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Thunderbolts*

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VOTO: 7

Avventura ben costruita per scacciare i recenti fallimenti

Negli ultimi anni l’universo cinematografico Marvel ha visto sparire, morire o andare in pensione gran parte dei suoi eroi. I bei tempi degli Avengers sono finiti e a difendere l’umanità dalle grandi minacce e calamità globali sono rimasti in pochi. In questo desolato scenario hanno saputo muoversi figure senza scrupoli, alla ricerca di un modo per riprendere il controllo del pianeta e per far diventare i supereroi delle risorse o delle pedine da usare. Una di queste è certamente la contessa Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), che è ormai alle strette e sotto indagine da parte del governo americano, essendo quasi scoperti i suoi turpi esperimenti sugli esseri umani e le sue oscure macchinazioni. E’ tempo per lei di eliminare gli eroi “di scarto” di cui si è servita a lungo, così da far sparire le ultime prove che possono incriminarla. Aiutata dalla sua recalcitrante assistente (Geraldine Viswanathan), invia dunque in una missione suicida Yelena, una Vedova Nera (Florence Pugh), Ava Starr, alias Ghost (Hannah John-Kamen), lo US Agent (Wyatt Russell), che aveva cercato di essere il nuovo Capitan America, e la sfortunata Antonia Dreykov, il Taskmaster (Olga Kurylenko). Questi però, ovviamente, riescono a sfuggire alla trappola, capiscono di essere stati traditi e, nella fuga, vengono aiutati dal Soldato d’Inverno Bucky Barnes (Sebastian Stan) e dall’ex supereroe russo Alexei Shostakov (David Harbour), noto come Red Guardian e padre di Yelena. Durante lo scontro per salvarsi la pelle, fanno anche la conoscenza del mite e misterioso Robert Reynolds (Lewis Pullman), forse l’unico sopravvissuto agli orridi esperimenti della de Fontaine, anche se il suo reale potenziale nell’ambito dell’enigmatico “Progetto Sentry” deve ancora emergere. Come si vede, c’è tanta carne al fuoco e un cast davvero corale in Thunderbolts* un’avventura dove, invece di darsi alla macchia e sparire, i più disperati personaggi formano un nuovo gruppo, i Thunderbolts appunto, per affrontare la contessa e salvare Robert da sé stesso, prima ch’egli divenga una minaccia micidiale per tutto il mondo.
Il regista Jake Schreier è alla guida di un progetto che sulla carta ha delle ottime potenzialità, vista anche la sceneggiatura di Eric Pearson e Joanna Calo che solleva diversi punti interessanti. Probabilmente su questo titolo ci sono anche una serie di aspettative, visto il prossimo arrivo sul grande schermo dell’atteso Fantastici Quattro – Primi Passi e la deludente performance al botteghino della cosiddetta Casa delle Idee nell’ultimo quinquennio (sì c’è il recente successo Deadpool & Wolverine, ma è l’eccezione). Il risultato finale lascia ancora qualche perplessità pur non trattandosi di una brutta pellicola o, quantomeno, pur non apparendo come una sorta di costosa puntata televisiva finita per caso sul grande schermo, come accaduto con Captain America: Brave New World. Un altro punto a favore è che la storia raccontata, per nulla sconvolgente, priva di qualsiasi colpo di scena o di svolta particolarmente emozionante, è quantomeno lineare e coerente, senza dare la sensazione di essere stata girata una dozzina di volte mentre alla sua scrittura si avvicendava un esercito di sceneggiatori.
L’impressione generale è quella di un’avventura costruita onestamente, con un budget non all’altezza di altri film Marvel del passato (scarsissima la colonna sonora), che cerca di gettare le basi di un universo cinematografico le cui fasi quattro e cinque sono state costellate di fiaschi e che in tanti vogliono lasciarsi alle spalle il più presto possibile.
Ci sono alcune tematiche meritevoli di attenzione: essere degli eroi, o meglio dei supereroi, non è per niente facile, non è per forza la strada maestra per la felicità e il successo, ma è sempre una scelta, una però che va fatta razionalmente e con decisione. I grandi poteri sono un qualcosa che va gestito nel migliore dei modi, perché personalità poco mature o individui combattuti possono infatti utilizzarli nel modo sbagliato: con questo non si intende per forza desiderare di impiegare le proprie capacità per fare del male, ma privi di raziocinio e lucidità si può finire comunque per fare danni irreparabili. Si tratta di ottime occasioni per riflettere, anche per via di momenti della vicenda più drammatici e angosciosi, stemperati solo a tratti da un umorismo finalmente meno grossolano e imbarazzante di quanto visto altrove, come per esempio nel pessimo Ant-Man and the Wasp: Quantumania (2023) ma altri cattivi esempi abbondano. Eppure in mano ad un regista più ardito o a sceneggiatori meno spaventati (forse) di mettere in scena l’ennesimo flop, questi concetti avrebbero potuto produrre un film decisamente superiore. Ma il tentativo di ritrovare una scintilla sembra esserci e bisogna darne atto alla Marvel.

Massimo Brigandì

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