel rendere le fragilità e, al contempo, la presa di coscienza), suo figlio ormai giovane adulto. Entrambi viaggiano: il padre per fare ritorno a Itaca; il giovane alla ricerca di notizie di Odisseo. A casa resta Penelope (Anne Hathaway), una regina che con grazia e tempra tiene testa ai ‘lupi’ pretendenti, una madre che pungola il figlio e una moglie che con uno sguardo trasmette l’amore nei confronti di un uomo di cui non ha più notizie, verso cui sceglie di essere devota. Uno degli epiteti di Ulisse era legato all’astuzia, che ben si addice anche alla sua sposa.
Odissea è un viaggio fisico e fantastico grazie alle avventure tra mostri, punizioni divine e incontri che segnano come quello con la ninfa Calipso (Charlize Theron) – proposta con una lettura interessante che volutamente non sveliamo – o la potente maga Circe (impressionante Samantha Morton, anche nella gestualità, misurata e da riturale). Restano nel cuore gli atti di fedeltà di Eumeo (John Leguizamo) e del cane Argo. A proposito di ‘simbolismo’ e rilettura d’autore, nel ruolo di Atena Nolan ha voluto Zendaya e Lupita Nyong’o nel doppio ruolo di Elena di Troia, regina di Sparta, e della gemella di Elena, Clitemnestra, regina di Micene; portano il peso e i segni di ciò che sono e di come abbiano determinato la Storia.
A un tratto si ascolta: «la civiltà rinascerà e i nostri errori saranno ancora una volta dimenticati». Sarebbe bello se potesse essere così, ma questo poema composto tra l’VIII e il VII sec a. C. risuona in maniera viscerale con questa messa in scena e, pensando ai tempi che stiamo vivendo, ci fa sperare nella ricostruzione, ma anche sentire minuscoli e senza quei valori dell’etica greca. Se davvero ne avessimo fatto tesoro, forse, non ci sarebbero certi ricorsi nel commettere errori così devastanti.
Maria Lucia Tangorra






