In apnea per «una follia»
Ci si è sempre stupiti di come Kathryn Bigelow riuscisse a mettere in scena i conflitti, soprattutto perché donna. Oggi non si dovrebbe più notare questo, ma solo prendere atto di come la regista californiana, premio Oscar, tra gli altri, per la miglior regia di The Hurt Locker, abbia un forte senso della realtà, di alcuni meccanismi sconosciuti ai ‘comuni mortali’ e riesca a costruire una macchina cinematografica perfetta per farci prendere consapevolezza. Questo avviene anche con il suo ultimo lavoro, A House of Dynamite, in cui non sono contemplati ‘contentini’ né soluzioni prevedibili.
Sembra l’alba. I cartelli iniziali chiariscono come quel ‘patto’ instaurato alla fine della Guerra Fredda rispetto alla descalation nucleare sia stato interrotto perché quell’epoca è terminata. La musica creata da Volker Bertelmann (candidato anche agli Oscars per il suo lavoro Conclave) ci accompagna, attraverso un suono rimbombante che talvolta respira grazie agli archi, prima sulla base osservando un ragazzo dell’esercito (scopriremo essere il Maggiore Daniel Gonzalez interpretato da Anthony Ramos) viene lasciato dalla fidanzata al telefono per poi ritrovarci a Washington con una madre che gioca di notte col suo piccolo affetto dalla febbre. Attimi di vita quotidiana che di lì a qualche ora saranno stravolti da un missile non rivendicato lanciato contro gli Stati Uniti. Questo fatto porta a una cosa contro il tempo (dal momento in cui chi di dovere se ne accorge all’impatto mancano solo 19 minuti) per scoprire chi ci sia dietro e come reagire. La maggior parte delle persone che conosciamo fanno parte del governo degli Stati Uniti, quella mamma è il comandante Olivia Walker (Rebecca Ferguson), lo spettatore la segue mentre entra alla Casa Bianca e lascia il suo cellulare privato in una cassetta perché nulla deve distogliere l’attenzione a lavoro. Accanto a lei un uomo che ha sì la sua funzione di difesa, ma allo stesso tempo sta pensando di fare la proposta alla propria fidanzata. Qualcosa di imprevisto in quella giornata apparentemente ordinaria scombina qualsiasi routine, ci mostra questi uomini e donne intenti nel cercare di far fronte a un problema potenzialmente devastante per la collettività e anche in alcuni momenti di fragilità (che quasi con pudore provano a celare). La tensione aumenta di minuto in minuto per loro così come per chi guarda e resta alta, anche se da costruzione narrativa si passa a vivere la vicenda da un altro punto di vista, seguendo più da vicino, ad esempio, il Presidente degli Stati Uniti (Idris Elba) o il viceconsigliere per la sicurezza nazionale Jake Baerington (Gabriel Basso) o Ana Park (interpretata dall’attrice coreano-americana Greta Lee, fattasi notare in particolare per il ruolo da protagonista in Past Lives di Celine Song). Quest’ultima è con il bambino alla rievocazione della battaglia della guerra civile di Gettysburg – una tra le più note della storia americana – e suona quasi un ossimoro pensando a quella finzione (soldati di fanteria, artiglieria e cavalleria sono vestiti con gli uniformi della Guerra di Secessione, si può sentire il suono delle granate d’artiglieria che esplodono in aria) tenendo conto delle conseguenze che potrebbero esserci se il missile cade su Chicago e non solo. La regista di Zero Dark Thirty dà vita a un thriller ad alta tensione dove, con l’alternarsi delle varie prospettive di chi è coinvolto (prima i tecnici nella base in Alaska, in seconda battuta i diplomatici e infine il Presidente) mentre la popolazione continua ignara in ciò che sta facendo durante la giornata) si comprendono termini tecnico-balistici e procedure che chi non è dentro specifici sistemi non sa. Si toccano con mano i tentativi di diplomazia e la domanda delle domande: far finta di nulla o contrattaccare?
A House of Dynamite ci mostra i ruoli ma anche gli esseri umani che ci sono dietro e resta coerente fino alla fine col disegno di rappresentare fino al momento dell’impatto. Cosa ne è e cosa ne sarà del nostro pianeta? Schermo nero alla fine di ogni countdown a restituire un senso di buio angosciante.
«Sono cresciuta in un’epoca in cui nascondersi sotto il banco di scuola era considerato il protocollo standard di sopravvivenza alle bombe atomiche. Ora sembra assurdo (e lo era), ma allora la minaccia sembrava così immediata che misure del genere venivano prese sul serio. Oggi il pericolo non ha fatto altro che aumentare. Diverse nazioni possiedono armi nucleari sufficienti a porre fine alla civiltà in pochi minuti. Eppure si respira una sorta di torpore collettivo, una silenziosa normalizzazione dell’impensabile. Come si può chiamare tutto questo “difesa”, quando il risultato inevitabile è la distruzione totale? Volevo realizzare un film che affrontasse questo paradosso, che esplorasse la follia di un mondo che vive sotto l’ombra costante dell’annientamento ma ne parla raramente», ha dichiarato la Bigelow.
Dopo la presentazione in anteprima in concorso alla 82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, A House of Dynamite sarà disponibile in cinema selezionati dall’8 ottobre e dal 24 ottobre solo su Netflix.
Maria Lucia Tangorra









