Tutto si crea e tutto si distrugge
Le immagini della scia di distruzione e morte provocata dall’alluvione che nel maggio del 2023 si è abbattuta sull’Emilia-Romagna e sulla sua popolazione, con piogge persistenti, allagamenti, straripamenti e frane che hanno provocato 17 vittime e 10 miliardi di euro di danni, sono ancora vive nella memoria collettiva, come una cicatrice aperta e sanguinante che non ne vuole sapere di cicatrizzarsi. La memoria e gli aspetti emotivi e immaginativi delle persone che quegli eventi catastrofici li hanno vissuti sulla propria pelle sono stati il punto di partenza di Mud, il cortometraggio d’animazione firmato a quattro mani da Caterina Salvadori e Mariasole Brusa, presentato nel concorso di categoria della nona edizione del Saturnia Film Festival.
Carnefice principale di quella immane tragedia è stato il fango che ha sepolto e spazzato via cose, case e persone, quello chiamato in causa dal titolo dell’opera in questione che qui si fa esperienza concreta e fonte di distruzione. Ma quello stesso fango le autrici hanno voluto provare a raccontarlo anche da punto di vista poetico, restituendone sia il fascino creativo, sia metaforico attraverso la leggenda del Golem, un gigante di argilla plasmato e animato dall’uomo mediante formule magiche e testi cabalistici, utilizzato originariamente come servo o difensore, appartenente alla mitologia ebraica. Il fango, incarnato da questa figura antropomorfa immaginaria, è profondamente legato all’istinto creativo, al bisogno umano di plasmare, di dare nuova forma alla realtà, di modificare l’ambiente: è probabilmente la prima materia non organica con cui l’uomo si è relazionato nel suo agire attivamente sul territorio. Al contempo, tuttavia, il fango detiene un enorme potere, ossia la capacità di distruggere intere città come nel caso dell’alluvione in Emilia-Romagna.
Creazione e distruzione si intrecciano senza soluzione di continuità in un corto di animazione che mescola efficacemente live-action e stop-motion come nel recente e pluridecorato Playing God di Matteo Burani. Anche in quel caso è l’uomo a farsi Dio, creatore chiamato a plasmare con le proprie mani e a manipolare la sostanza informe, creando figure sempre più complesse e a decidere del loro destino. Per Burani era l’argilla, mentre per le colleghe è il fango, ma la sostanza non cambia, così come il concetto che c’è dietro. Se nel primo caso si abbracciava una visione orrorifica, in Mud si resta confinati in un limbo imprecisato che ha si un dramma di fondo, ma a rappresentare il baricentro narrativo e drammaturgico c’è il fascino ambiguo del fango, creativo e repulsivo insieme. Le immagini fotograficamente impattanti che mostrano due mani plasmare esseri e topografie generano emozioni contrastanti che invadono lo schermo e si riversano sullo spettatore, spinte dall’onda anomala da una colonna sonora magnetica e avvolgente (di Andrea Napolitano) che rappresenta il valore aggiunto dell’opera.
Francesco Del Grosso









