Easy Living – La vita facile

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7.0 Awesome
  • voto 7

Varcare il confine

Il concetto di confine può assumere – a seconda del modo in cui lo stesso venga trattato – le più disparate accezioni. Confine tra una nazione e l’altra. Confine tra una o più culture. Confine inteso come vera e propria barriera linguistica. Confine tra infanzia ed età adulta. Non è sempre semplice oltrepassare un confine. Eppure, quando ciò accade, può essere molto, molto complicato. E anche molto doloroso. Ed è proprio sul concetto di confine che è incentrato il lungometraggio Easy Living – La vita facile – opera prima dei fratelli Orso e Peter Miyakawa – già presentato all’interno della sezione Festa Mobile alla 37° edizione del Torino Film Festival.

Già dalla sua singolare ambientazione – nella piccola cittadina ligure di Ventimiglia, al confine con la Francia – Easy living – La vita facile presenta immediatamente numerose potenzialità. Camilla è una studentessa universitaria di Milano che passa gran parte del tempo a Ventimiglia, appunto, al fine di contrabbandare medicine acquistate in Francia. Un giorno arriva a casa sua il suo fratellastro quattordicenne Brando, in vacanza durante una pausa scolastica. I due faranno presto la conoscenza di Don, un giovane americano che lavora come istruttore di tennis, ma che sogna di diventare pittore. La vita dei tre verrà improvvisamente sconvolta in seguito alla conoscenza di Elvis, immigrato clandestino che sogna di varcare il confine con la Francia, al fine di raggiungere sua moglie, incinta di otto mesi. Che fare? Rischiare il tutto per tutto pur di aiutarlo? Ma come faranno i tre giovani a non farsi scoprire?
Questa opera prima dei fratelli Miyakawa denota immediatamente uno sguardo registico abituato a considerare vari scenari, vari panorami cinematografici. E, infatti, i due fratelli – che hanno vissuto tra l’Italia, gli Stati Uniti e il Giappone – hanno avuto modo di confrontarsi con realtà molto diverse tra loro, durante il loro percorso di formazione come cineasti. E la cosa, alla fine, si vede eccome. Easy living, infatti, dimostra immediatamente uno sguardo limpido, aperto, che di una comicità sottile e mai banale fa il suo punto di forza, evitando sapientemente tutti i numerosi luoghi comuni e stereotipi che potrebbero nascere da situazioni del genere.
E se il carattere gioioso, ma anche – a tratti – malinconico, irascibile e iper ansioso di Don, riesce a strappare più di una risata, è soprattutto un importante percorso di crescita che ogni singolo personaggio deve affrontare, il vero fulcro intorno a cui ruota l’intero lungometraggio. Salvare un’esistenza – e una famiglia – significa fare davvero qualcosa di importante nella propria vita. Ed ecco che, immediatamente, ci si rende conto che quell’inspiegabile senso di malessere vissuto ogni giorno appena svegli altro non è che la conseguenza di non aver mai dato un senso alla propria vita, di non aver mai fatto realmente qualcosa per sé stessi e per gli altri. A scapito del proprio nome di battesimo – Donald – che tanto e tanto sta a ricordare il presidente Donald Trump.
Temi importanti, spesso anche non facili, vengono trattati con leggiadria e gradita leggerezza in Easy Living, forte anche di un commento musicale dove le note al pianoforte di Wolfgang Amadeus Mozart fanno da giusto contrappunto ai momenti di suspense e si rivelano una scelta più che azzeccata, anche se non del tutto originale. E così, una disperata corsa contro il tempo sul lungomare si fa immediatamente liberatoria e fortemente metaforica. Perfetto coronamento di un piccolo e prezioso film che del suo profilo basso e della sua eleganza quasi naïf ha fatto i suoi inconfondibili marchi di fabbrica.

Marina Pavido

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