Home In sala Uscite della settimana Romería – Il mare dei ricordi

Romería – Il mare dei ricordi

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VOTO: 7,5

La parte mancante

Che la memoria personale ricopra un ruolo di primaria importanza nel cinema di Carla Simón lo dimostra una filmografia nella quale hanno trovato posto opere che proprio al vissuto della regista catalana fanno riferimento. Nei tre lungometraggi fin qui realizzati, ai quali si vanno ad aggiungere le numerose prove sulla breve distanza, c’è sempre un po’ di lei, del suo vissuto e anche di quelle ferite che ancora adesso sono presenti nella sua mente e il cui dolore probabilmente, terapeuticamente parlando, prova a esorcizzare con e attraverso i poteri benefici della Settima Arte. Uno di questi è la tragica scomparsa dei genitori, morti di AIDS quando aveva sei anni, con lei che andò a stare dagli zii materni a Garrotxa, nella Catalogna settentrionale. Su questo importante capitolo della sua esistenza ha costruito il bellissimo racconto dell’esordio, Estate 1993, la cui trama ruota attorno a una giovane ragazza, alla sua reazione e ai modi con i quali gestisce la morte improvvisa del padre e della madre. Anche in Alcarràs, che racconta la scomparsa delle attività agricole familiari nei tradizionali campi di raccolta delle pesche della Catalogna vi erano non pochi spunti semi-autobiografici, gli stessi dai quali, sotto altre forme, l’ora trentottenne cineasta di Barcellona ha attinto per ragionare sull’elaborazione del lutto, il concetto di memoria e sui legami familiari.
In Romería – Il mare dei ricordi, nelle sale con I Wonder Pictures a partire dall’11 giugno 2026 dopo le apparizioni al 78º Festival di Cannes e in Alice nella Città della 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma, la Simón torna su quel dolore sospeso che tarda ancora ad affermarsi della morte dei genitori portando sul grande schermo la storia della diciottenne Marina, rimasta orfana in tenerissima età. In trasferta a Vigo prova a percorrere le tracce della famiglia del padre biologico. Qui, mentre incontra zii, cugini e parenti mai conosciuti prima, cercherà di ricomporre i ricordi, talvolta contraddittori, dei suoi genitori e del loro amore travolgente, riportando alla luce emozioni familiari a lungo sepolte, verità non dette e ferite mai del tutto rimarginate.
La protagonista è chiaramente il suo doppio e per incarnarla ha scelto la giovane attrice debuttante Llúcia Garcia, della quale siamo sicuri sentiremo parlare molto da qui ai prossimi anni, che regala una performance di grande intensità e presenza scenica. È lei il baricentro su e intorno al quale si muovono i file di un racconto stratificato su piani temporali che scorrono paralleli, si alternano e si sovrappongono: da una parte quelli del passato che riemergono attraverso le pagine del diario che la madre scrisse prima della sua nascita nel 1983 e dall’altra quelli del presente storico, il 2004, che si materializzano mediante le immagini filmate da Marina in Hi8 con la sua handicam.
Romería si trasforma così in un cortocircuito spazio-temporale che si allontana progressivamente dai toni realistici a favore di un realismo che si fa invece magico, nel quale il cinema della regista spagnola sembra avere trovato la propria dimensione autoriale, oltre che l’espressione e lo strumento perfetti per raccontare e raccontarsi.

Francesco Del Grosso

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