Morville uno di noi!
Dopo la trilogia dei Diabolik, Marco e Antonio Manetti tornano alla commedia. Lo fanno attingendo al proprio vissuto, alle radici e ai ricordi d’infanzia, quelli che vedevano i cineasti capitolini, calabresi d’origine, trascorrere gran parte delle estati nel paese della madre, ossia Palmi, comune di poco più di 18.000 abitanti in provincia di Reggio Calabria, dove tra l’altro andavamo anche a vedere le partite della Palmese. Ricordi, questi, affidati poi alle penne di Emiliano Rubbi e Luna Gualano che da essi sono partiti come spunto per la sceneggiatura dell’ultima fatica dietro la macchina da presa dei bros. Attenzione però, non c’è nulla di autobiografico nella vicenda narrata, se non gli spunti di cui sopra che, mescolati con l’ambientazione e la letteratura sportiva, hanno dato vita alla storia e ai personaggi di U.S. Palmese, in uscita nelle sale il 20 marzo 2025 con 01 Distribution dopo le anteprime alla Festa del Cinema di Roma e all’International Film Festival Rotterdam.
La pellicola ci porta infatti in quel di Palmi al seguito di Don Vincenzo (Rocco Papaleo), geniale agricoltore in pensione, che ha un’idea folle per risollevare la squadra di calcio locale: organizzare una bizzarra raccolta fondi per ingaggiare Etienne Morville (Blaise Afonso), giocatore di Serie A, dal pessimo carattere, ma tra i più forti al mondo. Seppure controvoglia, Morville lascerà Milano per trasferirsi a Palmi e provare a risanare la sua immagine. Qui si scontrerà con una realtà fatta di sincerità, che porterà tutti a vivere un’esperienza indimenticabile. Nel passare dalla metropoli meneghina a un paesino del meridione la mente non può non tornare a Benvenuti al Sud se non fosse che è di un calciatore in pieno declino personale e professionale che si sta parlando. L’offerta della Palmese, resa possibile da una colletta fatta dagli abitanti della città, sarà per il protagonista di turno l’occasione di un riscatto che gli restituirà la passione per il calcio.
Ecco allora materializzarsi sullo schermo la più classica delle parabole sportive, le cui dinamiche sono ampiamente codificate e servono a coloro che decidono di percorrerle per disegnare le traiettorie di una storia di caduta e redenzione. Tutto non può che assumere le sembianze dell’ennesima favola sportiva che sappiamo esattamente dove andrà a finire, con il destino delle figure che la animano e del film in generale che è già scritto. Si segue di fatto un copione predefinito che ha tantissimi precedenti legato a loro volta a precise regole d’ingaggio, archetipi e stilemi del filone chiamato in causa, quello dello sport-movie. Il ché toglie sicuramente il gusto della scoperta, per via dell’assenza di originalità, ma non il livello di coinvolgimento e passione che opere a sfondo sportivo, calcistico nello specifico, sono capaci di provocare nel fruitore. Ed è su questi ingredienti che i Manetti e gli sceneggiatori si sono appoggiati per farcire e confezionare la ricetta di U.S. Palmese. Il plot in effetti non ha niente da registrare di significativo da un punto di vista narrativo e drammaturgico, poiché la parabola alla quale assistiamo segue punto per punto il tracciato che film come questi sono soliti completare in maniera più o meno netta. La vicenda infatti ruota e si sviluppa intorno al bagno di umiltà che è costretto a fare la giovane promessa strapagata dal talento indiscusso e dal carattere spigoloso, tutto genio e sregolatezza, quando dopo essersi disperso tra squalifiche e prestazioni poco brillanti si ritrova a militare in una scalcinata squadra dilettantistica calabrese, ritrovando se stesso e il suo equilibrio vitale nel più remoto angolo del mondo calcistico italiano.
Dunque al di là delle analogie più o meno evidenti con Il campione, Dream o Chi segna vince, è altrettanto chiaro il modus operandi che i Manetti utilizzano come pretesto per parlare di altre questioni, compresi vizi e virtù del Belpaese, del quale i registi romani dipingono con uno stile fumettistico ormai riconoscibile e collaudato un divertente, colorato e sgangherato ritratto. Il tutto si riversa in uno sport-movie che diventa nelle loro mani un giocattolone che strappa sorrisi anche quando si scende sul rettangolo di gioco. Il tripudio di ralenti, stop-motion e sagome animate con e attraverso le quali vengono messe in quadro le “gesta” atletiche di Morville e dei suoi compagni di squadra ricordano le folli acrobazie di Shaolin Soccer, ma sono le citazioni più o meno volute a Holly e Benji, L’allenatore nel pallone, Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento e all’indimenticabile rovesciata di Pelé in Fuga per la vittoria a rubare la scena.
Francesco Del Grosso









