La ùltima tarde

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Crisi di coppia e di vita

Joel Calero, regista  di origini peruviane, ha presentato il suo secondo lungometraggio La ùltima tarde durante l’11esima edizione della Festival del Cinema di Roma, e sono probabilmente da attribuire proprio alla relativa inesperienza del regista  quei difetti narrativi e una certa carenza d’originalità che lo contraddistinguono.
Laura (Katerina D’Onofrio) e Ramòn (Lucho Càceres) si rincontrano dopo 19 anni per portare a termine le pratiche di divorzio; a causa di una loro dimenticanza saranno costretti ad attendere il ritorno dell’avvocato e dunque a  trascorrere qualche ora assieme a passeggio per le strade di Lima, approfittandone per scambiarsi informazioni sulle loro vite presenti e riportare a galla episodi spinosi del passato. Per due ore la macchina da presa segue la coppia passo dopo passo, riuscendo a cogliere espressioni eloquenti e intensi scambi di sguardi, ma è la tematica ideologica che si aggiudica il ruolo di primo piano: si scopre infatti che la separazione tra i due coniugi fu dovuta alla fuga di Laura, e non da una relazione sentita come opprimente e consunta, ma dall’associazione militante di estrema sinistra della quale entrambi facevano parte. Il rancore di Ramòn si rivelerà ben lontano dall’essersi spento, e si scontrerà con la disillusione che oramai caratterizza l’atteggiamento politico di Laura. Come se non bastasse, la confessione di un aborto al tempo taciuto contribuirà alla capitolazione, piuttosto banale e prevedibile, del finale.
Nonostante l’indubbia bravura dei due protagonisti, La ùltima tarde procede senza particolari guizzi registici ma soprattutto senza concedere alla sua sceneggiatura approfondimenti tematici: le forti questioni politiche man mano sollevate vengono lasciate cadere o comunque non vanno mai oltre la trattazione superficiale, perdendo così una buona occasione per esplicitare argomenti  determinanti  non solo per il destino di Laura e Ramòn, ma per quello più generale dell’umanità. Con un approccio di questo tipo, era inevitabile che il film si riducesse ad un incasellamento di luoghi comuni, a scambi di battute non proprio originalissimi e a situazioni che hanno del già visto.
Un’occasione persa, dunque, il debutto registico di Joel Calero, che non dispone dell’originalità e la passione necessarie a salvarlo da un subitaneo oblio.

Ginevra Ghini

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