Qua la zampa!

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4.5 Awesome
  • voto 4.5

Da quant’è che volevi dirigere questo film, Lasse?

Le chiacchiere stanno a zero: Lasse Hallström è un gran sentimentalone. Lo si è potuto intuire dopo la visione di pellicole come Qualcosa di cui…sparlare – che, sotto un debole cinismo mal cela la gran voglia di urlare al mondo intero quanto sia bello il vero amore – e dello stesso Chocolat, ad esempio. Eppure, a quanto pare, tale romanticismo di fondo ha trovato per Hallström una propria, massima espressione in pellicole che hanno come protagonisti i nostri amici a quattro zampe. Non possiamo non ricordare, ad esempio, il recente Hachiko, storia vera di un cane che anche dopo la morte del proprio padrone è rimasto ad aspettare quest’ultimo all’uscita della stazione ogni giorno alla stessa ora. Malgrado le imperfezioni di fondo – anche a livello prettamente tecnico – oltre alla storia eccessivamente smielata (o meglio, resa eccessivamente smielata dalla regia stessa), il lungometraggio è stato, a suo tempo, un successo. Probabilmente in seguito ad una così entusiasta risposta da parte del pubblico, il regista ha deciso di adattare per il grande schermo il romanzo “Dalla parte di Bailey” di W. Bruce Cameron, dando vita dunque a Qua la zampa!, che – alla luce di quanto scritto – può essere a gran voce proclamato il film che Hallström ha sempre voluto dirigere, la quintessenza della sua cinematografia stessa, un vero e proprio urlo, al fine di affermare una propria, marcata identità. Indipendentemente dalla buona riuscita o meno del prodotto in sé, ovviamente.
La storia si apre nel 1962 con la nascita di Bailey, bellissimo cucciolo di Golden Retriever, il quale – a pochi giorni dalla nascita – viene salvato dalla strada dal piccolo Ethan, insieme alla madre di lui. Da qui inizierà un’amicizia destinata a durare negli anni. Anni felici in cui Bailey non smetterà mai di chiedersi quale sia il proprio scopo nel mondo e, durante i quali, il cane morirà e si reincarnerà più volte fino ad incontrare, diversi decenni dopo, il suo primo padroncino Ethan (il quale – udite udite! – non ci metterà molto a capire che il suo Bailey si è reincarnato in un altro cane). A questo punto il proprio scopo nel mondo sarà ben chiaro. Ma non diciamo null’altro, per evitare eventuali spoiler.
Il punto, però, è questo: volendo sorvolare su vere e proprie pacchianerie tecniche (in primis le dissolvenze in stile trip allucinogeno con colori psichedelici che stanno indicare il passaggio dalla morte ad una nuova rinascita di Bailey – e che ricordano tanto le stesse soluzioni adottate in Hachiko per mettere in scena la morte del cane, ma anche la fotografia con le luci eccessivamente bruciate che sta a ricordare più che altro un prodotto televisivo da palinsesto estivo), il vero problema di Qua la zampa! è proprio l’eccessiva sdolcinatezza, che, unita a dialoghi retorici, ridondanti e che spesso a volentieri, soprattutto per quanto riguarda la voice over rappresentante il pensiero del cane (doppiato per noi nientepopodimeno che da Gerry Scotti!), tendono pericolosamente a doppiare le immagini, fa perdere totalmente di qualità ad un prodotto che già di per sé – vista la storia messa in scena – sembra non promettere troppo bene. Perché, di fatto, di lavori in cui le vicende vengono raccontate dal punto di vista di un animale domestico, ce ne sono eccome. Basti pensare, ad esempio (giusto per citare i titoli maggiormente noti) a Senti chi parla…adesso! o al bellissimo cortometraggio della Disney Feast. La scelta, dunque, di mettere in scena una storia del genere presuppone un qualcosa in più che dia al prodotto una propria identità e, nel nostro caso, l’idea di raccontare le varie vite del cane con lo scopo di tornare dal primo padrone per aiutarlo a rimettere a posto la propria di vita, di certo non si è rivelata una soluzione vincente. Ma, si sa, Lasse Hallström, di fatto, è contento così. E a noi, a questo punto, non può che strappare un sorriso benevolo ed indulgente.

Marina Pavido

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