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La scelta di Joseph

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VOTO: 6

Tutto in una notte

Ogniqualvolta ci si ritrova al cospetto di un remake, la prima cosa che viene istintivamente da chiedersi è se sia valsa la pena rimettere le mani sulla matrice originale. Nel caso di Le Choix, rifacimento in salsa francese di Locke di Steven Knight, la risposta è assolutamente no. Per onestà di cronaca il film in sé, sceneggiato da Michel Spinosa e diretto da Gilles Bourdos, funziona, ma il suo essere a conti fatti nient’altro che un buon copia e incolla non basta a giustificare lo sforzo produttivo e a fornire al potenziale fruitore uno o più motivi sufficienti alla visione, a maggior ragione se si ha ancora fresco il ricordo di quella nemmeno troppo lontana della pellicola del 2013.
Fedelissimo al modello anglosassone, il remake distribuito nelle sale nostrane da Wanted Cinema a partire dal 29 gennaio 2026 con il titolo La scelta di Joseph dopo un passaggio alla 19esima edizione della Festa del Cinema di Roma, si limita a replicare il modus operandi e a riportare sullo schermo l’intero pacchetto narrativo e drammaturgico senza modifiche sostanziali, se non il cambio della geolocalizzazione dove si consumano gli eventi, passando dall’Inghilterra alla Francia. Per coloro che non hanno mai visto Locke, la vicenda narrata si svolge interamente all’interno di un’automobile durante un viaggio notturno, con il protagonista Ivan Locke (interpretato da Tom Hardy) che guida da Birmingham verso Londra, mentre affronta una serie di chiamate telefoniche che sconvolgono la sua vita perfetta. La scelta di Joseph dal canto suo ci conduce al seguito di Joseph Cross, un uomo che sembra uguale al suo lavoro: solido come il cemento che gestisce in grandi cantieri edili. Sposato, con due figli, la sua vita è perfettamente organizzata. Ma una sera, dopo una chiamata inattesa, lascia tutto, sale in auto e si mette in viaggio sull’autostrada verso un ospedale in quel di Parigi. Solo, al volante, deve prendere una decisione che potrebbe cambiare per sempre la sua esistenza.
Si assiste per gli ottanta minuti circa a un déjà-vu se non fosse che seduto nell’abitacolo ad affrontare l’odissea notturna on the road c’è Vincent Lindon e al capo opposto della cornetta si possono udire, tra le altre, le voci inconfondibili di Emmanuelle Devos e Micha Lescot. Sostituzioni nel cast che danno lustro e consistenza all’operazione, ma che in fin dei conti non spostano di un millimetro gli equilibri. L’interesse nei confronti del risultato dunque non può che spostarsi sulla performance di Lindon, che mette a disposizione del film la solita solida e credibilissima interpretazione nel ruolo di un uomo alle prese con la nascita di un figlio imprevisto. Il tutto in un one man show in presa diretta. Il resto è già agli atti, a meno che non si arrivi alla visione di La scelta di Joseph senza essersi precedentemente confrontati con Locke. In tal caso, la fruizione è consigliabile, altrimenti se proprio ce n’è bisogno invitiamo a recuperare l’originale.
Del resto sono trascorsi poco più di dieci anni dall’uscita dell’opera del regista britannico, uno iato temporale che non ha permesso al prototipo di sedimentare e di invecchiare come si farebbe per un buon vino. La storia, i contenuti e le dinamiche sono rimaste invariate, come è giusto che sia per un remake, ma il fatto che il tutto non necessitasse di un aggiornamento epocale data la risicata forbice temporale che separa le due produzioni rende a nostro avviso l’operazione non urgente, per non dire inutile non solo artisticamente parlando, ma anche commercialmente. Lo stesso discorso che si potrebbe fare per le decine di superflui rifacimenti di Perfetti sconosciuti realizzati alle diverse latitudini. Differente al contrario se come per la pellicola di Genovese anche per quella di Knight ci si trova davanti a un cambio di destinazione, ad esempio adattando il tutto a teatro come fatto da Filippo Dini nel 2020. A quel punto la rielaborazione ha un senso che sta proprio nel passaggio dal grande schermo al palcoscenico. Restando invece in campo cinematografico, la stessa cosa può essere valida anche per quei progetti derivati e/o remake non accreditati come Non riattaccare, dove quantomeno, al netto di similitudini e analogie, si è cercato di modificare gli ingredienti del menù base.

Francesco Del Grosso

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