Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Cronaca di un massacro (non) annunciato

Il mondo intero e in particolare l’India che ne è stata suo malgrado la vittima sacrificale immolata sull’altare della folle radicalizzazione del fondamentalismo religioso non potranno mai dimenticare un giorno come il 26 novembre 2008, quando un gruppo di jihadisti mise in atto una serie di devastanti attentati che gettarono nel caos Mumbai, la città più popolosa del Paese nonché capitale finanziaria. Oltre a luoghi di ritrovo e alle stazioni, i terroristi colpirono anche il leggendario Taj Mahal Palace Hotel, preso di mira in quanto simbolo del progresso e dell’apertura dell’India moderna. Per tre giorni gli attentatori assediarono il rinomato e lussuosissimo albergo a cinque stelle tenendo in ostaggio oltre 500 persone comuni tra dipendenti e ospiti di diverse nazioni, religioni e razza, che all’improvviso si trovarono a lottare insieme per la sopravvivenza.
A rievocare quelle interminabili ore di orrore e sangue in Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio, nelle sale nostrane dal 30 aprile con M2 Pictures e Italian International Film dopo l’anteprima mondiale al Toronto International Film Festival 2018, è stato chiamato Anthony Maras. Una scelta, quella di rivolgersi al pluripremiato filmmaker greco-australiano, per quanto ci riguarda più che mai azzeccata perché assolutamente in sintonia con il profilo di un regista noto per avere affrontato nei precedenti lavori storie ambiziose, incentrate sull’introspezione dei personaggi e spesso girate in circostanze difficili, vedi il cortometraggio The Palace, ambientato durante l’invasione turca di Cipro del 1974 e girata lungo la Linea Verde di Nicosia. Elementi, quelli dell’introspezione e delle condizioni estreme, che si possono ritrovare nel DNA narrativo e drammaturgico della pellicola a lui affidata che tra l’altro ha rappresentato la sua prima esperienza sulla lunga distanza. In tal senso, una doppia responsabilità per Maras che all’opera prima si è dovuto misurare con un progetto dall’altissimo coefficiente di difficoltà, uscendone però a testa alta e indenne nonostante qualche infortunio lungo la timeline che non consentono al risultato di convincere al 100%.
Maras, infatti, si dimostra all’altezza della situazione e del compito che gli è stato assegnato, firmando la regia di un’opera che ha nella costruzione e nella resa della tensione il suo punto di forza. Con un sali e scendi continuo ed efficace ben supportato dalla confezione visiva, il film tiene lo spettatore in apnea e sul filo del rasoio dall’incipit all’epilogo, portando sullo schermo un thriller emotivamente coinvolgente che unisce il fedele reenactment al romanzato. Per farlo mescola fatti e personaggi veri ad altrettanti fittizi, con quest’ultimi che purtroppo in più di un’occasione però appaiono didascalici e utili solo ai fini narrativi. L’operazione messa in atto segue il medesimo modus operandi di progetti analoghi come Utøya 22. July e 22 July, tuttavia non riesce ad eguagliarne il mix che ha permesso prima a Erik Poppe e poi Paul Greengrass di non perdere mai credibilità e realismo quando si è deciso di innestare elementi immaginifici all’interno di un plot basato su eventi realmente accaduti. Peccato perché l’architettura generale dello script ha messo in evidenza una discreta capacità di narrazione in modalità multipla mediante il palleggio insistito tra i vari punti di vista, compreso quello dei terroristi.
Il tallone d’Achille di Attacco a Mumbai sta proprio nel non avere saputo creare invece il giusto collante tra il vero e il falso, provocando delle piccole ma evidenti crepe strutturali che Maras riesce a tamponare per sua e nostra fortuna in gran parte con la componente tecnica e con molte scene davvero potenti sul piano della messa in quadro (una su tutte la fuga finale dalle scale). Una messa in quadro dura che restituisce senza spettacolarizzarla tutta la brutalità del massacro compiuto. Il tutto ben supportato dal lavoro davanti la macchina da presa del capofila Dev Patel, qui alle prese con un umile cameriere che rischia la vita per portare in salvo gli ospiti dell’albergo.

Francesco Del Grosso

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