La Befana vien di notte

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Finalmente la Befana!

Se soltanto pochi giorni fa è stato proiettato in anteprima – in occasione della trentottesima edizione del Fantafestival – l’interessante documentario Aquarius Visionarius – Il Cinema di Michele Soavi, per la regia di Claudio Lattanzi, ecco che, appena prima delle feste natalizie, è stato presentato alla stampa l’atteso lungometraggio – dopo un lungo periodo passato a lavorare esclusivamente per la televisione e a ben dieci anni dall’ultmo lavoro per il cinema, Il Sangue dei Vinti – dello stesso Soavi, ossia La Befana vien di notte, in cui, con atmosfere che tanto stanno a ricordare il cinema d’oltreoceano, viene messa in scena la storia di una singolare, bizzarra e amorevole Befana. Stiamo parlando della dolce maestra Paola (Paola Cortellesi), una donna apparentemente giovane che insegna da moltissimi anni in una scuola elementare di un piccolo paesino dell’Alto Adige. Alla donna, dunque, sembrerebbe non mancare nulla: ha un lavoro che ama, tanti bambini che le vogliono bene e un compagno che vorrebbe sposarla (Fausto Maria Sciarappa). Ciò che la frena dal fare il grande passo, però, è proprio il fatto di trasformarsi di notte nella Befana, restando, al contempo, eternamente giovane. Un giorno, uno spietato produttore di giocattoli (Stefano Fresi) che da piccolo non aveva ricevuto alcun regalo da lei, la rapisce, al fine di annullare il suo potere e di essere l’unica persona a dispensare giochi ai bambini. Saranno gli alunni della stessa Paola a cercare di salvarla, una volta scoperto il suo segreto.

Ad una prima lettura della sinossi, la cosa appare sin da subito assai interessante, sia per la trama fantasy che per la presenza dei bambini – qui in un ruolo particolarmente importante – la cui missione non può non far pensare addirittura ai mitici Goonies o a Stand By Me. Di fianco a così allettanti premesse, però, troviamo, purtroppo, uno script (firmato Nicola Guaglianone) che fa acqua da tutte le parti: una storia che non fa altro che arrancare – con espedienti prevedibili e piuttosto deboli – fino alla fine, elementi lasciati in sospeso (vedi, ad esempio, la stessa storia d’amore tra Paola e il suo compagno, o il burrascoso rapporto tra la stessa Befana e Babbo Natale) e, non per ultimo, un finale in cui magicamente tutto viene risolto, senza che ci sia una spiegazione a quanto accade, grazie a (o sarebbe meglio dire “a causa di”) un deus ex machina tra i più clamorosi che si siano mai visti.
Sono i presenti scivoloni a far perdere parecchi punti a un lavoro che altrimenti avrebbe potuto rivelarsi alquanto interessante e che è stato “salvato in corner” proprio dalla regia dello stesso Soavi, il quale ha conferito al tutto un aspetto potentemente visionario, con riuscite atmosfere gotiche (d’altronde non poteva mancare, in un film come questo, il suo personalissimo piglio autoriale), buoni effetti speciali, un copioso uso di grandangolo atto ad accentuare le situazioni di tensione e mistero e persino la mitica figura di un simpatico – e spesso provvidenziale – barbagianni, quasi un marchio di fabbrica all’interno dell’importante filmografia del regista.

Marina Pavido

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