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The Invite – Il piacere è tutto nostro

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VOTO: 7,5

Una proposta indecente

Ogniqualvolta ci troviamo al cospetto di spettacoli teatrali o di film caratterizzati dall’assenza di ambientazioni esterne, tutti concentrati in un’unica location, nello specifico una casa, con le stanze e nello specifico il salotto che si trasformano in un “ring” all’interno del quale si consumano degli animati scontri fisici e dialettici tra un numero X di personaggi (il più delle volte quattro unità) su questioni più o meno rilevanti, la mente non può non andare di default a Carnage e prima ancora a Il Dio del massacro, la travolgente pièce della drammaturga francese Yasmina Reza del 2006, dalla quale Roman Polanski ha tratto la fortunata pellicola del 2011. Di conseguenza tanti sono i cloni o i derivati che riaffiorano nella memoria, compreso quel Perfetti sconosciuti che ha fatto la fortuna di Paolo Genovese, diventando un fenomeno planetario e un modello da replicare alle diverse latitudini.
Eppure Cesc Gay all’epoca della scrittura e della messinscena della sua pièce Los vecinos de arriba nel 2015 non sembra essersi posto il problema, al contrario, consapevole della tenuta drammaturgica del testo e della validità della resa dello spettacolo ha poi adattato il tutto per il grande schermo cinque anni dopo realizzando Sentimental, da lui stesso diretto. Del resto, il rischio di dare alla luce l’ennesima fotocopia del suddetto riferimento era piuttosto elevato, dato che anche in questo caso si trattava di una vicenda ambientata in un luogo circoscritto dove le coppie bevono, litigano e vanno in crisi man mano che la serata procede, degenerando. I fatti invece hanno dato ragione al regista spagnolo, con la commedia che ha riscosso un discreto successo anche nella versione cinematografica, tanto da attirare l’attenzione di produttori e colleghi che ne hanno tratto dei remake in Francia, Svizzera, Corea del Sud, Italia (sia a teatro che al cinema con il titolo Vicini di casa, firmati rispettivamente da Antonio Zavatteri e Paolo Costella) e in ultimo negli Stati Uniti. A rimettere mani sull’opera in questione ci ha pensato Olivia Wilde con il suo The Invite – Il piacere è tutto nostro, in uscita nelle sale nostrane a partire dal 16 settembre 2026 con I Wonder Pictures, dopo l’anteprima nella sezione Piazza Grande della 79esima edizione del Locarno Film Festival.
L’attrice newyorkese ha scelto proprio l’opera del regista spagnolo per tornare per la terza volta dietro la macchina da presa dopo le esperienze di La rivincita delle sfigate (2019) e Don’t Worry Darling (2022). Come nella più recente non rinuncia alla recitazione, cosa che invece aveva fatto nell’esordio, ritagliandosi un ruolo di primo piano in un cast di all stars, che da solo è sufficiente a ripagare il prezzo del biglietto. Accanto a lei, a formare un quartetto delle meraviglie, ci sono infatti Seth Rogen, Edward Norton e Penelope Cruz. Con Rogen in particolare fa scintille nei panni dei coniugi Joe ed Angela, il cui matrimonio è ormai in piena crisi e logorato dalla routine, almeno fino a quando l’invito a cena dei loro enigmatici vicini di casa (Cruz e Norton), una coppia affascinante e spregiudicata, consente alla serata – e di conseguenza alla loro relazione – di prendere una piega inaspettata a seguito di un’offerta davvero difficile da rifiutare. Quale sia la lasciamo alla visione, anche se chi ha avuto modo di vedere lo spettacolo e/o il film originale, oppure intercettato qualcuno dei precedenti remake, ne è già a conoscenza. Ma indipendentemente da questo aspetto, The Invite resta comunque una piacevole occasione di divertimento grazie a una commedia romantica che se non fosse così diretta, senza giri di parole, doppi sensi e peli sulla lingua, avremmo definito degli equivoci. Qui di equivoci non ce ne sono ed è proprio questa sua schiettezza, mai volgare, a rappresentare il punto di forza della pellicola. Questa non parla per metafore e tutta la sostanza più scandalosa, e allo stesso tempo divertente, viene rappresentata con onestà e disinvoltura, creando un effetto naturalmente comico, ma anche verosimile, accompagnando la platea verso un’analisi quasi necessaria della materia trattata.
Il testo esplora con ironia i tabù, le inibizioni e le dinamiche relazionali. Lo fa con uno humour scorretto quanto basta , che grazie alla riscrittura di Will McCormack e Rashida Jones assume toni e colori dal retrogusto decisamente anglosassoni rispetto alla matrice. Il ché ha permesso al film della Wilde di distaccarsi, almeno per quanto concerne il registro, dagli altri adattamenti che risultano invece più fedeli all’originale iberico. Per uscire dall’impianto meta-teatrale e dai canoni del kammerspiel che normalmente opprimono e soffocano operazioni come queste, rendendole tutte uguali a se stesse, l’attrice e regista statunitense strizza l’occhio al Woody Allen di September e punta su dialoghi serrati e affilati, sulle efficaci performance degli attori e soprattutto su una eclettica e ritmata regia che scandisce i “round” con il commento musicale incalzante e sincopato di Devonté Hynes.

Francesco Del Grosso

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