The Ground Beneath My Feet

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Mia sorella è figlia unica

Tra i titoli in concorso alla 33esima edizione del Festival Mix Milano c’è stato spazio anche per The Ground Beneath My Feet, la quarta fatica dietro la macchina da presa di Marie Kreutzer, approdata sugli schermi della kermesse milanese sulla scia dei pareri discordanti raccolti nel corso dell’anteprima mondiale nella competizione della 69esima Berlinale. Una divergenza di opinioni assolutamente legittima che vede i due fronti critici schierarsi da una parte e dall’altra della soglia della sufficienza. Il film della regista austriaca, infatti, ha un motore che funziona a fasi alterne a causa di debolezze strutturali nell’architettura narrativa e drammaturgica che non consentono ai punti di forza e alle potenzialità di esprimersi al meglio. Per quanto ci riguarda, le note positive emerse dalla visione hanno fatto sì che il giudizio in merito all’operato della Kreutzer raggiungesse e oltrepassasse, seppur di poco, la linea della sufficienza.
Nonostante le fragilità nella scrittura, le digressioni nella parte centrale e un senso di incompiutezza che alleggia negli ultimi frangenti, The Ground Beneath My Feet ha al suo interno una serie di ingredienti che riescono a compensare le suddette mancanze, consentendo al risultato di mantenersi a galla e non sprofondare negli abissi della mediocrità. Tra questi c’è senza dubbio la performance di Valerie Pachner, vista recentemente a grandissimi livelli in A Hidden Life di Terrence Malick e in Egon Schiele: Death and the Maiden di Dieter Berner, che qui veste i panni della trentenne Lola, una consulente di management di successo che si sposta costantemente di azienda in azienda con il compito di ristrutturarle. Il suo elegante appartamento di Vienna assomiglia di più a una casella postale o a una lavanderia che a una casa. Non è raro che Lola lavori un centinaio di ore alla settimana, senza contare le cinque sedute in palestra, i pasti lussuosi con i clienti e le notti passate in asettiche stanze d’albergo. La sua carriera, che sta portando avanti con intelligenza, efficienza e astuzia spietata, sembra inarrestabile. Lola applica la stessa disciplina nell’organizzare la sua vita privata. Ciò significa che nessuno è autorizzato a sapere dell’esistenza della sua sorella maggiore Conny, malata psichiatrica da lungo tempo, che non lascia mai il suo appartamento. Ma quando Conny tenterà il suicidio, Lola cercherà un modo per starle vicina. Alla fine, c’è giusto una linea sottile che separa poli opposti come l’ordine e il caos, l’ascesa e la caduta, anche per chi si muove in una società basata sul successo personale.
La Pachner firma un’interpretazione intensa e capace di restituire le diverse sfumature di una donna catturata in un modello sociale moderno e competitivo della quale finisce con l’essere suo malgrado schiava, tanto da costringerla a mettere da parte gli affetti (la sorella affetta da schizofrenia) e a rifugiarsi in clandestini rapporti sessuali con la sua dirigente. Di personaggi dall’esistenza e dal DNA simile a quelli di Lola le filmografie sono piene, ciononostante l’attrice austriaca riesce a dare voce e soprattutto corpo a una sequenza di stati d’animo cangianti che avrebbero messo in difficoltà moltissime colleghe. Lei fa sua Lola, tirando fuori il vasto ventaglio di emozioni e sfaccettature messe a disposizione dalla scrittura. Nel suo ritratto e nella mutazione che subirà strada facendo ci sono i tasselli migliori del film.
The Ground Beneath My Feet è una pellicola che deve moltissimo al suo cast (da segnalare anche le prove di Pia Hierzegger e Mavie Hörbiger, rispettivamente nei ruoli di Conny ed Elise), ma anche alla capacità della cineasta austriaca di creare uno stato ansiogeno persistente (le telefonate anonime che arrivano al cellulare di Lola), alimentato da una venatura mistery che scorre sotto la superficie del dramma umano e familiare. Quello scritto e diretto con eleganza formale dalla Kreutzer è un film che sulla carta vorrebbe puntare l’accento sul tema della malattia mentale, ma in realtà è la parabola sulla scalata disperata e ossessiva alla montagna del profitto e del successo professionale della protagonista che l’opera riesce a raccontare con più convinzione ed efficacia.

Francesco Del Grosso

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