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Punti nascosti

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VOTO: 7,5

La violenza invisibile

Sei anni dopo il premio come miglior documentario al Saturnia Film Festival vinto con Supereroi senza superpoteri, Beatrice Baldacci, che nel frattempo ha esordito nel lungometraggio con La tana, è tornata alla kermesse toscana con la sua ultima fatica sulla breve distanza, Punti nascosti, presentata nella sezione “Sguardi di donne” della nona edizione.
Punto d’arrivo del progetto “(IN)Dipendenza Economica”, ideato per contrastare la normalizzazione della violenza economica, l’opera si pone l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico – in particolare le giovani generazioni – su abusi e dinamiche di controllo invisibili. Scritto da Giulia Brunamonti, il corto si sviluppa a partire da una serie testimonianze reali, raccolte e poi trasformate dall’autrice della sceneggiatura nel tessuto narrativo e drammaturgico del racconto. Il ché rende la materia in questione e le argomentazioni sensibili e complesse delle quali l’opera si è fatta carico e portatrice palpitanti e vere.
Il titolo è di per sé una chiara lettera d’intenti in tal senso: i punti nascosti richiamano quelli che nel cucito non si vedono, ma che nella vita possono stringere fino a togliere il respiro. Metafora, questa, assolutamente calzante, che in Punti nascosti si traduce in una storia incentrata su due donne di generazioni diverse che condividono una ferita comune. Clara è una donna di 75 anni rimasta vedova, che si ritrova a gestire una vita e un’eredità economica che non ha mai avuto il potere di amministrare direttamente. Anna è una giovane sarta intrappolata in dinamiche di sottomissione finanziaria. Quest’ultima, pur essendo la principale fonte di reddito, si ritrova comunque subordinata all’autorità economica del compagno. Non dispone nemmeno di quel margine decisionale minimo che, all’interno di quei modelli più retrogradi, passava dal controllo dello spazio domestico: la maggior parte del suo tempo è assorbita da mansioni di fatto domestiche, svolte in un contesto che però è, formalmente, quello lavorativo. È un personaggio emblematico, che racconta come la violenza economica possa manifestarsi in forme stratificate, dissimulate e difficili da riconoscere. Spesso, talmente radicate e normalizzate da risultare quasi impercettibili. Clara, che in sé ha imparato a riconoscere le stesse dinamiche, sceglie di avvicinarsi a lei. Il loro incontro genera un percorso di consapevolezza, coraggio e rinascita.
In Punti nascosti si sceglie di raccontare un tema assai complesso e lo si fa in maniera intergenerazionale, mostrando diverse sfaccettature della violenza economica. Da qui nasce l’idea di inserire una donna più anziana, che si trova alle prese con un lato economico della vita di cui non si era mai occupata, e una donna più giovane, che subisce un altro tipo di violenza, quella legata allo sfruttamento del lavoro. L’autrice della sceneggiatura prima e la regista poi consegnano allo spettatore di turno, con la complicità davanti la macchina da presa delle intense performance di Paola Sotgiu (Clara) e Rose Aste (Anna), una duplice prospettiva attraverso la quale affrontare la tematica e fornire spunti sui comportamenti disfunzionali a essa legati.
La cineasta di Città di Castello si appoggia ai silenzi e alle gestualità più che con le parole, facendo transitare il magma incandescente di emozioni cangianti e le dinamiche della storia prevalentemente attraverso l’intesa dei gesti e degli sguardi. Viene a crearsi di riflesso un forte collegamento empatico tra le protagoniste. È questo il punto di forza di un’opera che dice tutto ciò che da dire senza doverlo sottolineare e spiegare a livello di dialogo. Ciò permette a Punti nascosti di esplorare il ventaglio di emozioni, al contempo di fornire, senza scivolare nel didascalismo e nello spot fine a se stesso, spunti sui comportamenti disfunzionali da osservare e mettere a fuoco per saper prevenire e contrastare un fenomeno tanto odioso quanto diffuso e poco riconosciuto. In questo modo, la Baldacci porta sullo schermo un giro di esistenze intrecciate che permette al cortometraggio di toccare le corde del cuore e contemporaneamente assolvere al compito informativo e di prevenzione per il quale è stato voluto, concepito e confezionato.

Francesco Del Grosso

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