Marte, rosso pianeta bolscevico e traditor
«Anta… Adeli… Uta…». Con l’arrivo di questi misteriosi segnali dallo Spazio, che sembrano preludere alla celebre frase «Klaatu, Barada, Nikto!» pronunciata, qualche decennio dopo, in un’altra pellicola di culto prodotta invece negli Stati Uniti, ovvero Ultimatum alla Terra (The Day the Earth Stood Still, 1951) di Robert Wise, aveva inizio quello che da molti viene considerato il debutto nella fantascienza del cinema sovietico. Un debutto coi fiocchi, realizzato all’epoca del muto sulla falsariga del romanzo omonimo di Aleksej Nikolaevič Tolstoj. E ci fa molto piacere sapere che un simile lungometraggio verrà nuovamente proiettato giovedì 17 settembre 2026, presso il Teatro Flavio di Roma, nell’ambito di una quarta edizione del festival eXtramondi (ribattezzata non a caso Oltre le frontiere del tempo) che attraverso pochi, oculati titoli intende anche rendere omaggio ai capolavori della fantascienza russa.
In Aelita di Jakov Aleksandrovič Protazanov, il film datato 1924 di cui si sta ora parlando, si ha del resto l’impressione che le vibrazioni tipiche di quel periodo, un periodo di grande fervore artistico e sociale nell’ancor giovane Unione Sovietica, vi confluiscano con un certo slancio: dalle speranze riposte nel progresso dell’umanità alle analoghe tensioni che il Cosmismo russo proponeva in svariati ambiti culturali e con toni quasi messianici. Per quanto riguarda il così peculiare intreccio di ricerca scientifica e misticismo presente in tale corrente di pensiero consigliamo a tutti, per quanto sia divenuto oggi praticamente introvabile, Comunismo magico: leggende, miti e visioni ultraterrene del socialismo reale (Castelvecchi, 2004). Molteplici sono i campi di indagine affrontati dall’autore, Francesco Dimitri, nel saggio in questione. Ne riportiamo un breve passaggio, focalizzato su temi solo apparentemente marginali, così da suggerirne la portata: «L’aspirazione all’immortalità e alla resurrezione potrebbero aver influito sullo sviluppo della tecnica della imbalsamazione dei leader comunisti dopo la loro morte, come nel caso della salma di Lenin che, su consiglio di Stalin, e contro il parere di Trotsky, fu imbalsamata e custodita nel celebre mausoleo della Piazza Rossa a Mosca. In questa ottica, Nikolai Setnitsky (1888-1937) fu invece fautore della creazione di una sorta di “necropoli mondiale” (in russo, ‘mirovoi necropoli’), situata nelle regioni gelate dell’estremo nord, in attesa della futura resurrezione tecnologica dei morti.»
Torniamo però a Aelita. La mirabolante spedizione di cui si descrive l’iter nella pellicola, spedizione destinata a raggiungere Marte, viene ivi rappresentata attraverso il classico montaggio alternato: in alcune sequenze si seguono i preparativi sulla Terra in vista della missione, mentre altre scene introducono lo spettatore alla realtà aliena, dove è una figura femminile di grande carisma a regnare. Aelita, per l’appunto. Ed è soprattutto nel segmento marziano, sebbene lo stesso design dei macchinari sovietici non sfiguri affatto, che la fantasia del regista, degli scenografi e dei costumisti si è superata. Le arzigogolate scenografie aliene dagli onnipresenti scalini e dai tratti sinuosi, insoliti, ben si prestano ad accogliere personaggi, i cui costumi hanno una foggia altrettanto inusuale. Mentre trucchi scenici e sulla pellicola danno vita a oggetti dal funzionamento alquanto singolare. Con tutto un proliferare di spirali, linee sghembe e vertiginosi tagli prospettici che possono ricordare il coevo Espressionismo tedesco.
La storia del viaggio su Marte fa poi emergere il ruolo di due russi dall’indole differente, il militare Gusev e ancor più l’ingegner Los, uno le cui scelte sentimentali avranno nel prosieguo del racconto altrettanta importanza dell’indubbia preparazione scientifica. Ma quello di Protazanov è un film in cui i personaggi femminili interagiscono energicamente con le controparti maschili, quasi a parafrasare il ruolo molto attivo delle donne nella società sovietica delle origini, una società che del resto ‘compagne’ di immenso spessore come Aleksandra Michajlovna Kollontaj avevano contribuito a formare, ottenendo diritti prima di allora impensabili. Per quanto riguarda le parti sulla Terra ci si appassiona quindi alla dedizione e alla dolcezza dell’infermiera Masha, come anche alla straordinaria operosità di Natasha, la moglie di Los. Ma è soprattutto l’apparizione di Aelita regina di Marte, interpretata da Yuliya Solntseva, a dotare il film di un’eroina a tutto tondo, tale da prefigurare il successo che eroine simili continueranno ad avere nella science fiction letteraria e cinematografica.
Stefano Coccia









