Potenzialità e zone oscure della globalizzazione
Appartato e dotato di un certo garbo, narrativamente ambizioso ma sempre ancorato a una apprezzabilissimo retroterra umanistico, il cinema di Fabio Massa ci è caro da tempo, tant’è che sulle pagine di CineClandestino ha trovato sovente spazio (e con firme di volta in volta diverse) l’analisi di opere sempre molto personali, come Aeffetto Domino (2018) o Mai per sempre (2020).
All’attore e cineasta stabiese proprio oggi, 24 febbraio 2025, spetterà un onore tutt’altro che trascurabile, dato che il suo ultimo lungometraggio è in procinto di essere presentato in una cornice istituzionale di indubbio prestigio. Difatti, su iniziativa dell’On. NaiKe Gruppioni, il film Global Harmony beneficerà alle ore 16 di una proiezione a inviti presso la Sala della Regina – Palazzo Montecitorio (Camera dei Deputati) alla presenza del regista Fabio Massa, degli attori Mariagrazia Cucinotta, Denny Mendez, Cristina Donadio, Tomas Arana, Faty Ba (strepitosa esordiente), Pietro De Silva, Tony Campanozzi, nonché del coproduttore della Goccia Film Rocco Buongiorno e di Francesco Fusco, che introdurrà l’incontro. Tale scelta non deve sorprendere, giacché diverse opere cinematografiche realizzate da Fabio Massa e quest’ultimo film in particolare si portano dietro un bagaglio di tensioni etiche e di impegno civile, tale da giustificare pienamente l’inserimento in contesti simili.
Lo diciamo a ragion veduta, visto che l’autore ci ha concesso prima dell’evento una visione privata di Global Harmony, da cui siamo usciti rinfrancati. Del resto il film, prodotto da Goccia Film e dall’americana NicheCo Holdings, può vantare un “pedigree” di tutto rispetto, dovuto in parte a un cast internazionale che comprende tra gli altri l’australiano Morgan David Jones, la star siriana Rash Bilal, Tomas Arana, Mariagrazia Cucinotta, Enrico Lo Verso, Cristina Donadio, Yulya Mayarchuk e Denny Mendez; ottimi contributi artistici e tecnici, insomma, per un lavoro che è già stato accolto con entusiasmo in ben 80 paesi, grazie anche alla distribuzione americana Freestyle, ottenendo svariati premi tra cui quelli al Minsk International Film Festival, al Los Angeles Film Fest e al Girona Film Festival. Altro fiore all’occhiello è la colonna sonora di Salvio Vassallo, impreziosita peraltro da un noto brano di Claudio Baglioni sui titoli di coda.
Venendo agli aspetti tematici e allo stile stesso del lungometraggio, Fabio Massa (coadiuvato in fase di sceneggiatura da Diego Olivares) ha voluto pescare nell’ambito così dibattuto della globalizzazione, cercando di metterne a fuoco sia le zone d’ombra che quelle potenzialità finora mai sfruttate, a causa di congiunture politiche ed economiche tese sempre ad avvantaggiare i più forti, a incoraggiare le più svariate forme di sfruttamento, ad alimentare divisioni di fronte alle quali organismi internazionali come le Nazioni Unite hanno poca voce in capitolo. Entrando ancor più nello specifico, con uno spirito un po’ alla Alejandro Iñárritu e un po’ alla Tom Tykwer il prologo mostra l’intersecarsi drammatico di diverse storie, un vorticoso intreccio del destino che come in una favola moderna porterà il protagonista, imprenditore e filantropo, ad adottare una neonata rimasta senza la madre per le conseguenze di un brutto incidente stradale.
Ma chi è il protagonista di questo racconto articolato, complesso e ancora una volta corale, circostanza ravvisata non di rado nella filmografia di Fabio Massa? Trattasi di Richard Foster, giornalista premiato per ben due volte col premio Pulitzer, cresciuto in una famiglia americana molto ricca e famosa, ma dotato di una integerrima indole morale che lo ha portato col tempo a non seguire più il business aziendale, allontanandosene con l’idea di fondare a New York una “Global Harmony Foundation” attraverso la quale lottare “donchisciottescamente” per la salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo, per una cooperazione globale e per la visione di un mondo basata sulle pari opportunità. Ma quando tenterà di alzare ulteriormente l’asticella, organizzando nel cuore del Mediterraneo un meeting attraverso il quale vorrebbe coinvolgere direttamente nella propria battaglia le Nazioni Unite e gli Stati parsi più recettivi, nei confronti delle sue proposte, quei “poteri forti” che operano nell’ombra non resteranno certo a guardare, muovendosi in difesa di multinazionali prive di scrupoli e di apparati governativi deviati…
Girato tra Stati Uniti, Tunisia e Campania, il film trova quindi la sua principale ambientazione nella splendida Lampedusa, così spesso al centro delle recenti cronache internazionali, che si trasforma qui in luogo simbolico dove il protagonista e i suoi collaboratori intendono portare avanti un’utopia senza precedenti, distaccandosi all’occorrenza dalle problematiche legate all’immigrazione per regalare al mondo qualche nuova speranza e una visione più “olistica” degli equilibri mondiali. Non mancano certo nella messa in scena piccole ingenuità o stonature. Personalmente abbiamo poco gradito il doppiaggio degli attori stranieri, un po’ troppo stentoreo per i nostri gusti. L’importante però è guardare oltre. Lasciandosi sedurre dalla volontà dell’autore di coinvolgere emotivamente un pubblico, che, in tal modo, è spinto a guardare lontano dal grigiore presente, verso possibili futuri ancora da esplorare.
Stefano Coccia








