Intervista a João Pedro Rodrigues

0

I fiori del male

Si è fatto conoscere nel 2000 con Il fantasma, film incentrato su di un netturbino in una Lisbona notturna e dark, presentato alla Mostra di Venezia e poi uscito anche nelle sale italiane. João Pedro Rodrigues è uno dei più affermati registi portoghesi contemporanei, con una filmografia dedicata a tematiche ambientali e queer. Con O Ornitólogo vince il Pardo d’argento per la miglior regia al Festival di Locarno 2016. Si tratta di una sua versione della figura di Sant’Antonio, dove torna anche la passione per il bird watching, iniziata quando il padre gli regalò il cannocchiale all’età di 8 anni. Il suo ultimo lavoro, Fogo-Fátuo, una fantasia musicale su un erede al trono che vuole diventare pompiere, è stato ora presentato alla 52a Quinzaine des Réalisateurs. Abbiamo incontrato João Pedro Rodrigues a Cannes in questa occasione.

D: Molti tuoi film hanno a che fare con l’ecologia. In Il fantasma c’erano le discariche e il protagonista era un netturbino. Ora in Fogo-Fátuo tratti il tema degli incendi boschivi e il film è incentrato su un personaggio, un erede al trono, che vuole diventare pompiere. Come hai sviluppato questa storia?
João Pedro Rodrigues: Mi sono ispirato a una notizia che avevo letto. In Portogallo non abbiamo la monarchia dal 1910, da più di cent’anni, e i discendenti della famiglia reale vivono nel paese come normali cittadini. Uno di questi ha voluto diventare pompiere. L’idea mi è venuta da lì e ho poi immaginato la storia. Anche la storia che il padre racconta a pranzo, quando il figlio dice che vuole diventare pompiere, è la storia di un aristocratico che è stato capo-pompiere all’inizio del secolo.

D: Sembra che il protagonista sia ispirato al movimento di Greta Thunberg, ma questa sua vocazione è vista con ironia nel film. Come mai?
João Pedro Rodrigues: Il film è pieno di ironia. Si cita Greta quando lui legge il giornale. Personalmente penso che questo movimento sia importante per i giovani. Io poi l’ho utilizzato perché non parla soltanto dell’ambiente ma anche perché in questo momento si vede l’immagine degli uomini di colore, nella pittura. Come a suggerire che ci stiano guardando. Lui poi si innamorerà di un ragazzo di colore. L’ironia è che lui ha avuto un’educazione conservatrice e andrà a trovare l’amore nella caserma dei pompieri con un ragazzo nero.

D: Questa presenza degli uomini di colore dipinti, e poi nella realtà, è un riferimento al colonialismo?
João Pedro Rodrigues: È come se loro siano passati da quello, sono confortati da quello. Quando fanno l’amore, si insultano come sulla base degli insulti colonialistici, ma utilizzando l’ironia.

D: C’è un contrasto tra gli interni severi e aristocratici della casa e il bosco. Nel tuo cinema la natura rappresenta di solito il trionfo dei sensi, della sessualità e della libertà. Confermi?
João Pedro Rodrigues: In questo caso il tema si arricchisce di significati. Prima si vede la foresta dipinta. Quella è la rappresentazione di una foresta che c’era davvero, la foresta reale, piantata nel XIII secolo. Era una fonte di legno che veniva utilizzato per costruire le navi che partivano per il mondo. Molto simbolico. Quella foresta è sempre stata rinnovata, fino al 2017, quando è andata tutta in fiamme. Per il protagonista questa è la sua educazione. Il padre, quando parla della foresta, parla di una forma che nel giovane si svilupperà come una scoperta di sessualità. E si svilupperà quando arriva in un posto dove c’è la libertà, in questa caserma che è di fantasia.

D. Come mai una caserma dei pompieri è il luogo deputato a ciò?
João Pedro Rodrigues: Mi sono permesso di immaginare questa situazione perché tra i militari c’è molto cameratismo. Abbiamo girato in una caserma vera e loro sapevano cosa facevamo. Io penso che il mondo anche si è molto aperto. Sapevano che era una storia omosessuale, ma non è stato nessun problema, sono stati molto simpatici. Anche perché erano coscienti che non avrebbero potuto dire di no, non adesso. Ormai in Portogallo ci sono i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Poi si fanno tanti calendari con i pompieri, in pose scultoree. Non possono non aver coscienza del carattere omoerotico di quelle immagini. Sono destinate a un pubblico femminile ma anche maschile. Ho pensato di giocare con questa idea, quando loro rappresentano quadri famosi.

D: Mi puoi parlare delle canzoni usate nel film? L’aspetto musicale è importante. Come le hai scelte?
João Pedro Rodrigues: C’è una canzone degli anni ’80, scritta per il giorno dell’albero, per i bambini sull’importanza della natura. Una canzone canzone molto naif. Ho pensato di utilizzarla adesso, con il tema ecologico precedente al pensiero ambientalista di questi anni. L’attore che fa il principe morente è il cantante che la cantava negli anni ’80. Quando la si ascolta sui credits finali è lui che la canta. Poi c’è una canzone di Amália Rodrigues, la grande interprete di fado, una canzone molto poco conosciuta. Si sente quando fanno l’amore. È una canzone un po’ razzista. La formula è la stessa di quando loro si insultano, con la stessa ironia. E dopo c’è Mozart. E poi il fado finale, molto tradizionale e realistico, cantato da un attore che c’era nel mio film Morrer Como Um Homem. Per questo fado finale abbiamo cambiato un po’ il testo originale creando un gioco di parole, giocando l’assonanza tra “fado”, “fátuo” e “viado” che è un’espressione gergale omofoba equivalente all’italiano “frocio”.

D: Perché il titolo Fogo-Fátuo?
João Pedro Rodrigues: Per dare l’idea di qualcosa sovrannaturale. Prima le persone avevano paura del fuoco fatuo, di questo fenomeno che avveniva nei cimiteri. E poi il fuoco indica la passione ma è qualcosa di istantaneo, che succede e che passa rapidamente. C’è anche un po’ di tragedia perché nel finale lui rifiuta questo amore accettando il suo destino di erede al trono.

D: Anche in Fogo-Fátuo si vedono, nell’ufficio del comandante, dei fiori di anthurium. Si vedono in tutti i tuoi film, come fosse una firma. Cosa rappresentano questi fiori?
João Pedro Rodrigues: È un fiore che allo stesso tempo sembra vero come artificiale. Nei film mi interessa arrivare dalla realtà all’artificio. Sembra fatto di plastica ma è vero. In O Ornitólogo gli anthurium segnano il passaggio tra la parte naturalistica, girata come un documentario, e l’inizio della parte onirica, perché sono fiori che non dovrebbero essere lì, non fanno parte della flora spontanea portoghese.

Giampiero Raganelli

Leave A Reply

5 × 3 =