Annabelle 3

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5.0 Awesome
  • voto 5

Mamma, ho aperto la teca

Se la coppia di demonologi formata da Ed e Lorraine Warren ha destato a tal punto l’attenzione della gente da far sì che fossero prodotte numerose pellicole cinematografiche ispirate alle loro vicende (impossibile non pensare ai lungometraggi The Conjuring, del 2013 e The Conjuring – Il caso Enfield, diretto nel 2016), è anche vero che l’ormai celeberrima bambola Annabelle è stata origine di una serie di leggende ispirate alla sua figura, al punto da far sì che nel 2014 prendesse il via la fortunata trilogia a lei dedicata, la quale ha avuto inizio proprio con Annabelle (realizzato nel 2014, per la regia di John R. Leonetti), per poi proseguire nel 2017 con Annabelle 2: Creation (diretto da David F. Sandberg), fino ad arrivare al presente Annabelle 3, la cui regia è stata affidata a Gary Dauberman.

I personaggi li conosciamo già tutti (o quasi). Ed e Lorraine Warren decidono di portare la bambola Annabelle a casa loro, al fine di tenerla al sicuro rinchiusa dentro una teca all’interno del loro Museo dell’Oscuro. Una volta allontanatisi da casa ed avendo lasciato la loro bambina insieme alla babysitter, accadrà, purtroppo, l’inevitabile: un’amica della suddetta babysitter aprirà per curiosità la teca in cui è contenuta Annabelle e tutte le persone presenti in casa – compreso un loro amico trovatosi lì per caso – verranno minacciate da oscure presenze.
Gli ingredienti per un gustoso slasher dal gradito sapore rétro, dunque, sembrano esserci davvero tutti. Riuscirà Dauberman a sfruttarli tutti a dovere? La risposta, purtroppo, non si farà attendere molto: assolutamente no. Se, infatti, è vero che, nel momento in cui ci si trova all’interno di una casa in balia di pericolose forze oscure, possono accadere le cose più impensabili, è anche vero che il regista, lavorando principalmente di effetti sonori, con qualche apparizione di gente morta qua e là che a stento riesce a provocare qualche accennato salto sulla poltrona, ha dimostrato soltanto una grande, grandissima difficoltà a portare a termine un prodotto dalla sceneggiatura eccessivamente debole e pericolosamente prevedibile, che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già ampiamente realizzato in passato, stando a dimostrare, al contrario, una sterile povertà di idee.
Il problema principale di un lungometraggio come Annabelle 3, di fatto, sta proprio nel trascinarsi stancamente fino alla fine, rivelandosi un prodotto superfluo e totalmente inutile a concludere una già di per sé debole saga. E se necessità produttive hanno ritenuto opportuno che ai due prodotti della serie ne venisse aggiunto anche un terzo, al termine della visione si ha come l’impressione che il tutto sia stato realizzato in modo frettoloso e a tratti meccanico, senza che nessuno – regista compreso – credesse realmente in ciò che si stava facendo. Ora, il fatto di giocare esclusivamente di regia con suggestioni ed effetti speciali di ogni genere, è una cosa più che lecita. E da tale esperimento potrebbero venire fuori anche prodotti assai interessanti. Ma non sempre questa è la soluzione giusta, se non si ha realmente idea di dove voler andare a parare. Bisogna essere dei veri e propri maestri per far sì che un simile approccio funzioni. Ne sa (o, sarebbe meglio dire, ne sapeva) qualcosa il grande Mario Bava, ad esempio. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia.

Marina Pavido

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