Settembre

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8.0 Awesome
  • voto 8

(Ri)scoprendo la propria stagione

In un ‘normale’ giorno di settembre Francesca – una Barbara Ronchi che (di)mostra sempre più le proprie qualità interpretative e la versatilità, comprese le espressioni del volto sempre spontanee e adeguate alla situazione di turno – si volta verso suo marito (Andrea Sartoretti) mentre dorme e lo osserva. Guglielmo (Fabrizio Bentivoglio) ha già una certa età, lasciatosi andare da quando la moglie lo ha lasciato: la prima immagine che ci viene presentata è di un uomo mezzo addormentato, con poca voglia di andare a lavoro. Maria (Margherita Rebeggiani) è tornata dalle vacanze estive, ha già altri pensieri, ma sua madre cerca di riportarla coi piedi per terra intimandole di non darle il permesso per uscire di casa finché non disfa la valigia.
E poi abbiamo ancora Ana (Tesa Litvan), Debora (incarnata da Thony che continua a stupire nel ruolo di attrice) col compagno, Sergio (Luca Nozzoli) – il figlio di Francesca – pronto a fare il disinvolto con la compagna di classe-amica Maria per poi (sco)primis anche lui, il ragazzo di quartiere.
«Sometimes I feel so happy / sometimes I feel so sad/ Sometimes I feel so happy / but mostly you just make me mad / Baby, you just make me mad» (da “Pale Blue Eyes”) ascoltiamo, a un tratto e vi consigliamo di tenerla a mente perché è un brano che tornerà e si rivelerà chiave. Ogni personaggio di Settembre, chi prima, chi dopo, chi insieme alla propria amica, chi provando nuove esperienze e chi con la verità sbattuta in faccia, si ritrova a realizzare che non stanno vivendo un’esistenza agognata, ma più una fotocopia sbiadita in cui ‘reprimere’, ‘tenersi dentro’ sembrano essere i mantra per sopravvivere. Quando, però, si assaggia anche solo per un attimo la felicità, magari per caso, ci si ritrova a chiedersi se ce la si possa ancora concedere, se una via sia ancora possibile.
Non vogliamo rivelarvi il ruolo che ognuno di loro avrà in relazione all’altro, le situazioni in cui saranno messi alla prova, ma senza dubbio l’esordio alla regia di Giulia Louise Steigerwalt (presentato in anteprima mondiale al Bif&st 2022) ha le carte per conquistare lo spettatore, suscitando sorrisi, palpitazioni del cuore, imbarazzi così come slanci fino a riflettere – senza moralismo – sulla propria quotidianità, sul punto in cui è.
Dalla sceneggiatrice – per citarne alcuni – Il campione e Marilyn ha gli occhi neri, un racconto corale che esplora le relazioni umane, la nostra natura più profonda e la ricerca di un contatto più autentico tra le persone – e quest’ultimo dovrebbe essere un valore da rimettere al primo posto.
«Tutte queste storie erano unite nella mia testa da un tema comune, che sentivo forte e che coincide con un’autenticità dei sentimenti, un rientrare in contatto con se stessi nel momento in cui incontri qualcuno che ti risveglia da una situazione in cui ti sei assopito, sei incastrato, tanto che vai avanti senza chiederti più cosa desideri veramente. Volevo parlare di un risveglio collettivo. Queste vicende si toccano appena, però si influenzano molto», ha spiegato la Steigerwalt durante l’incontro al Bari International Film Festival, aggiungendo: «Da un punto di vista di regia, mi interessava molto esplorare un mondo e, scendendo un po’ più nel tecnico, di tenermi larga per mostrare la sua complessità. Poi nel momento in cui c’era un’intensità di emozioni, diventava per me fondamentale essere molto intima coi personaggi: ecco perché con il direttore della fotografia (Vladan Radovic, nda) abbiamo ricercato diversi primi piani. Era fondamentale entrare in empatia con i protagonisti» ed effettivamente il risultato finale è questo, merito sì della scrittura così come dello sguardo registico, ma anche di come gli attori hanno vestito la pelle dei propri ruoli facendoli diventare persone tangibili coi difetti – compresi i brufoli -, le fragilità, le aspirazioni e il desiderio di essere amati che nutriamo tutti noi.
«Mi sono ricordata com’è quando tutto fila»… scopritelo in sala chi lo afferma.

Maria Lucia Tangorra

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