Home In sala Prossimamente L’Hangar Rosso

L’Hangar Rosso

7
0
VOTO: 9

Notte prima del colpo di stato

Verrà regolarmente distribuito nelle nostre sale a partire dal 9 luglio 2026, ossia dopo l’anteprima italiana al Biografilm Festival 2026, questo tesissimo lungometraggio che va ad aggiungere una tessera importante, al sempre più articolato mosaico della rappresentazione del golpe cileno sul grande schermo. Diretto con maestria dal cineasta cileno Juan Pablo Sallato, co-prodotto da Cile, Argentina e Italia – nella fattispecie da Marco Luca Cattaneo (Rain Dogs), Valentina Quarantini (Caravan), Stefano Mutolo, Raika Khosravi e Carolina Pezzini (Berta Film) -, L’Hangar Rosso (Hangar Rojo) aveva avuto la sua anteprima mondiale alla 76esima Berlinale, mettendosi subito in luce per il taglio così personale, severo, coerente, con cui si è proceduto ad aggiornare la poetica di Patricio Guzmán e dei primi lavori (i più belli) di Pablo Larraín. Ma con un occhio alla complessità del rapporto tra vittime e carnefici che può parimenti ricordare il cinema dell’italo-argentino Marco Bechis, cantore a sua volta (grazie ad autentiche pietre miliari del filone in questione, come Garage Olimpo e Hijos) dei desaparecidos argentini e di quei crimini, non meno gravi, compiuti dall’altra feroce dittatura militare successivamente insediatasi nella nazione vicina.

Tornando a L’Hangar Rosso e tornando perciò in Cile, trattasi qui di un incalzante thriller politico ispirato a un libro dal taglio autobiografico, memorialistico, Disparen a la Bandada di Fernando Villagrán, nel quale l’autore rievoca la propria allucinante esperienza personale durante gli arresti di massa successivi al golpe di Pinochet; in tale racconto Fernando Villagrán esprime peraltro la propria riconoscenza per colui che, disattendendo gli ordini dei suoi superiori, contribuì a salvare la vita sia a lui che ad altri prigionieri politici. Quest’uomo è il Capitano Jorge Silva, ex dirigente dell’intelligence dell’Aeronautica incaricato dopo l’11 settembre 1973 di offrire il proprio contributo, allorché l’Accademia presso cui venivano da lui addestrati i giovani cadetti si trasformò di colpo in un centro di detenzione e tortura. Quando il capitano si mostrò recalcitrante, rifiutandosi di eseguire gli ordini più disumani e crudeli, venne arrestato anche a lui e torturato a lungo, prima di poter andare con la moglie in esilio.
Girato in uno splendido bianco e nero, che sembra di suo rafforzare le forti tensioni morali dell’opera, il film di Juan Pablo Sallato s’avvale di un ritmo concitato, nervoso, per seguire con crescente apprensione le azioni del protagonista e di un nucleo ristretto di personaggi, a partire dalla notte che precedette il golpe e da quell’atmosfera così pesante.

La regia, così asciutta e attenta a soppesare ogni dettaglio, genera una suspense costante e dà peso alle scelte dei protagonisti, sia quelli che hanno deciso da tempo di aderire pienamente al brutale disegno repressivo orchestrato tra i vertici delle forze armate e gli Stati Uniti (vi sono poche, ma significative allusioni a tale coinvolgimento), sia quei pochi – tra cui spicca naturalmente il Capitano Jorge Silva – che mettendo a rischio la propria vita offriranno un esempio di rara dirittura morale. Ottime le scelte di casting, decisamente centrate quando a essere esplorato è il campo degli oppressori e degli aguzzini, ma valide anche quando l’attenzione si sposta sulle loro vittime. A svettare su tutti, però, a dominare l’inquadratura col suo sguardo penetrante, severo, è proprio il carismatico interprete chiamato a impersonare il protagonista: Nicolás Zárate, perfettamente in grado di concentrare ed evidenziare nei prolungati silenzi, in qualche stringata risposta o in un’espressione facciale rivelatrice, tutta la pressione che la brutalità esplosagli intorno all’improvviso esercita sulla sua coscienza.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

9 + 17 =