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It Was a Dark and Stormy Night

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VOTO: 7,5

Oltre il thriller

A voi un più che intrigante “biglietto da visita”. Ossia Lukas Moodysson qualche anno prima di girare Fucking Åmål – Il coraggio di amare, lo strepitoso lungometraggio d’esordio che rivelò il regista svedese alla comunità cinefila mondiale: eccolo mostrare già personalità e stile da vendere in alcuni corti realizzati, neanche trentenne, così da mettersi alla prova sperimentando curiose ibridazioni di genere oltre alla già dichiarata avversione per tutte le convenzioni borghesi.
La retrospettiva dedicatagli dal 42° Bergamo Film Meeting ci ha permesso di prendere confidenza con questi primi lavori, talora un po’ troppo espliciti nel voler mettere in campo le proprie competenze tecniche e qualche suggestione narrativa eccentrica, fuori dal comune, ma di sicuro godibili, salaci, simpaticamente anticonformisti.

Il più provocatorio del lotto è proprio, secondo noi, il primissimo cortometraggio da lui firmato ovvero It Was a Dark and Stormy Night (Det var en mörk och stormig natt, 1995), bizzarro impasto di generi che parte come il classico thriller americano e ingloba poi irresistibili elementi di satira sociale, cuciti su un astuto impianto meta-cinematografico.
Il corto, appena 10 minuti, comincia con alcune sequenze dal taglio decisamente archetipico, in quanto con un piglio alla “Amenabar prima maniera” il buon Moodysson si diletta a descrivere il terrore di una giovane donna, inseguita in un sotterraneo o forse una cantina dal maniaco di turno. Tipiche inquadrature da “slasher movie” in fieri. Montaggio serratissimo. Dettagli dell’arma impugnata dal pazzo omicida.
Primo scarto narrativo di un certo rilievo: le scene immediatamente successive, che definiscono meglio il quadro generale lasciando intendere che la storia appena introdotta non sia altro che un film, trasmesso alla televisione e guardato nel salotto di casa da un’anziana coppia svedese. In particolare è lei ad appare molto coinvolta, visibilmente presa dall’ansiogena trama. Ma il gioco di specchi tra realtà e finzione non si fermerà certo qui. Con gran sorpresa sia della coppia che di noi spettatori cinematografici, si scopre infatti che quanto si vede sullo schermo, grazie a una brusca sterzata verso il meta-cinema più paradossale, visionario e grottesco, sta avvenendo in realtà proprio nella loro casa, con la spaventatissima ragazza salita fino alla loro porta per chiedere aiuto. Lo straniamento che ne deriva, però, è più che altro per Moodysson un pretesto attraverso cui mettere alla berlina il cinismo, il menefreghismo e la viltà dei due vecchi, protagonisti a quel punto di una scelta tanto meschina e codarda da porre sul sulfureo cortometraggio un sigillo indelebile. Sicché una livida, nera catarsi sarà possibile, infine, solo grazie all’inesauribile sete di sangue dell’assassino.

Stefano Coccia

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