Guida romantica a posti perduti

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7.0 Awesome
  • voto 7

Una fuga dalle bugie che imprigionano la vita

La storia del cinema è ricchissima di film ambientati durante un viaggio, costante metafora non solo di una ricerca di una mèta puramente geografica, ma anche della ricerca di qualcosa di più intimo e nascosto dentro il nostro animo. Non fa eccezione questo titolo dove Allegra (Jasmine Trinca) è così divorata dagli attacchi di panico e dalla paura di qualsiasi cosa, che gestisce il suo blog da giramondo totalmente dal suo appartamento romano. In totale segretezza da chiunque, infatti, sfrutta le informazioni e le foto trovate in rete o nelle guide, piuttosto che quelle che avrebbe raccolto di persona se avesse trovato il coraggio di recarsi nei luoghi recensiti. Questo trucco viene scoperto una sventurata sera perché Michele (Andrea Carpenzano), il ragazzo con cui essa porta avanti una tenera relazione, si rende conto della colossale presa in giro a causa di una sfortunata serie di eventi messa maldestramente in moto da Benno (Clive Owen), il vicino inglese che è, purtroppo, alcolizzato cronico. E’ il complesso preambolo che getta le basi per una grande fuga da due situazioni ormai insostenibili: per Allegra si tratta di non soccombere al terrore irrazionale che ormai ammanta ogni aspetto della sua vita, per Benno è un modo per non abdicare alla sua dipendenza che lo sta comunque uccidendo, un modo per sentirsi di nuovo vivo lontano dalle frustrate speranze della sua bella moglie (Irene Jacob). Obiettivo finale di questa malassortita coppia è proprio uno sperduto villaggio dell’Inghilterra, casualmente (o forse non esistono le coincidenze) anche luogo di nascita del britannico compagno di strada della nostra blogger. Naturalmente, come in ogni “road movie” che si rispetti, non è semplice inizialmente andare d’accordo, con ambedue i viaggiatori arroccati nei propri segreti e nelle proprie disgrazie esistenziali. Mano a mano che i giorni passano però, l’abitacolo della vecchia Golf che li conduce verso il nord diventa sempre più un confessionale e un piacevole rifugio. Si dice che in fondo a un viaggio si arriva sempre diversi da come si è partiti, ma forse stavolta più che cambiare si cerca invece di recuperare chi si è stati un tempo. E non è detto che la vera mèta sia quello che ci aspettava all’inizio.
Giorgia Farina torna alla regia dopo cinque anni dal suo ultimo lavoro, Ho ucciso Napoleone (2015), scrivendo anche qui il film (aiutata da Carlo Salsa) e costruendo una vicenda fatta come un mosaico le cui tessere vanno a posto poco a poco, scandite dal passare dei giorni. Presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia, Guida romantica a posti perduti è una storia che sembra nutrirsi del cammino stesso che ci racconta, mettendo in scena ottimi comprimari quali il barista di un albergo (Edoardo Gabbriellini), aspirante ex alcolista puntualmente traviato dal carisma dannato di Benno, oppure gli avventori francesi ammaliati da un metaforico e malinconico racconto dell’inglese. Per non parlare del terzo membro del gruppo: il bellissimo cane Maurice. Ma rimangono impressi anche i luoghi visitati, abbandonati nel vero senso del termine o lasciati scivolare nell’oblio dall’indifferenza del mondo e dello scorrere del tempo (splendida la chiesa sommersa di San Vittorino), siano essi aquapark fatiscenti, fabbriche in rovina oppure hotel i cui periodi d’oro sono ormai lontani. Non è sempre tutto perfetto, si attende sempre veder sbocciare fra i due bravi protagonisti principali un’alchimia recitativa che fa capolino solo a tratti, ma il film sa toccare le corde giuste, in un costante equilibro tra risate e momenti molto amari. Eppure in questa forte malinconia, che è uno sfondo costante, c’è spazio per una bellissima, sfrenata danza suonata da un vecchio vinile dei Sex Pistols, un inno speranzoso alla vita che è stata e che sarà e, si spera, una liberazione per entrambi ormai stanchi di vivere dietro una coltre di bugie.

Massimo Brigandì

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