Herstory

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

La Real Finzione

In concorso alla prima edizione di Indiecinema Film Festival, dedicato al cinema indipendente internazionale, Herstory, di Simon Barletti, è un raro esempio di mockumentary italiano. Il mockumentary, film realizzato con la tecnica del falso documentario,  è difatti un genere diffuso soprattutto nei paesi anglosassoni; tra i più famosi, lo statunitense The Blair Witch Project, (borderline tra mockumentary e found footage) ma non si può non citare anche lo strepitoso What We Do in the Shadows dell’istrionico Taika Waititi. In Italia, recentemente è stato presentato alla 25a edizione di Videocorto Nettuno l’interessante Non è solo un gioco di Guglielmo Lipari.

Herstory, per struttura ed intenzione, si avvicina molto al modello anglosassone, dall’incipit formale e parodistico di una trasmissione sui Racconti del mistero all’interpretazione (prevalentemente in lingua inglese); lo svolgimento è prettamente in stile giornalistico: interviste ai personaggi salienti della storia, immagini paesaggistiche e ‘di repertorio’, l’approccio scientifico; il risultato, ancorché incredibile, risulta perfettamente credibile. Solo il piccolo extra girato dallo stesso regista ci conferma la fittizia ricostruzione di eventi mai accaduti.

Il plot è di per sé intrigante; Herstory ripercorre infatti la storia di Adriane Chraibi, giovane scienziata creatrice del Mindcatcher, un dispositivo per la lettura della mente. Nata a Casablanca da mamma italiana, Arianna, e padre marocchino, Zahir, fin da bambina Adriane dimostra interesse per la scienza; alla separazione dei genitori, mentre la madre si trasferisce in Germania, il padre la porta a Khouribga, dove la piccola troverà nel fosfato il suo interesse principale. Dalla chimica alla matematica alla fisica, l’interesse per le scienze di Adriane è innegabile; così il padre la porta in Italia, dove la giovane arriverà a studiare alla Normale di Pisa. Autrice a soli 16 anni di una relazione fisica sulla Teoria spettrale di Schrödinger intrisa di filosofia Kantiana, si trasferisce nel Regno Unito per studiare alla University College of London. Qui, da un casuale incontro in un pub, nascerà l’idea di creare il Mindcatcher. Finché la giovane, viaggiatrice instancabile nell’est dell’Europa dell’ovest, non deciderà di far perdere le sue tracce, tra Finlandia ed Islanda.
A raccontarci la Adriane privata, sottolineata da una musica maestosa e potente, il padre e le sue amiche conosciute in giro per il mondo, dall’italiana Clara all’inglese Emily fino alla guida turistica islandese dal nome impronunciabile conosciuta nel parco termale di Hverageroi, che, su sua richiesta, le insegna la sua difficile lingua natale. L’Islanda, terra del ghiaccio e del fuoco, con i suoi vulcani, che affondano le loro radici nella Terra, che per Adriane è la metafora della mente umana, sarà per lei al contempo fonte d’ispirazione e di pace interiore, e sarà la sua scelta come meta finale.
È invece un giovane ingegnere della Koreatech a dare la spiegazione scientifica del Mindcatcher, che si basa sul Calculator, dispositivo creato da Adriane, indicandone i 4 problemi tecnici fondamentali: interpretazione, assimilazione, interpolazione, esecuzione. Interpretare il senso che si dà ad una parola è il problema principale; ad esempio, come si manifesta il pensiero della parola Chiesa? Come un edificio, con l’immagine di Cristo, come una comunità di fedeli? E poi, occorre tener presente innanzitutto che per ricevere un pensiero esterno dobbiamo smettere di pensare e poi che la nostra mente non può ricevere per intero il pensiero di un altro, occorre una macchina che conservi il pensiero al 100%: questa è il Calculator.
L’invenzione della giovane scienziata ha cambiato il ruolo delle donne nelle comunità scientifiche di tutto il mondo; molte scienziate donne sono venute alla luce, come testimonia una rappresentante delle Girls In Tech. Ma alla fine, l’abuso del Mindcatcher può risultare pericoloso; l’Adriane dei suoi ultimi giorni viene descritta al limite della sanità mentale, dal sesso con una betulla all’invio di metter al mondo un figlio albero. Ritiratasi a Selfoss, in Islanda, affiderà alla creazione, indossata dall’amica Emily, i suoi ultimi pensieri ed il battito del suo cuore. Le sue ceneri aspettano di essere sparse in tutte le principali città da lei visitate in vita; tutte, tranne Berlino ovest. Non finché non cadrà il muro. Ecco, i continui, anacronistici, riferimenti alla cortina di ferro, alla Berlino divisa, alle due Europe, non rendono solo Herstory al limite della parodia, ma sono piuttosto un messaggio criptato che si espliciterà ‘in corso d’opera’: per essere felici, chiediamoci chi siamo, e poi sentiamoci liberi di essere chi vogliamo.

Michela Aloisi

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