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Brave New Love

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VOTO: 7

La fiamma di un nuovo amore

Giunti al giro di boa della 79esima edizione del Locarno Film Festival, il bilancio è eloquente sull’ostilità tematica di un Concorso Internazionale attento ai soggetti più cupi e impegnativi. È in questo spiraglio che si inserisce nella conversazione Brave New Love di Maria Bäck, regista danese che comprende la relazione indissolubile tra romanticismo, disordine mentale e liquidi corporei. L’intesa extraconiugale platonica raccontata dal suo terzo lungometraggio brucia intensamente e altrettanto rapidamente, grazie a un’ispirata sequenza di pochi minuti che condensa tre anni di ardente desiderio di comune accordo mai consumato.
È raro imbattersi in un prodotto cinematografico in grado di codificare il linguaggio dell’innamoramento, restituendo la sensazione inebriante dello sbocciare di una complicità tramite i primi scambi di messaggi: ogni cosa bella che ci capita, ogni dettaglio insignificante delle nostre giornate, acquisisce valore perché possiamo condividerlo con questa nuova persona. Nel caso di Kate (Kathrine Thorborg Johansen), ipnoterapista felicemente sposata, questo sentimento prende forma attraverso le fotografie che invia a Andreas (Daniel Andersen Lie), l’archeologo conosciuto a seguito di un incontro fortuito in un bosco dove entrambi si trovavano nudi. Peccato che Kate abbia una figlia con Orla, la perspicace Athena che le darà del filo da torcere. Il film funziona, prima di tutto, perché stabilisce senza possibilità di appello che Kate sia profondamente innamorata di entrambi gli uomini. La donna intrattiene simultaneamente due forme di amore conciliabili in virtù delle loro differenze: da un lato la quotidianità e la condivisione dei grandi traguardi della vita, dall’altro l’impegno verso un desiderio inespresso che mantiene intatta la fiamma dell’entusiasmo. Non siamo a conoscenza delle abitudini in camera da letto di Orla e Kate, ma nell’unica scena di sesso tra di loro che vediamo nel film, sorge il dubbio che la donna compia la prima mossa sulla base di una voglia nata proprio grazie ad Andreas, che ogni volta saluta con un prurito ancora ardente in corpo. La faccia piacevolmente sorpresa del marito sembra confermarlo.
Nel ruolo del misterioso archeologo, il sempre impeccabile Daniel Andersen Lie, le cui doti recitative sono pari alla sua capacità di scegliersi i ruoli: solamente quest’anno è stato protagonista di Everybody Digs Bill Evans, premiato per la miglior regia alla Berlinale 2026, e di Low Expectations, commedia più che piacevole selezionata dalla Quinzaine des Cinéastes di Cannes 2026. Dopo aver capitalizzato sulla fama acquisita con i ruoli nei film di Joachim Trier (La persona peggiore del mondo, Sentimental Value) non sorprende quindi che Brave New Love rappresenti l’ennesimo tassello di qualità di una filmografia eclettica in espansione.
Tuttavia, nonostante la maestria con cui Kate tiene segreta questa candida tresca, non sarebbe un film scandinavo se non entrassero in gioco le norme sociali. È bello vivere un’utopia, ma dopotutto ci sono delle convenzioni a cui indubbiamente Kate non è conforme. Al microscopio di Maria Bäck vengono sottoposte le aspettative legate all’amore romantico, per natura un sentimento che dovrebbe essere privo di regole, ma la cui messa in pratica è soggetta a un severo scrutinio morale da parte della società. Brave New Love esplora questa contraddizione con arguzia e sensualità, ma soprattutto con un fisiologico pizzico di eccentricità: perché mai una relazione dovrebbe essere considerata più autentica di un’altra soltanto perché rispetta le norme che abbiamo deciso arbitrariamente di associare all’amore? Potrebbe apparire come un tema già abbondantemente esplorato nel panorama cinematografico contemporaneo, ed è senza dubbio così, ma il peculiare patto di non-fisicità stretto da Kate e Andreas conferisce rinnovata freschezza a questo filone. Geniale come Bäck scelga di rendere il cavalluccio marino un simbolo ricorrente funzionale a evidenziare l’ottusità umana: siamo una specie che abita lo stesso pianeta di un animale in cui il maschio rimane incinta senza bisogna di rapporti sessuali, e che successivamente partorisce centinaia di bambini, ma fatichiamo ugualmente ad accettare situazioni fuori dalla norma.
Quando Andreas si trasferisce in Grecia, precisamente sull’isola di Samos, Kate viene sopraffatta dalle proprie insicurezze, orfana di un’intimità che era diventata il pilastro della sua esistenza. La relazione con Andreas comincia a interferire con l’equilibrio della sua vita proprio con la sua fine, mettendo a repentaglio la sua famiglia. Il film non è interessato a trasformare Kate in un modello di riferimento morale: parliamo di una madre che mente alla figlia; di una moglie che tradisce un marito apparentemente perfetto; di una donna che naviga in modo confuso i propri impulsi, la cui irrequietudine e bisogno costante di stimoli è evidenziato dalla sua continua ricerca di nuovi interessi extra-professionali. Kate non ha paura di come possano percepirla gli altri nel suo tentativo di vivere ciò che vuole, ed è proprio la celebrazione del suo caos e della sua goffaggine spirituale a rendere Brave New Love concettualmente più interessante di quanto la sua frivola premessa sentimentale potrebbe suggerire. Il cinema ha bisogno di protagoniste con cui allenare la propria capacità di immedesimazione, donne le cui scelte entrano in conflitto con le aspettative di un pubblico conservatore che applica alla finzione uno standard morale che nemmeno loro stessi sono grado di sostenere nella realtà.
Al contempo, sul fronte maschile, è un inno all’uomo che si mette in discussione per il bene della propria famiglia, criticando per antitesi gli atteggiamenti violenti che indirizzerebbero il film su un banale confronto fisico. Lavorare sulla sensibilità dei personaggi, invece, assottiglia la linea di demarcazione tra maschile e femminile, lavorando indirettamente sui generi. In dirittura d’arrivo, il film sfrutta l’influenza della mitologia portata dall’ambientazione greca per svelare un breve sipario surrealista, narrando il dilemma di Kate anche tramite una manifestazione del suo subconscio. È una deviazione coerente con l’opera, ma destinata ad alienare quella fetta di pubblico che brama il realismo più di ogni altra cosa.
Per scoprire come tutto tornerà alla normalità, sempre che qualcosa del genere sia mai esistita, non vi resta che guardare Brave New Love: una duplice storia d’amore imperfetta che fa venire voglia di innamorarsi o reinnamorarsi, ma anche un film che scatena lo sfizio di rivedere i propri ideali, magari seduti in compagnia di qualche amico davanti a un caffè.

Alessio Vinciguerra

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