Home AltroCinema Cortometraggi e video The Spectacle

The Spectacle

74
0
VOTO: 7,5

In magica sospensione sulla realtà

Chissà, magari un giorno anche la levitazione meriterà un approfondimento particolare, all’interno della Storia del Cinema. Si potrebbe per giunta passare da scene intense, magnetiche, misticheggianti, come quelle regalateci da Andrej Tarkovskij in criptici capolavori come Sacrificio e Lo specchio, a qualche altro approccio decisamente farsesco, sguaiato e goliardico, vedi l’indimenticabile Diego Abatantuono alias “Mago di Segrate” in Grand Hotel Excelsior di Castellano e Pipolo: “Cuncentramento! Lievitamento! Oppebbacco oppebbacco… sto lievitando, svulazzo!
In questa ipotetica “Storia della Levitazione sul grande schermo” meriterebbe ora un posto, a nostro avviso, uno dei cortometraggi più apprezzati alla 37esima edizione del Trieste Film Festival: The Spectacle di Bálint Kenyeres (Ungheria, Francia, 2025), girato nel cuore dell’Europa Orientale in un villaggio Rom, laddove la capacità di un ragazzo del posto di levitare da sdraiato, per un’altezza condizionata anche dai suoi stati d’animo, diventa la cartina di tornasole di svariate cose: il cinismo del circo mediatico allestito per l’occasione, l’atteggiamento beffardo di alcuni compaesani, la sensibilità del ragazzo stesso cui un simile “dono” pare al tempo stesso un privilegio e una iattura.

Non siamo stati i soli a rimanere colpiti da questo conciso, folgorante lavoro cinematografico, considerando che il Premio TSFF Corti (euro 2.000) offerto dalla Fondazione Osiride Brovedani e assegnato dalla giuria composta da Silvia Carobbio, Oana Ghera ed Eléna Laquatra è andato proprio a The Spectacle con la seguente motivazione: “Un miracolo silenzioso in una comunità Rom isolata apre una riflessione sulla visibilità e sull’incredulità, in un mondo dove la tecnologia ha spezzato il legame ontologico tra immagine e realtà. Ispirandosi al senso di magia proprio del cinema degli albori, il regista non spiega il meraviglioso, ma lo crea, inquadratura dopo inquadratura. Mettendo a nudo l’eccezionale, il film ricorda che il cinema può ancora farci credere. Vedere diventa così un fragile atto di attenzione verso le vite che restano ai margini dello sguardo”.

Spaccato antropologico di indubbia pregnanza, aggiungiamo noi, il corto del magiaro Bálint Kenyeres porta a fare i conti con le dinamiche sociali più desolanti, abiette, alternando però lampi di humour in qualche modo soterici, regalando infine al giovane protagonista un immaginifico momento di sospensione sui tetti di quelle modeste baracche, che è anche magica sospensione sulla (e della) realtà.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

tre × due =