I fratelli Sisters

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Due fratelli a spasso per il West

Cineasta prolifico ed eclettico, Jacques Audiard è, al giorno d’oggi, uno degli autori provenienti dalla Francia maggiormente apprezzati da pubblico e critica di tutto il mondo. Premiato nel 2015 con la Palma d’Oro per Dheepan – Una nuova vita, il regista, fin dall’inizio di carriera, è sempre stato solito mettere in scena storie di persone che, al fine di conoscere meglio sé stessi e di capire quale sia il proprio posto nel mondo, devono affrontare non pochi cambiamenti, i quali si verificano quasi sempre durante un viaggio, reale o metaforico che sia. Così è stato, appunto, per i suoi precedenti lavori, così è anche in questa sua ultima fatica, The Sisters Brothers (nella versione italiana I fratelli Sisters), presentata in Concorso alla 75° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. A differenza delle sue precedenti opere, la presente ha, però, un qualcosa in più che potrebbe far pensare quasi a una sorta di inversione di rotta all’interno della sua stessa filmografia. Ma andiamo per gradi.
Ci troviamo nell’Oregon, durante i primi anni dell’Ottocento. Charlie ed Eli Sisters sono due cow boy che lavorano come sicari per conto del Commodoro. Charlie (Joaquin Phoenix) sembra nato per uccidere, mentre Eli (interpretato da John C. Reilly) sogna da sempre una vita più tranquilla. Un giorno i due vengono incaricati di ammazzare un uomo che sembra aver trovato una formula chimica per riuscire a scovare ogni pepita d’oro che si trova sul fondo dei fiumi. Avrà inizio, così, un lungo viaggio, che permetterà ai due fratelli di conoscersi meglio e di capire quanto sia importante, in realtà, il loro legame.
Il tono divertito e scanzonato del presente lungometraggio si intuisce sin dal titolo (“The Sisters brothers”, tradotto letteralmente – e senza tenere conto del fatto che si tratta di un cognome – è “I fratelli Sorelle”). Una cosa, questa, non sempre così frequente nel cinema di Audiard. Così come nuova è la scelta di un’ambientazione western. Pur trovandosi di fronte a sì tanti nuovi elementi, però, il regista è risultato particolarmente a proprio agio, riuscendo a trattare egregiamente sia lo script – che ha dato, di fatto, all’opera la forma di un road movie – sia la gestione degli spazi che, non per ultimi, i quattro interpreti sui quali si regge l’intero lungometraggio (oltre a Phenix e a Reilly, vi sono anche Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed).
Il suo The Sisters Brothers è, di fatto, quasi come un giro sulle montagne russe, in cui ad attimi di divertita, catartica – e mai gratuita – violenza si alternano momenti esilaranti (come le scene in cui Eli scopre l’esistenza dello spazzolino da denti o dello scarico del gabinetto), ma anche situazioni fortemente commoventi.
Il risultato finale è quello di un Jacques Audiard al massimo della forma, cosa che potrebbe anche far pensare che, probabilmente, più che al filone drammatico, lo stesso regista sia maggiormente affine a un brillante e leggero cinema di genere. Ovviamente, è ancora presto per affermarlo con certezza e, pertanto, non ci resta che attendere con ansia i suoi prossimi lavori.

Marina Pavido

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