Guns Akimbo

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Miles mani di pistole

Ci sono film come Guns Akimbo che richiedono allo spettatore uno sforzo celebrale e un ingaggio emotivo minimi, quelli sufficienti per dedicarsi alla visione di un prodotto audiovisivo il cui unico scopo è quello di intrattenere il fruitore senza nessuna pretesa. Le regole del gioco sono semplici e hanno a che fare con la messa in stand-by delle funzioni celebrali, a favore di un coinvolgimento che riguarda solo ed esclusivamente l’aspetto ludico. Esattamente quello che accade quando si preme il pulsante dello start sul joystick di una console, ma senza l’interattività e la partecipazione richieste da un videogame. Ecco dunque cos’è il nuovo film di Jason Lei Howden: un cine-videogioco con il pilota automatico inserito.
Queste sono le conditio sine qua non per entrare in sintonia con questa modalità di fare cinema e dunque per approcciare al meglio una pellicola come questa. Se non si è disposti ad accettare le suddette condizioni forse è meglio tenersi alla lontana dalla sala. Consapevoli di questo e fruitori abituali di pellicole come Guns Akimbo, ci siamo recati all’anteprima italiana nel corso della 37esima edizione del Torino Film Festival, laddove l’opera seconda del cineasta neozelandese è stata presentata nella sezione “After Hours”.
Premuto il pulsante del play e spento il cervello ci siamo lasciati trasportare in un delirio cinetico che scaraventa lo spettatore nell’odissea di uno sviluppatore di videogiochi diventato suo malgrado il nuovo concorrente di un gioco mortale che trasmette illegalmente in live streaming. Il nerd risponde al nome di Miles, nei panni dei quali si è calato un Daniel Radcliffe sempre più lontano dal fantasma di Harry Potter che per anni lo ha accompagnato grazie a personaggi sui generis come quelli interpretati in Swiss Army Man e Horns. Con la complicità dell’attore inglese, il regista trasferisce sullo schermo una maionese impazzita che mescola senza soluzione di continuità Crank, Gamer, L’implacabile e Nerve.
Il risultato è un’esperienza filmica vuota di contenuti e dalla drammaturgia pressoché azzerata, ma straripante di un’azione inarrestabile che si riversa a sua volta in un thriller fantascientifico a suo modo divertente, dark, brutalmente violento, sboccato e in piccole dosi spaventosamente profetico. Si perché se si ha la capacità e la volontà di provare a scavare al di sotto della superficie, tra le venature di Guns Akimbo si può anche intercettare qualche messaggio. Ed è lo stesso autore a dichiararlo nelle sue note di regia: «Viviamo in una società in cui i social media e l’intrattenimento digitale sono estremamente diffusi. Il film parla dell’anelito catartico della società di guardare le vite degli altri dalla comodità dei propri schermi. Skizm è un’organizzazione che vende violenza pay-per-view: per divertimento riprende le vittime nel giorno peggiore della loro vita. La trovo una cosa interessante, considerando che le news oggi vengono trasmesse ventiquattr’ore su ventiquattro, e considerata anche la crescente tendenza delle persone ad agire illegalmente sui social, alla disperata ricerca di attenzioni. Il mondo di Guns Akimbo è una rappresentazione realistica, ma anche stilizzata e spesso comica, di queste idee».
Ora su quanto affermato da Lei Howden siamo in gran parte concordi, tranne sul fatto che quella da lui partorita sia una rappresentazione realistica. Ci perdonerà se dissentiamo, poiché la spinta propulsiva verso l’eccesso e l’inverosimile che caratterizzano la messa in scena e la messa in quadro sono per quanto ci riguarda iper-realiste. Il che restituisce sullo schermo un’immagine distorta, alterata nel ritmo (decelerazioni, accelerazioni e freeze-frame), iper-cinetica (la macchina da presa è infatti chiamata a compiere un vero tour de force che la costringe persino a sfidare le leggi di gravità) e fuori controllo della Società odierna.

Francesco Del Grosso

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