Home AltroCinema Documentari I nemici del popolo

I nemici del popolo

12
0
VOTO: 7,5

“Sentinelle” e colonizzatori

Campo e controcampo, con uno sfondo color petrolio. Da un lato ci sono loro, invasori e colonizzatori, i cui vertici operano in giacca e cravatta ai livelli più alti, delegando a studi legali senza scrupoli la difesa dei propri interessi, ma affidando in certi contesti – Africa e America Latina, per esempio – il lavoro sporco ad autentici tagliagole o veri e propri squadroni della morte, i quali non si fanno alcuno scrupolo a minacciare l’incolumità di chiunque cerchi di limitare le prepotenze e l’ingordigia dei loro padroni. Qui si sta parlando, naturalmente, delle grosse compagnie petrolifere, di quelle multinazionali che sono solite usare qualsiasi mezzo pur di ottenere diritti di estrazione in territori che, senza alcuna precauzione presa sul fronte ambientale, subiscono poi uno sfruttamento tale da inquinarli in profondità mettendo così a rischio interi ecosistemi e con essi la salute degli abitanti.
Ma nel documentario che in tal modo abbiamo cominciato a introdurvi è il “controcampo” a guadagnarsi, giustamente, i favori del pubblico, essendo rappresentato da quelle “sentinelle” che vigilano a beneficio della comunità, monitorando e segnalando gli abusi a costo di gravi rischi personali, ristretti alla sfera legale in alcuni casi, potenzialmente letali o comunque di natura fisica in altri.

Ci fa pertanto piacere che I nemici del popolo, documentario prodotto da Revolver per cui è prevista più avanti più ampia distribuzione, abbia intanto ottenuto lo scorso 7 giugno una prestigiosa menzione speciale “Ambiente & Società” presso il più autorevole festival di cinema ecologico italiano, ossia il  CinemAmbiente di Torino.
Solido nell’impostazione e ricco di tensioni, grazie anche a un montaggio rapsodico che permette di esplorare in parallelo differenti realtà, favorendo così una loro comparazione, il bel documentario di Andrea Marinelli alterna spaccati di lotte ambientali in Italia e in Sudamerica, più precisamente in quell’area amazzonica dove la Natura e le comunità indigene hanno subito gli attacchi più gravi, devastanti, sfacciati. Ma anche ciò che si è tentato di fare di recente sulla costiera adriatica e che purtroppo alle società che s’arricchiscono coi combustibili fossili è già riuscito in Lucania ha prodotto, purtroppo, conseguenze serissime, portando a forme di inquinamento tali da contaminare le falde acquifere, mandare in rovina allevatori e agricoltori, decimare la fauna e far aumentare drasticamente nella popolazione la casistica di malattie mortali o comunque invalidanti.

Per rendere più chiaro il tutto, Andrea Marinelli e i suoi collaboratori hanno coinvolto nelle riprese un gran numero di testimoni, ossia attivisti, allevatori danneggiati, ricercatori scientifici, giornalisti scrupolosi (talora soggetti a vili e pretestuose cause giudiziarie, sollevate in malafede e con lo scopo di zittirli dalle multinazionali stesse) e altri personaggi che di fronte allo scempio in atto hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte, finendo talvolta per pagarne le conseguenze in prima persona. Come è successo allo stoico Maggiore Giuseppe Di Bello, onestissimo rappresentante delle forza dell’ordine che per aver denunciato coscienziosamente gli esiti nefasti della presenza di sostanze inquinanti nelle acque del Pertusillo, lago della Basilicata importantissimo per gli approvvigionamenti idrici, invece di ricevere un encomio venne scaricato e addirittura denunciato dalle autorità competenti. Desolanti paradossi italiani. In parallelo, si vede denunciare da parte delle “sentinelle” operanti nelle comunità dell’America Latina pericoli ancora maggiori, con attivisti pesantemente intimiditi o persino fatti sparire per sempre. A tutti loro deve andare la nostra gratitudine. Ed è pertanto condivisibile che sui titoli di coda de I nemici del popolo, titolo che peraltro si ispira liberamente all’opera teatrale “Un Nemico del Popolo” di Henrik Ibsen, compaiano proprio i ritratti a matita dei protagonisti, coloro cioè che si sono spesi in vario modo per la difesa dell’ambiente e della collettività.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

1 × due =