Don’t Worry Darling

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Il “loro” mondo perfetto

Dopo la prima apparizione pubblica alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, laddove è stato presentato nel fuori concorso della 79esima edizione, per Don’t Worry Darling di Olivia Wilde è già tempo di approdare sugli schermi nostrani. Dall’anteprima lidense al 22 settembre, data scelta dalla Warner Bros. Pictures per l’uscita nelle sale italiane, è trascorsa poco più di una manciata di settimane. Un lasso di tempo, questo, che ci ha permesso di riflettere più approfonditamente su quanto visto giorni fa nel corso della kermesse veneziana per poi tradurlo in un’analisi critica in occasione del rilascio del film nel nostro Paese.
Rileggendo il materiale a disposizione una cosa salta subito all’occhio e quel qualcosa è il deciso cambio di rotta che la Wilde ha voluto dare al suo percorso da regista, che con Don’t Worry Darling affronta la seconda tappa dopo un esordio di tutt’altro genere. Al 2019 risale il suo esordio nel lungometraggio dopo qualche precedente esperienza sulla breve distanza con qualche corto e videoclip. La pellicola in questione è La rivincita delle sfigate, una pluripremiata commedia giovanile con la quale l’autrice è arrivata a conquistare anche una nomination ai Bafta. Per la sua nuova esperienza dietro la macchina da presa, alla quale ne seguiranno sicuramente altre a giudicare dalle dichiarazioni recentemente rilasciate (già in lavorazione Perfect, un biopic sulla storia della ginnasta Kerri Strug), la Wilde ha attinto ad altri colori della tavolozza per portare sullo schermo la trama e i personaggi contenuti nello script di Katie Silberman.
Bastano pochi minuti per iniziare a sentire puzza di bruciato provenire dal mondo “perfetto” in cui si muovono i protagonisti della vicenda. Siamo in un quartiere residenziale da qualche parte nel deserto della California. Case, arredamento, automobili, tutto rimanda agli anni Cinquanta. In questa città utopica che ospita a pochi km di distanza un’azienda sperimentale trascorrono spensierati i loro giorni Jack e sua moglie Alice. L’amministratore delegato, Frank, è non solo un uomo d’azienda visionario, ma anche un ottimista life coach motivazionale. I mariti trascorrono le loro giornate all’interno del quartier generale del Victory Project, lavorando allo sviluppo di materiali innovativi, mentre le loro mogli, inclusa Shelley, la compagna di Frank, si godono il lusso della loro comunità. Tutto ciò che chiedono in cambio è discrezione e impegno indiscusso per la causa di Victory. Ma quando iniziano ad apparire delle crepe nella loro vita idilliaca, mostrando sprazzi di qualcosa di molto più sinistro che si nasconde sotto la facciata attraente, Alice non può fare a meno di chiedersi esattamente cosa stiano facendo a Victory, e perché. Quanto è disposta a perdere Alice per svelare ciò che sta realmente accadendo in questo paradiso?
La risposta ovviamente la lasciamo alla visione di quello che ben presto rivelerà la sua vera natura drammaturgica e di genere, ossia quella di una Sci-Fi con venature horror e thriller alla quale fa da cornice un mondo artificialmente costruito su misura che mescola senza soluzione di continuità la cittadina tranquilla e ordinata sotto un sole splendente e il miglior clima possibile di Pleasantville, la gigantesca neuro-simulazione alla Matrix e il reality tv in cui si muove inconsapevole il Burbank di The Truman Show. Ma quali siano i meccanismi che lo regolano e il segreto che il suo creatore e coloro che lo popolano nascondano non è dato saperli, con lo svelamento della verità che rappresenta la componente mistery che serve come esca per attirare e portare con sé lo spettatore sino all’epilogo. L’architettura thriller eretta dalla sceneggiatrice e tradotta in immagini dalla Wilde regge, anche se a conti fatti darà alla luce il classico segreto di Pulcinella. L’amaro in bocca per una chiusura prevedibile quanto scontata resta attaccato al palato per molto tempo, ciononostante l’attenzione del fruitore resta alta, grazie alla capacità della scrittura di seminare indizi e alla costruzione della tensione in fase di messa in quadro, che sale e scende in maniera febbrile seguendo il percorso di scoperta della protagonista interpreta da una convincente Florence Pugh. Quest’ultima affiancata da un cast altrettanto efficace, nel quale hanno trovato spazio la stessa regista, Harry Styles e Chris Pine.

Francesco Del Grosso

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