Nella gabbia dell’MMA il riscatto di Patton James
Lo scrittore, regista e produttore australiano Tyler Atkins dirige Beast, un film che racconta il brutale mondo delle arti marziali miste meglio conosciute come MMA. Sangue, sudore e tanta violenza dentro una gabbia, in cui due contendenti combattono per conquistare un titolo mondiale e un ricco montepremi. Patton James, alias Daniel MacPherson, ha avuto in passato l’occasione di coronare il sogno di diventare campione, allenato dall’esperto Sammy (Russell Crowe). Le cose però cambiano e la vita riserva sorprese: così Patton, dieci anni dopo l’incontro per il titolo, si ritrova a lavorare sottopagato su un peschereccio.
La storia è ambientata in Australia, e dal momento in cui entra in scena Malon James (Mojean Aria)— fratello di Patton e promettente fighter dei pesi medi — si coglie subito il parallelismo con Warrior, il celebre film di Gavin O’Connor con Nick Nolte e Tom Hardy. Il cineasta australiano porta in scena la passione per i combattimenti corpo a corpo attingendo ad una lunga tradizione cinematografica che spazia dalla boxe alle arti marziali, spesso condite dall’inossidabile tema della vendetta.
Tyler Atkins in Beast indugia su sequenze al rallentatore con brutali pugni al volto e al tronco, che ricordano allo spettatore gli iconici incontri di Rocky Balboa. Tutto è esagerato e l’eccesso è garantito, ma il livello di intrattenimento resta altalenante come anche la veridicità dello sport. A partire da Mojean Aria, che anche a un occhio non esperto non appare credibile nel ruolo di lottatore dei pesi medi, per via di una fisicità poco adatta, mentre gli stessi incontri nell’ottagono evidenziano forti discrepanze con il personaggio.
La sceneggiatura, firmata da David Frigerio e Russell Crowe, mostra lacune che mettono a dura prova anche lo spettatore più indulgente rispetto alla sospensione dell’incredulità.
La trama fatica ad appassionare a causa di una costante sensazione di déjà-vu che non regala grosse sorprese, oltre a sequenze d’azione riuscite che si fanno attendere troppo a lungo.
La regia è comunque apprezzabile, specialmente durante le riprese sul ring e nelle scene d’azione in generale. Anche gli effetti visivi figurano bene, così come il montaggio di Todd E. Miller, capace di conferire un buon ritmo. Purtroppo lo script come già accennato risulta derivativo e sul fronte recitativo il cast fatica a trasmettere reali emozioni: lo stesso Russell Crowe dà l’impressione di non credere troppo nella parte, lasciando al protagonista e magari al già noto Luke Hemsworth, nel ruolo del manager avversario, il compito di reggere il film e salvare il salvabile.
Nel complesso, però, Beast può soddisfare gli appassionati dei combattimenti corpo a corpo. Il desiderio di riscatto del protagonista alimenta l’attesa per i match e, dal punto di vista dell’azione pura, nell’ambito delle arti marziali miste, il film regala diversi momenti esaltanti garantendo un intrattenimento godibile.
Fabrizio Battisti









