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Sangue d’oro

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VOTO: 7

Questo (più o meno) è il sangue di Cristo

Vi era molta curiosità lunedì 23 marzo 2026, all’UCI di Porta di Roma, per la prima nazionale di Sangue d’oro, il film di Dario Germani che per qualche giorno sarà ancora visibile in questa e in altre sale del circuito UCI. Tra i motivi di tale curiosità uno spicca senz’altro: la possibilità di vedere Germani, fattosi apprezzare finora soprattutto nel campo dell’horror, alle prese con un altro genere tosto come l’action. E per vari motivi questa sua incursione nell’action movie (di cui al cinema è stato peraltro testimone uno spettatore d’eccezione, un autentico specialista, ovvero il più navigato collega Claudio Fragasso) ci pare abbia dato buoni frutti.
Intanto, ha fatto bene secondo noi Germani a non “tradire” del tutto la sua vocazione primaria, infarcendo il racconto di suggestioni esoteriche e potenziali elementi orrorifici, con tanto di cavie umane rese simili a zombi da crudeli esperimenti (portati avanti inoltre da presunti “filantropi” penetrati in villaggi del Terzo Mondo col pretesto di vaccinarne gli abitanti, il che rende il plot sinistramente, drammaticamente attuale… e in qualche modo persino “ammiccante”, almeno verso una parte del pubblico). Vieppiù, cosa che più di tutte ha saputo ammaliarci, il regista ha mostrato una notevole dimestichezza e confidenza col mezzo, ogniqualvolta (con l’eccezione forse dell’attacco di alcuni nativi alla barca dei protagonisti, un po’ sbrigativo e confuso) si è trattato di girare scene d’azione, sparatorie, inseguimenti, alcuni dei quali davvero suggestivi. Ad esempio quello lungo le strade e sui tetti di Manila, per noialtri il più esaltante.

Accennavamo a un presupposto di natura esoterica. Il folgorante incipit di Sangue d’oro ci cala subito in medias res, con un misterioso commando intento a penetrare in segretissimi e sorvegliatissimi ambienti vaticani, a Roma, per trafugare una preziosa reliquia: udite udite, si parla addirittura del sangue di Cristo! Una setta di fanatici propagatasi in varie parti del mondo lo vuole infatti utilizzare per creare un siero in grado di sconfiggere la morte. E a farne le spese sarà tra gli altri la coppia protagonista, in vacanza nelle Filippine, proprio per via del sangue di lei, appartenente a una varietà così rara e particolare da essere ritenuta utile ai fini dell’esperimento.
Solo che lui appartiene alle forze speciali e ha contatti ovunque, per cui, dopo il rapimento della moglie, il suo tentativo di salvataggio darà del filo da torcere ai fanatici religiosi e ai feroci, organizzatissimi paramilitari che fanno loro da guardie del corpo. Lo snodarsi poi del racconto tra Roma, Bratislava e Manila (con l’aggiunta di un “bonus” mediorientale in flashback) assicura a Sangue d’oro quel tocco internazionale che avevamo già apprezzato nelle ultime produzioni del regista italiano.

Apprezzabilissimo a nostro avviso anche il prologo un po’ alla Dan Brown coi “cattivi” impegnati a smantellare un sistema difensivo del Vaticano, fatto di “preti col fucile”, agenti preparatissimi e persino indomite Guardie Svizzere, che per la sua matrice vagamente fumettistica ed esagerata ci ha fatto tornare in mente gli impareggiabili cyber-frati dell’action di culto (sebbene piuttosto “trash”, agli occhi di alcuni) firmato da Tsui Hark in Italia, quel Double Team (1997) che vedeva tra i protagonisti Jean-Claude Van Damme, Mickey Rourke e addirittura Dennis Rodman!
Detto che le scene d’azione in Sangue d’oro risultano perlopiù credibili, ben congegnate, indovinati ci sono parsi anche gli spunti satirici, le ironie nei confronti del fanatismo religioso che si moltiplicano (con alcune situazioni e battute invero irresistibili) man mano che il fortino della setta nelle Filippine viene espugnato dal protagonista, con l’aiuto della squadra approntata in fretta e furia per la missione.

Stefano Coccia

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